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Per questo corriero ho ricevuto due di Vostra Signoria: una delli 4, l'altra delli 12. La seconda, inviata al *Castelvetro, è capitata sicura -con tutto ciò- quella via per dignissimi rispetti non è da continuare perché, quantunque la persona sia di ottima mente, nondimeno altrettanto mancamento ha nella prudenza ed è osservato dalla inquisitione, essendo anco stato par lo passato abgiurato e circondato da spie. Prego Vostra Signoria affetuosamente che mi faccia gratia di non mi scrivere se non per li plichi publici e mi credi certo che io ho grandissimo rispetto di pregarla di ciò, desiderando che le mie preghiere siano tanto efficaci appresso Vostra Signoria quanto sono affettuose e necessarie. Nel tempo che mi arrivò il plico, si trovò qui a visitarmi un servidor del signor di Polignach, al quale diedi il plico direttivo a quel signore, quale egli medesimo porterà a Padova.

Ho veduti li epigrammi fatti sopra la combustione del misero fra Fulgentio4, molto arguti e spiritosi; solo vi è d'avvertire sopra che il detto fra Fulgentio non ha scritto a favor della causa della Republica, come si presuppone, ma solamente predicato nella città di Venetia più ancora contra li costumi della corte romana che in difesa delle attioni venete.
La relatione di Castrino5 sopra le cose di Francia è una prudentissima osservatione delle cose presenti, con un fondatissimo giuditio delle future. Mi pare di havere innanzi gli occhi le cose dell'uno e l'altro tempo e vedermele presenti; senza dubbio così sarà. Credo che sarà gran perdita alla Francia quando il presidente Harlay lascerà quel carico, amministrato da lui con tanta prudenza, fedeltà verso il re e carità verso il regno6. Dio faccia che egli habbia successore se non uguale, almeno simile; il quale, se fosse il signor presidente Thou, la perdita sarebbe assai ricompensata, ma quando fosse Seghier7 sarebbe bene il rovescio della medaglia ed una perdita, se ben minore, comparabile però con la morte del re.
Non intendo quello che scrive Castrino di Thou, nominando numerum liberorum8, perché dico non ho informatione alcuna; bene intenderei volentieri che cosa fosse. La deliberatione di Casaubona9 di passare in Inghilterra è manco male che l'altra già messa in consultatione, se bene è da dispiacere che abbandoni cotesto regno. Dio faccia che l'assemblea delli eclesiastici partorisca bene, di che dubito, come cosa insolita. Gran ponto è il dimandare una religione, essendo cosa che -trattata senza gran prudenza- potrebbe eccitare una guerra civile. Il levare l'appellatione tamquam ab abusu che dimandano non può nascere se non da poca cognitione, né so compararli se non al fanciullo che dimanda alla madre un scorpione per giocar con quello, non havendo cognitione del veneno, di ragione dimanderanno anco il concilio di Trento. Io prego Vostra Signoria che di queste cose, come anco della causa di precedenza tra il Parlamento ed il vecovo e della lite de' gesuiti con li monachi di San Germano, si degni alla giornata, quando sia senza suo incommodo, dirmene li successi.
Le annotationi del signor Giustello sopra il Codice della Chiesa universale10 le vado gustando e ritrovo scelte con esquisito giuditio. Quando le haverò finite tutte, scriverò il mio parere a quel signore e manderò la lettera a Vostra Signoria.
Il libro delli opuscoli di *Scaligero11, Vostra Signoria haverà commodo di mandarmelo per l'illustrissimo signor ambasciator *Nani, che verrà costì espresso12 o vero per il signor Agostin *Dolce, secretario di quella ambasciaria, o vero anco per il secretario dell'illustrissimo *Foscarini, se verrà in qua. L'ambasciator Nani è persona molto sensata e di acutissimo spirito e quanto alla religione è persona media e discreta. Desidero che il signor Castrino lo vegga e parli con esso lui con confidenza delle cose del mondo, atteso che l'essere egli informato può esser causa di bene al regno e alla Republica, per continuar secreta intelligenza e confidenza; ed acciò ne habbi occasione, egli le porterà una mia lettera. A lui ho consegnato la instruttione per il signor di Thou. Resta che egli faccia come le scrissi per la lettera interpretata da Castrino. Puoca buona speranza si può havere di *Condé, essendo hostium artibus infectum13. Dio faccia che tutto riesca a sua gloria.
Quello che io scrissi nella mia non inteso da Vostra Signoria è tutto quello che passa in Italia tra Spagnoli e il duca di Turino. Essi dimandano il figliolo e le fortezze; egli dimanda la infanta per il figlio suo e molti Stati, negando dare alcuna delle cose dimandate. Così sta. Spagnoli hanno fanti a piedi e cavalli ma sono senza denari e li soldati si pagano da populi. Il duca ha 12 000 soldati ben pagati. Egli è un cervello tanto occulto e vario che non solo non possono esser prevedute le sue attioni future, ma né meno penetrate le presenti; per il che è incerto quello che debbi succedere, ed io non so che dire se sarà guerra in Italia o vero no.
In Germania, se bene non si sa vedere come Gugliers14 possi sostenere che in breve non cada, nondimeno le altre cose sono talmente confuse che si ha da temere qualche mutatione. Li prencipi ecclesiastici tengono dieta in Agusta, per proveder di gente e di danari. Là anderà un ministro di Spagna con instruttione anco del pontefice, quale si crede dovere entrare apertamente in quella lega15. Hanno li Spagnoli persuaso il duca di Baviera16 a rinunciare la sopraintendenza di essa lega all'arciduca Ferdinando e par che la mira de' Spagnoli tutta attenda a fare un re de' Romani; cosa di molta difficultà poiché, oltre le altre, ne hanno poste essi ancora alcuna con havere dato speranza a diversi, che li farà succedere una cosa simile a quando volevano fare un re di Francia.
Veggo essermi allungato più del dovere. Qui farò fine, a Vostra Signoria baciando la mano.
Di Venetia, il dì 31 d'agosto 1610

