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A quest'hora bisogna che sij presa qualche risolutione nelli Paesi Bassi e, se bene ogni uno tiene che sia stata tregua4, io non posso persuadermelo e tengo una prorogatione per qualche mese, e così si continuerà con una febre etica. Ma quantunque fosse succeduta, o per succedere, la tregua non però minaccia — per quello che credo— all'Italia dove li Spagnoli stanno tanto bene che non possono migliorare, ma peggiorare sì. Se le cose di Francia e d'altrove contrapeseranno la lor potenza, come adesso, non possono sperar migliorarsi in Italia, se anco leveranno il contrapeso. Italia sta in pericolo di cader senza guerra5. E forse quelli che dicono non vedersi tutte le debolezze de' Spagnoli, non dicono male: hanno dell'infirmità occulte, certo è che il capo non è sano quanto bisognarebbe6. Ma alle cose nostre familiari, se il re di Francia, cosa che credo, farà da dovero con Olandesi, le cose anderanno bene. Dal re d'Inghilterra non bisogna sperar bene ma lasciarlo attendere a scrivere7 o vero a star su li puntigli di precedenza. Li Alemanni forse faranno qualche cosa e, se sono tardi, sono stati più reali e costanti.
Non ho potuto ancora parlare con Nicolò *Contarini del negocio di lega con Olandesi: fra Paolo non la reputa riuscibile, prima perché li Venetiani non li amano per il navigar pediter, poi per non offendere il re cattolico al quale hanno rispetto grande. Li ecclesiastici ancora e papisti saranno contrarij, per rispetto del papa, e poi bisognarebbe incominciare dal dare, al che non è questa inclinatione che dovrebbe essere.
S'intende che Barnevert8 è tutto spagnolo e l'ambasciator9 di Olanda in Francia è suo genero10. Sij per aviso.
La morte di Giovanni Battista Borghese metterà le cose di Roma in qualche confusione11, massime per li disgusti tra il nuovo dottore e madre, ma senza dubio sarà più spagnolo che l'altro. Non posso pronosticare d'intelligenza tra il re di Francia e Savoia, per la mutabilità d'uno e la natura avantagiosa d'ambidua. Né il re di Francia mai fiderà le speranze di haver il papa, e così anderà temporeggiando. Che il nuncio in Francia12 habbia fatto sinistri officij, non dubito; tutti li amici del papa fanno quanto possono, o che esso così voglia o che li Spagnoli sijno autori, e però … di quanto si certifica scrivere a quei del senato, ed il duca di Soly13 sarà bonissimo per renderne certezza.
Sono a quest'hora ridotti quei d'Alemagna e credo che manderanno a Venetia; così ho avviso.
Resto molto obligato a Vostra Eccellenza della sodisfattione che dà a monsignor *Castrino per le spese che fa, ma io vorrei essere a lei renditore perché la mia provisione —che ho dal prencipe— è a punto per spendere in tale cose, la quali possono essere di servitio publico.
Le sarà per avviso che in Germania passa fama che la Republica habbia dato a Mattias centomila scudi di acquisto e promesso altri ed io sono stato ricercato dall'amico che già era all'Haye; e se ciò sij vero, perché da molti che in Germania non si sappia le cose d'Italia, e che ciò non è vero, perché la Republica non è stata solita intromettersi nelle differenze tra Stati contro nessuno e massime con quei parziali, e che tengono la nova per impossibile. Io credo che questa fama sij sparsa così per metter diffidenza, come per fare andar gente per il re; imperoché sapendosi che non ha danari, nessuno andarebbe a servirlo, quando non fosse persuaso che gline debba essere somministrato, onde danno anco fuori voce che dal papa le ne sarà concesso, ma io credo che non sarà altro.
Per occasione dell'abbatia della Vangadezza14, potrebbe nascere qualche moto, per il che mi pare necessario darli un poco d'informatione, credendo che costì non sij intesa perché ho veduto che monsignor Lescasssier15 non era informato. Ho scritto a lui brevemente16, a lei scriverò più diffuso.
L'ordine dei camaldoli cominciò del 1013 ed ha molti monasteri in Italia17. Del 1400, quando -con le reserve- la corte tirò a sé tutte le collationi, anco le abbatie di quell'ordine furono tutte soggette alla collatione romana, o in titolo o in commenda. Fra queste, una fu quella della Vangadizza, ma del 1513, il capo d'ordine che era un Delfino veneto18, si mise con sedici altri abbati (fra i quali non fu la Vangadizza) e fece una congregazione chiamata di San Michele di Murano, confermata da Leone X, dove misse li 17 monasterii in congregatione; li altri oltre questi (tra quali è pur la Vangadizza) restarono sotto la collatione romana, e questo monastero fu sempre commendato. Adesso la congregatione pretende havere ragione anco sopra questi altri, subbito che vachino. Nè hanno altra ragione di questa, la quale io tengo per una chimera, ma la Republica ha sentito che l'abbatia sij dimandata per li monachi, non come cosa in quale habbiano ius in re o ad rem, ma come conveniente, e li monachi offeriscono consentire che il cardinale19 havesse l'entrate ed anche qualche altra cosa. Il papa l'ha conferita al cardinale e questo nuncio mandò un procuratore del cardinale, con un notario ferrarese, quali entrati in chiesa, non essendovi persone, hanno fatto atti possessorij. Dall'alto canto, don Fulgenzio camaldulense20 — come abbate eletto dal suo generale per nome della congregatione- è andato e, incontrato da tutti questi habitatori, è messo in possesso; ha cantato messa pontificale, sonato campane, fatto elemosine, conferti beneficij, in che il prencipe non ha posto suo decreto, ma lasserà passare. Il generale de' camaldoli ha commesso a fra Fulgentio che si ritiri, con tutto ciò segue nella materia stessa. Ancora non serve il tempo che a Roma possino haverlo saputo e scritto, giovedì, haremo qualche cosa. Io veggo il negocio assai difficile: dall'un canto, il papa ha conferito l'abbatia al cardinale e tutto il mondo il sa; dall'altro, il monaco si è messo in possesso con applauso del paese e la città di Rovigo manda ambasciaria per pregare che sij conservato. Nissuna cosa potrà essere più utile quanto che si possi sodisfare il desiderio delli popoli, ma quando ciò non succedesse, non sarà con nissuna diminutione della reputatione publica perché il prencipe non ha parte nelle cose fatte. Dà il senato li possessi a quelli che hanno titolo di beneficij dalli ecclesiastici, ma alle congregationi de' regolari non mutano li loro officiali. Il prencipe permette che faccino tra loro e non dà possessi alli abbati delle congregationi, come né anco alli priori e guardiani di frati; per questo don Fulgentio non ha havuto bisogno di lettere di possesso, come haverebbe uno abbate o commendatario … ma che fosse perpetuo e fuori di congregatione. Non bisogna lasciar credere costì che don fulgentio habbia fatto cosa alcuna con publico ordine, acciò, se li accidenti comportassero che li convenisse partire di là, non paresse con diminutione della reputatione publica. Quello che debbe essere, Dio lo sa.
Io non sarò più prolixo.

