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La lettera1 di Vostra Signoria delli 19 mi capita in mano per favor della buona fortuna perché, essendo venuta fuor del luogo dell’illustrissimo ambasciator2, se non fosse stata veduta da uno amico nella moltitudine dell’altre (il quale procurò che mi fosse portata) era preparato là (per quanto mi disse) chi vi haveva fatto disegno sopra3.
Ho sentito con indicibile allegrezza l’unione di cotesti principi e signori e la prosperità nella quale caminano le cose del regno e si può dir certamente che, dopo un sì funesto caso qual fu l’assassino del re4, non potevano le cose passar meglio; ma credo ben anco che né in Spagna né in Inghilterra si siano adoperati acciò che fosse altrimente. Sapendo come savi che non bisogna importunatamente operare, cominceranno a seminare il Diacatholicon5 ed haveranno molto tempo, dovendo durar cinque anni la minorità del re; ed in questo si conoscerà il valore e fedeltà francese, se sapranno stare uniti e non lasciar prendere radici alla semenza. Mi par gran cosa che il regno e chi lo governa possa, dopo si grande percossa, haver animo di continuare i disegni del re. Li quali riguardando li preparamenti io credo che non fossero in Clèves ma maggiori; forsi in Spagna. Ma quando anco cotesto governo attendesse a parte e sostenesse li amici fatti dal re, sarebbe impresa dignissima la risolutione di volere appresso di se, gente armata. Non posso dubitare di alcun malo incontro. Il tutto è che li officij del papa e dei gesuiti non voltino il cervello della regina, ma il voler in Francia un Condé6 quantunque fosse per esser un contrapeso a Soissons7, è cosa di gran pericolo : già egli è infetto delle arti di Spagna e si può tener facilmente che non lo lascieranno partire, se non vedendo che ciò debba riuscire a loro profitto (ragione che a me pare insolubile). Ma Vostra Signoria mi tocca non so che del matrimonio8 che mi ha reso stupido, parendomi che sij cessata l’occasione di simile materia. La prego toccarmi in una parola la causa perché si metta a campo questo punto che a me non pare pertinente. Io saprei volentieri se la regina favorisce Condé e se Vostra Signoria crede che sijno in augumento o in diminutione sì come anco se vi è speranza che li reformati acquistino qualche maggiore vantaggio nella causa di religione; perché io qui miro -sopra ogni altra cosa- persuaso che questo serverebbe a far entrare l’evangelio in Italia.

Doppo che è venuto qui certo avviso della dechiaratione di Leopoldo di muover la guerra alli Stati9 e del principio che ha dato scorrendo verso Nimega, io concludo che non possi  quest’anno passar senza guerra, dove si mischi anco la Francia, la quale per nessun modo potrà abbandonare quelli Stati. Io non so già vedere come ci concorra la tregua con l’arciduca Alberto, stando la congiuntion che è fra loro arciduchi e con Spagna, e se con questa guerra la tregua si servasse: io vederei gran disavantaggio per li Stati poiché sarebbero assaltati senza potere assaltare.
Quanto alle cose di qui, il papa si è dechiarato di voler assistere alla Francia ma tutto è simulatione per far meglio il fatto di Spagna perché mostrandosi amico manderà cardinale legato, che farà ogni male. A questo sarebbe necessario che la regina attendesse per esser la via più facile di fare il male. E Vostra Signoria tenga per certo che la dichiaratione è fatta di consiglio delli ambasciatori di Spagna. La Republica è piena di sospetti contra Spagna per vederlo senza contrapeso e per il disgusto del passo negato e vorrebbe per ciò guerra10. Il simile, Parma, Mantova pieni di sospetto e corrispondenza ma questo non si può fare senza Francia, Milano e Turino. Non restano li ordini di far armata ma procedono lentamente. Se adesso si tentasse guerra, senza dubbio tutta Italia sarebbe contra Spagna. Io prego Vostra Signoria di far parte di questi avvisi al signor dell’Isle.
Da Constantinopoli vi è essercito potente terrestre per andare alli confini di Persia, ma l’armata maritima non di gran conto non dovendo passar 60 galere.
[Di Venetia] 8 di giugno 1610

  • 1. Le premier feuillet de cette copie porte la mention Lettere del medesimo per altra mano.
  • 2. Voir Notices biographiques : Antonio Foscarini.
  • 3. Sarpi nous laisse entendre que cette lettre aurait de peu échappeé aux mouches du nonce à Venise, mais —ironie du sort— elle n’a pas échappé au nonce à Paris.
  • 4. Henri IV a été assassiné le 14 mai 1610.
  • 5. Voir Notices bibliographiques : ▪Satyre ménippée de la vertu du Catholicon d’Espagne.
  • 6. Voir Notices biographiques : Henri II de BourbonCondé.
  • 7. Voir Notices biographiques : Charles de Bourbon.
  • 8. Après la mort d’Henri IV, la régente Merie de Médicis a profondément modifié la politique matrimoniale du royaume : elle a dénoncé les engagements pour un mariage du dauphin avec la fille du duc de Savoie et elle a organisé –avec Philippe III— le triple mariage du dauphin avec l’infante Anne d’Espagne, de l’infant Philippe avec Elisabeth de France et du futur duc de Savoie avec Christine de France.
  • 9. Ce terme traduit les Staten generaal ou Etats généraux qui sont l’expression de la souveraineté des Provinces-Unies, créées en 1579 par l’union d’Utrecht, et qui vont perdurer jusqu’en 1795. Sous la plume de Sarpi, c’est un équivalent à la Hollande anti-espagnole.
  • 10. Voir lettre 1610-05-10 à Castrino où Sarpi explique que l’Espagne a sollicité de la Sérénissime la permission de faire passer sur son sol une armée venue d’Allemagne ; laissez-passer refusé.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 141v-145v.

Editions précédentes
  • A. Bianchi-Giovini, 1833, lettre XX, p. 107-113,

  • F.-L. Polidori, 1863, II, lettre CXXXIX, p. 72-75,

  • M. Busnelli, 1931, lettre XXXVII, p. 86-88,

  • P. Savio, 1940, lettre XVII, p. 61-70.

  • G. Da Pozzo, 1982, lettre XVIII, p. 631-633.