 m4817

 

 

1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi qui a même envoyé une fin de non recevoir aux inquisiteurs romains qui l'ont sommé de comparaître personaliter (voir lettre 1606-11-26 aux inquisiteurs). Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Voir Notices biographiques : Fulgentio *Manfredi. Dans une lettre du 5 juillet 1610, le cardinal-neveu informe le nonce apostolique en France, Roberto Ubaldini : domenica passata, [fra Fulgentio] fece l'abiuratione in San Pietro [in Montorio], le fu letta la sentenza e dato in mano della curia secolare, la quale lunedì alle cinque lo spedì. Era relasso d'eresie formali et molto gravi, fra le quali vi è che la Chiesa romana sia heretica, che la dottrina del concilio di Trento non sia buona, ch'il pontefice romano non sia capo della Chiesa e che nella Chiesa militante non vi sia capo visibile. Altre heresie ancora che forsi vedrà dalla copia della sentenza che disegno mandarle. Quando venne qui abiurò de vehementi e fu trattato con ogni benignità, sì come è notissimo. Dopo ha tenute le sodette heresie et ha confessato ancora che si era risoluto di volere andare in Inghilterra. La sua causa è stata veduta e finita con molta maturità. (ASVat, Nunz. Francia, 294, f.142)
5. Cette forme à la troisième personne est la conséquence du déchiffrement.
6. Achille de Harlay, premier président du Parlement de Paris, est contraint à la démission pour raison de santé. Le nonce à Paris, Roberto Ubaldini, le déclare même divenuto inhabile a tanta carica e per la sua decrepita età et per la total perdita della vista et anco dell'udito (lettre au cardinal-neveu du 29 mars 1611, ASVat, Nunz. Francia, 54, f.226-227). Il a promis sa charge à son beau-frère, Jacques-Auguste De Thou, qui a également le soutien de François Savary, comte de Brèves, mais il n'est pas choisi par la régente car son Historia sui temporis vient d'être inscrite à l'Index; elle lui préfère Nicolas de Verdun, jusque là premier président du Parlement de Toulouse.
7. Antoine Séguier (1552-1624), seigneur de Villiers, fait partie d'une famille originaire du Bourbonnais qui a donné de nombreux hauts-magistrats. Conseiller au Parlement de Paris, avocat du roi, ambassadeur à Venise (1598-1601), président du Parlement de Paris.
8. Traduction : le nombre d'enfants,
9. Voir Notices biographiques : Isaac *Casaubon.
10. Christophe Justel (1580-1649), Codex canonum ecclesiæ universas a Justiniano imperatore confirmatus, … nunc primum restituit ex graæcis codicibus editis et mss. collegit et emendavit, latinum fecit et notis illustravit, Parisii, Beys, 1610.
11. Joseph Juste Scaliger 1540-1609), Opuscula varia, antehac non edita... , Parisiis, H. Beys, 1610 ; dont l'éditeur scientifique et préfacier est Isaac Casaubon.
12. Agostino *Nani et Andrea *Gussoni sont envoyés comme ambassadeurs extraordinaires en France à l'occasion du sacre de Louis XIII.
13. Expression reprise de Tacite, Annales, Paris, Giguet et Michaud, 1808, II, § II, p. 510.
14. Voir Notices historiques : crise deJuliers-Clèves.
15. Voir Notices historiques : la ligue deMayence.
16. Voir Notices biographiques : Maximilien I *Wittelsbach.
17. Cryptogramme : fra Paolo.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

m48

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 174r-180r.

Editions précédentes
  • A. Bianchi-Giovini, 1833, lettre XXII, p. 121-125,

  • F.-L. Polidori, 1863, II, lettre CL, p. 111-114,

  • M. Busnelli, 1931, lettre XLIV, p. 101-103,

  • P. Savio, 1940, lettre XVI, p. 49-61.