 

1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi qui a même envoyé une fin de non recevoir aux inquisiteurs romains qui l'ont sommé de comparaître personaliter (voir lettre 1606-11-26 aux inquisiteurs). Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Voir Notices historiques : •trêve de Douze-ans.
5. A propos de cet aspect belliciste de la pensée de Sarpi, voir l'article de Romain Descendre, « Un'altra sorte di guerra : Paolo Sarpi penseur de la guerre, après l'Interdit », in Marie Viallon (dir.), Paolo Sarpi, Politique et religion en Europe, Paris, Garnier, 2010, p. 309-332. Voir également Ninon Grangé (dir.), Penser la guerre au XVIIe siècle, Paris, PUV, 2012.
6. Le roi Philippe III d'Espagne est un souverain à la santé délicate et aux capacités de gouvernement bien faibles.
7. Le roi d'Angleterre est, à cette époque, occupé par une controverse avec Rome et les jésuites, à grand renfort d'ouvrages. Voir Notices bibliographiques : ▪Triplici nodo triplex cuneus.
8. Le déchiffreur a ici confondu le politicien hollandais avec la ville de Donavert. Johan van Oldenbarneveld (1586-1619) est Grand-pensionnaire des Etats de Hollande, c'est-à-dire qu'il détient les pouvoirs exécutif et législatif, quand le Staathouder, Maurice de Nassau, a charge du pouvoir militaire.
9. Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit ambasciador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer ambasciator(e).
10. Voir Notices biographiques : Cornelis van der *Myle.
11. La mort de Giovanni Battista Borghese, un des plus jeunes frères du pape, surviendra le 26 décembre 1609. Très richement doté par le pape de multiples bénéfices et de nombreuses charges très rentables, il a toutefois alimenté les gazettes par ses querelles jalouses avec ses frères. A sa mort, son épouse, Virginia Lante, est priée de se retirer dans un couvent de clarisses (San Lorenzo in Panisperna) où elle mourra en 1657, pendant que son jeune fils (né en 1601) est recueilli au palais pontifical et placé sous la tutelle de son oncle Francesco Borghese (1556-1620). C'est le cardinal-neveu, Scipione *Borghese, qui organise, le 13 mars 1610, les fastueuses pompes funèbres de son oncle, à Santa Maria Maggiore de Rome.
12. Voir Notices biographiques : Roberto *Ubaldini.
13. Maximilien de Béthune, duc de Sully (1559-1641).
14. Voir Notices historiques : abbaye de la •Vangadizza.
15. Voir Notices biographiques : Jacques *Leschassier.
16. Voir lettre 1609-02-17 à Leschassier.
17. L'ordre camaldule a été fondé par saint Romuald de Ravenne, moine bénédictin, dans le lieu-dit Campo di Maldolo, en haute vallée de l'Arno. Approuvée par Alexandre II en 1072, la règle camaldule allie le travail des bénédictins à l'érémitisme. Sur les camaldules dans la lagune de Venise, voir San Michele in Isola-Isola della conoscenza, Catalogo della Mostra organizzata in occasione del millenario della fondazione della congregazione camaldolese, Torino, UTET, 2012.
18. Pietro Dolfin (1444-1507) est entré dans la congrégation de San Michele de Murano (5 février 1462) où il a gravi tous les niveaux de la hiérarchie : abbé (1479) jusqu'au rang de général de l'ordre (15 janvier 1481). Il est le promoteur d'une profonde réforme de l'ordre pour renforcer la discipline et la rigueur. Il a refusé de nombreuses fois la proposition du sénat vénitien à la nomination à l'évêché de Padoue (1481) puis au patriarcat de Venise (1488, 1506 et 1508) puis à l'évêché d'Aquileia (1491, 1497 et 1524) et enfin à la pourpre cardinalice (1489 et 1492). En 1514, il renonce à sa charge d'abbé et se retire à Murano où il meurt.
19. Voir Notices biographiques : Scipione *Borghese.
20. Il s'agit de Fulgenzio Tomaselli.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 26r-32r.

Editions précédentes
  • P. Savio, 1937, lettre XI, p. 59-63.