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All'illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo
Il signor ambasciatore veneto appresso la maestà cesarea
Praga

Illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo

Hoggi otto giorni scrissi a Vostra Eccellenza prevenendo quello che il giorno seguente doveva succedere nella persona d'un prete marchiano condennato, per il qual successo, se a Roma non si farà moto (come credo) potremo dire che le raggioni della Republica sono ben sigillate. Ma per ogni buon rispetto ho voluto dar un conto del fatto a Vostra Eccellenza in questa.
Essendo il mercore deliberato la condanna del prete, fu la mattina seguente avisato il patriarca3 et ricercato della degradatione, il quale prontamente rispose che non harrebbe mancato, ma il venere mattina tutto mutato per quelle raggioni che ogn'uno può pensare, somministrategli da suoi maggiori, mandò a dire che non poteva far quell'ufficio indegno personalmente, né haveva suffraganeo da cometterlo, et trattò forse con più risoluta maniera di quello che conveniva. Quell'istesso giorno in conseglio non mancava chi proponeva di commandare risolutamente che lo facesse, et altri che consideravano questo esser un legarsi per sempre ad aspettare la degradatione che, ben pensate le raggioni da una parte et dall'altra, fu deliberato tener più conto delli rispetti futuri che di quello meritasse un particolare contumace, et dato ordine che la condanna si eseguisse senz'altro.
Non possono li ecclesiastici dolersi di ciò perché la degradatione è una pura ceremonia che non fa cosa alcuna di reale, atteso che -secondo la dottrina della Chiesa- li ordini non si possono mai levare all'ordinato, né la degradatione leva altro che la essecutione, sicome anco la sospensione e se un degradato si restituisce non si riordinerebbe et il degradato ha la stessa podestà di consecrare et far le altre funtioni, seben pecca facendole, il che conclude che la degradatione è ceremonia non necessaria. S'aggionge per conferma che vi sono più decretali nel corpo canonico dove si constituisce pena di morte senza altra degradatione che non s'haverebbe potuto fare quando fosse ceremonia necessaria. L'uso appresso dello stato eclesiastico sigilla questa dottrina perché quotidianamente fanno morire preti et frati, né mai si tratta di degradatione et in 4 anni che io son stato in Roma, ne sono stati giustitiati più d'una donzena et doi anco nell'istesso mio ordine; il che dico per certificare che parlo di propria scientia. Altre raggioni vi sono più proprie, ma che tengono del legale, che però non scrivo, ma se a Roma si doleranno, haveranno risposte che senza dubio convinceranno. Questo intorno le cose di Vinetia.
Viene nuova (quale si tiene per certa) che in Spagna hanno fatto partito di un millione et sei cento mille ducati con Centurioni, Doria, Spinola4, Cattanei, et Adorni5 a pagare 150 000 ducati per tutto dicembre, 150 000 per li 10 di genaro et 150 000 per li 10 di febraro et per li quattro mesi primi, incominciando da genaro 60 000 al mese et li cinque mesi seguenti 75 000, gli tre ultimi 95 000 in Anversa. Et per Allemagna 250 000 in Augusta o in Praga, dove meglio parerà alla maestà catholica; per li 3 primi mesi dell'anno 40 000 al mese; il resto in cinque mesi prossimi.
Viene anco nova (ma questa non l'ho così certa) che li Ongari et li Stati d'Austria habbino fatto provisioni d'armi per 600 000 lire. Di Francia, scrive persona assai intendente de negotij che quel re ha accordato grossa somma alli principi in pagamento de debiti che ha con essi loro per le genti che menò già in Francia il duca di Doponti6. Ma la partita del principe di *Condé con la moglie rende molta maraviglia a tutti; è cosa certa che egli sij gionto prima in Anversa et poi a Brusselles, è cosa certo di gran consequenza7. So questo particolare che li padri giesuiti esclamano contro di lui tolle crucifige8, non so se per adulare o per odio che portano al padre et all'avo9. Li quali giesuiti hanno ottenuto dal pontefice un'abbacia di monache di 24 000 franchi d'entrata appresso Bescers in Linguadocca10, a che il clero francese si oppone, ma dubito in vano così son fortunati in quel regno.
Ho fatto tradur et letto con diligenza la confessione boema che già Vostra Eccellenza mi mandò11 ; della quale le debbo dire che è composta da persone molto dotte et molto prudenti perché tratta tutti li articoli in tal maniera che li lutherani possono dire esser secondo la sua dottrina et li calvinisti similmente secondo la loro, con parole et sensi così ben accomodati che nessuna parte può dire che vi manchi niente delle dottrine sue né alcuna si può dolere che l'altra sij avantagiata. Io confesso di non haver visto scrittura così discreta et prudente, et vego che cotesti dormiglioni vigilano però nell'importanza, per me li admiro. Mi è stato molto caro di intendere come habbino composto il loro concistorio di ambe le parti, per la polizza che Vostra Eccellenza manda, et concludo che a governar il mondo con quiete sij più necessaria una grossezza mediocre che soverchia sotillità.
Dalla lettera di Brandeburg12 mi par vedere gran rispetto di parole verso l'imperatore ma non molto de fatti. La Germania va a via d'incantonarsi più tosto che altro. Le raggioni del duca di Sassonia13 che mi son fatto legere, par che sijno promosse più per crescere il numero de pretendenti che per altro, essendo assai rancide. Quanto all'andata delli principi in Halle, senza dubio non saranno tutti in persona ma le instanze di Francia faranno che ne saranno alcuni, se però l'andata del principe d'Analt a quel re, dove a quest'hora debbe essere, non fa mutare qualche cosa. Si vanno però stuzzicando in molti lochi di Germania li catholici et protestanti et già vi è passato qualche attione fastidiosa tra il vescovo di Bamberga14 et il marchese di Anspach15 per un prete messo dal vescovo in una terra et scacciato dal marchese. Et il vescovo ha fatto guardare da 500 armati la gente dell'elettor di Brandeburg che tornava dalle nozze. Sarà gran cosa se questi moti s'acqueteranno col negotio.
Io finirò qui pregando Dio che doni ogni felicità a Vostra Eccellenza alla quale bascio la mano.
Di Vinetia il 25 decembre 1609
Di Vostra Eccellenza illustrissima

