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Molto illustre signor colendissimo
Per questo corriero ricevo quella di Vostra Signoria delli 28 giugno, la qual mi rende dispiacere per l'aviso della sua podagra. Mi pare che ella frequenti troppo et, se ben è purgatione de' mali humori et per consequente lascia più sane le altre parti, con tutto ciò io essorto Vostra Signoria a darli manco occasione che può di ritornare. Io non credo che ella commetta altra sorte di disordini, salvo che eccesso di occupation di mente, da che io desidererei che procurasse d'astenersi.
Ho inteso il fine dell'assemblea6, così per le lettere di Vostra Signoria come per altre di Parigi, et il rimettere della regina al conseglio parmi cosa molto pericolosa. Dio faccia che quel che seguirà succeda a sua gloria, ma io temo assai; nondimeno mi ricordo di quello che disse il savio : In melius adversa, in deterius optata feruntur7.
Li pensieri de' Spagnoli si scuoprono alla giornata, tutt'altri di quelli che havevano vivente il re Filippo II. Ho veduto una espositione fatta al re dal regno d'Aragona sopra l'interdetto di Saragozza et mi par molto libera et mostra che essi anco vadino a via di haver libertà hispaniche, come in Francia sono le gallicane. Ma importa più che il re ha fatto il suo terzo genito prete et già li ha dato una abbazia in Portogallo che importa più di 100 mila ducati. Questo assorbirà col tempo non solo una gran parte delle entrate ecclesiastiche, ma ancora l'autorità, et, come sarà nella casa regia, poco dipenderà da Roma et stimo questa mutatione per una cosa di gran consequenza.
Credo che Vostra Signoria haverà intesa l'espulsione delli giesuiti dalla città d'Aquisgrana8 che potrà esser essempio ad altre città imperiali, ma sopra tutto io stimo il muodo. Qui si tien per certo che l'imperatore et il fratello s'accorderanno, ma tutto sarà con diminutione d'ambidua.
Qui in Italia, il duca di Parma9 ha messo in prigione molti de' principali sudditi suoi, senza dubio per qualche tradimento. Sono alcuni che dicono per intelligenza con Spagna. Contro Turino, Mantoa et Modena faranno assemblea et esso Turino propone di andar a Vinetia, ma è huomo tanto chimerico che non è buono per far niente, massime qui.
Io sto con molto desiderio della venuta del corriero seguente, per intender che Vostra Signoria sia risanata, il che io spero et vorrei che fosse per lungo tempo, non piacendomi coteste frequenti recidive.
Del negotio intorno Ceneda10, vanno le cose ben quiete con il papa ma però tarde et, caminando inanzi, sarà necessario che si riscaldino et forsi che si affoghino. Ma, se Dio non dà buon progresso alle cose, non bisogna sperar che le opere humane possino capitar a nissun buon fine et massime essendo dagli huomini intraprese, per ogni altro che la gloria divina. Non si può se non gettar il seme in terra et aspettar da Dio che pulluli et cresca. Prego la Maestà Sua divina che doni a Vostra Signoria la intiera sanità, la tenga sotto la sua guardia et li doni ogni prosperità presente et futura, alla quale, per fine di questa, bascio la mano.
Di Vinetia, li 2 agosto [1611].

 

 

1. Le nom et la signature du copiste, Jacques *Dupuy, apparaissent sur la page de titre du manuscrit.
2. Cette lettre est précédée d'un numéro d'ordre : 66, qui corrige l'erreur d'ordre chronologique entre la lettre du 2 et celle du 16 août. La BnF conserve une autre copie [Italien 1440, p. 413-416] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
3. L'édition Leti reproduit l'erreur d'ordre chronologique des manuscrits Dupuy 766 et Italien 1440.
4. L'édition Fontanini reproduit l'erreur d'ordre chronologique du manuscrit Dupuy et de l'édition Leti.
5. La copie ne comprend pas l'adresse.
6. Il s'agit de la congrégation des réformés à Saumur.
7. La citation est inexacte —dans la copie Dupuy comme dans toutes les éditions imprimées— car Sénèque a écrit dans la préface au livre III de ses Questions naturelles à Lucilius : In melius adversa, in deterius optata flectuntur (l'adversité fait place au bonheur, comme le bonheur à l'adversité).
8. Parmi les événements liés à la crise de •Juliers-Clèves, la ville d'Aix-la-Chapelle a connu des troubles de religion : en 1600, les catholiques -soutenus par le duc de Juliers- avaient repris la ville aux protestants et avaient invité les jésuites à y édifier un collège. Le 5 juillet 1611, les protestants de retour ont mis à sac ce collège et molesté trois jésuites : Johannès Fladius, Nicolas Smith et Barthélemy Jacquinot (1569-1647), ce dernier ayant le désavantage d'être jésuite et français. Le 4 décembre 1612, l'empereur intervient et ses troupes, commandées par Ambrogio *Spinola, ont mis l'embargo sur la ville et assuré le retour des jésuites.
9. Voir Notices biographiques : Ranuccio I *Farnese.
10. Voir les consulti de Sarpi sur cette question et l'étude de Gaetano Cozzi, La questione della sovranità su Ceneda, Milano-Napoli, Ricciardi, 1997, p. 468-554.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

Jacques Dupuy1

Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 29r2

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre LXVIII, p. 383-3863,

  • G. Fontanini, 1803, lettre LXVIII, p. 370-3724,

  • F-L. Polidori, 1863, II, lettre CLXXIX, p. 220-222,

  • M. Busnelli, 1931, I, lettre LXVII, p. 185-186.