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Molto illustre signor colendissimo
Le mie lettere a Vostra Signoria sempre sono state responsive, non havendo io havuto mai materia degna della notitia di Vostra Signoria che mi consegliasse a parturir una lettera, se il debito officio di corrispondere alla sua gratia non l’havesse infantata. Siamo medesimamente in questa regione nel solito stato di cose, si ché caminando tutti li governi d’Italia con li passi soliti senza altro aviso si può saper quello che in ciascuna parte occorre. Solo nelli mesi passati vi è stato qualche moto, non però di momento per le incursioni fatte da certa sorte de ladri che si chiamano Uscochi1, li quali hanno recetto nelle parti maritime tra l’Istria et la Dalmatia soggeste a l’arciduca. Questi con diverse incursioni et rubbamenti fatti nelli luochi veneti hanno dato anco occasione alli sudditi della Republica di far diverse represaglie nelli luochi arciducali. Le qual cose fanno anco star al presente alquante galere della Republica medesima in quei mari, per impedir la commodità ai ladri di transferirsi da un luoco all’altro. Tutte queste cose però sono passate senza alterar la buona amicitia tra li principi; et è anco opinione che terminerano in quiete.
Sono venuti alquanti soldati di quelli che già alloggiavano in Possa a fermarsi nel contado di Goritia2, che è nell’estremo d’Italia pertinente all’istesso arciduca. Il numero non è considerabile, non arrivando a mille; con tutto ciò, li vicini si sono messi su le sue guardie. Sarà necessario che overo ruinino il paese arciducale, o si partino presto, non essendo quella regione capace di patir habitanti et forestieri. Il fine di questa venuta non si sa et forse potrebbe esser cosa fatta senza fine. Non mi maravigliò se li principi et Stati dell’imperio non ricevono satisfattione, non comportando la pietà di Cesare che faccia vergogna al fratello. Mi è parso cosa molto nuova che l’opera di Mulheim sia cessata per esser già sparsa una ferma credenza che quei principi per nissuna raggion si sarebbono ritirati. Quella negotiatione gionta all’altra di Aquisgrana, se non causerano qualche moto in Germania, sarano essempij di mutationi tranquille.
Li avisi venuti ultimamente di Francia sono stati uditi qua con gran displicenza, parendo che la Spagna habbia havuto la dote desiderata inanzi che contratto il matrimonio3 et non meno dispiace il veder che li giesuiti s’avanzino tanto in quel regno et dividano la parte catholica et per se habbiano così gran numero di adherenti per non dir di servi. Dano occasione alli buoni di scriver molto belle cose et di metter in luce qualche antichità che per ancora restava nascosta. Quel mascherato Leidressero4 è parso a me quell’apunto che a Vostra Signoria. Desidererei che s’adoperasse in altri argomenti ancora, sperando che farebbe notabil beneficio al publico. Quel breve commentario d’un anonimo, stampato in Heidelberg, quantunque non habbia espressione si efficace mi par degno di caminar con quest’altro.
Ma quando li valent’huomini scrivono è manifesto indicio che non possino operare. Veramente con buona raggione Vostra Signoria deplora le divisioni nate et che vano nascendo nella religione, di che si può attribuire gran parte a giesuiti. Li quali con molta arte la seminano tra gl’altri, mentre che essi tengon se medesimi et li seguaci in isquisita unione con speranza di far il suo partito più potente quando haveranno moltiplicati gl’altri: arte spagnola di rendersi potenti col dividere le monarchie et Stati. Se sarano tanto valent’huomini che possino adoperar l’arte loro anco a Constantinopoli, ben per christiani. Io però temo che non siano là per far danno a Turchi, ma per adoperargli contra quelli che essi sogliono dir esser peggior de’ Turchi.

Ma Dio rende vani i consegli non conformi alla sua santa providentia, tutto sarà bene quello che succederà a gloria di sua Maestà divina, la qual prego che doni a Vostra Signoria ogni prosperità et le bascio la mano.
Di Venetia il dì 16 novembre 1612
Di Vostra Signoria molto illustre

Affettionatissimo servitore
f. Paulo da Venetia

  • 1. Voir Notices historiques : la guerre des Uscoques.
  • 2. Le comté de Gorizia, vassal de la république de Venise, a été légué par le dernier comte Leonardo, en 1500, à Maximilien I de Habsbourg. Brièvement occupé par une garnison vénitienne (avril 1508-août 1509), la ville revient aux Habsbourg jusqu’en 1918.
  • 3. Allusion au double mariage du dauphin Louis avec l’infante Anne d’Autriche et, d’autre part, d’Elisabeth de France avec l’infant espagnol, futur Philippe IV.
  • 4. Personnage évoqué également dans la lettre 1612-10-23 à Groslot où il le qualifie déjà de spirito così atto al publico servitio.
texte_alternatif
TypeCopie
Chiffrementnon chiffrée
Signature

f. Paulo da Venetia

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 663, f. 196v-197v.

Editions précédentes
  • Inédit