Devotissimo servitore
f. Paulo du Vinetia

Se ben questa è assai lunga et tediosa, non voglio tacer un altro particolare: passa voce in Milano che il re mandi in quella città il re di Fez, se questo è vero non può essere altro salvo che un voler levar le gelosie al re di Marocco, adonque un volersi implicar altrove

Devotissimo servitore
f. Paulo di Vinetia

 

 

 

1. La bibliothèque du Musée Correr de Venise conserve une copie : ms. 1135, n°771, f. 373-376. La bibliothèque nationale Marciana conserve une copie : ms. it. XI, 42 (=6961), f. 4v-6v.
2. Les trois éditions citées ne donnent pas de date à cette lettre et l'éditeur Polidori affirme la recalculer d'après le contenu du texte; par contre, l'original autographe est lairement daté.
3. Voir Notices biographiques : Francesco *Vendramin.
4. Voir Notices biographiques : Ambrogio *Spinola.
5. Ce sont tous des représentants de familles patriciennes génoises, au service de l'Espagne.
6. Voir Notices biographiques : Wolfgang Wilhelm *Wittelsbach.
7. Suite aux assiduités du roi Henri IV auprès de sa très jeune épouse, Charlotte de Montmorency, le prince de Condé fuit discrètement Paris pour Bruxelles. Le pouvoir espagnol n'autorise pas leur séjour en Belgique et ils doivent poursuivre jusqu'à Cologne où le roi entendait les poursuivre mais son assassinat a mis un terme à cette fuite rocambolesque. Rentré en France, Condé s'affiche comme le protecteur des protestants.
8. Reprise des cris par lesquels les juifs ont exigé de Pilate qu'il crucifie Jésus. Luc, XXIII, 18 ; Jean XIX, 15.
9. Louis de Bourbon-Condé, premier prince de Condé, et son fils Henri I sont d'une foi calviniste militante qui leur fait prendre les armes contre les armées royales. Henri II, bien qu'élevé par les soins du roi dans la religion catholique -car jusqu'à la naissance du Dauphin Louis il est héritier du trône de France- reste le chef de l'opposition à l'influence espagnole en France.
10. En novembre 1606, les jésuites de Béziers ont obtenu du pape Clément VIII des lettres-patentes prescrivant la suppression de l'abbaye féminine du Saint-Esprit et de l'union de ses revenus au collège des jésuites. Voir Archives départementales de l'Hérault, 42 H 1.
11. Par sa lettre 1609-11-27 à Priuli, Sarpi accuse réception du texte qu'il avait sollicité par sa lettre 1609-11-06 à Priuli.
12. Voir Notices biographiques : Johann Sigismund III *Hohenzollern.
13. Voir Notices biographiques : Johann Georg I *Wettin.
14. Johann Gottfried von Aschhausen est évêque de Bamberg de 1609 à 1622.
15. Voir Notices biographiques : Johann Friedrich *Brandebourg, margrave de Anspach.
texte_alternatif
TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

f. Paulo di Vinetia

LieuVenise
Source

BNM, ms. it. VII, 172 (=6507), n° 31.

Editions précédentes
  • P. Sarpi, 1765, t. VI, lettre III, p. 126,

  • F.-L. Polidori, 1863, I, lettre CXV, p. 377-382,

  • B. Ulianich, 1961, lettre III, p. 126-1282.