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Molto reverendo padre maestro e mio sempre più che fratello osservantissimo2

Nel servire a Dio dovendo noi impiegare ogni nostro avere e sapere, tutte le nostre forze e virtù, ben conviene valersi ancora degl’amici, e tanto più che seguendone di tal servitù immenso guadagno, giustamente gli amici, quibus omnia debent esse communia, tra i primi debbon esser chiamati. Però ricordevol io dell’amicizia nostra fino a teneris annis e seguitata poi senza impedimento, sebbene anco senza degno frutto di desiderata conversatione, hora affettuosamente v’invito ad alta impresa, di liberare da crudelissimi tiranni i nostri fratelli conservi nel medesimo habito, i quali sopraffatti da delizioso sonno inavvedutamente dormono in estremo pericolo3.

In che può l'huomo occuparsi meglio, quanto che in dar giuria a Dio con far bene, e far bene ai suoi ?

La maggior opera che possa fare il cristiano è intorno alla salute delle anime, per le quali è creato il mondo, data la legge, fatto il mistero della Croce, mandato lo Signore e predicato l’Evangelio. Né par che ha altra cosa difficile e faticosa come liberarne dal peccato, poiché Iddio per questo maledisse il serpente et la terra in opere suo, per questo mandò il diluvio, per questo comandò ad Abramo che uscisse de terra, de cognatione et domo patris sui; per questo fece tanti miracoli in exitu Israel de Aegypto; per questo volse che havessin a combatter con tanti, e tante volte, in figura delle guerre spirituali che nelle tentazioni occorrono; per questo venne Lui in persona e volle fin morire con pena e obbrobrio grandissimo; per questo finalmente e in questo comanda a noi perpetua vigilanza. Laonde com'opera veramente divina non ci vagliano le creature, ma Lui il quale potendo da se ogni cosa e senza fatica, si degna ammettere i suoi servi a cosi alta impresa, per più honorarli e di maggior me­rito arricchirli. Crediate dunque, Dio esser quello che adesso vi chiama, acciò siate in cotesta provincia com’un altro Sansone4 o Gedeone5 o pur anco Giosuè tra il popolo d’Israelle, de’ quali le opere, essendo in beneficio della vita corporea, erano anco inferiori alle spirituali per salute delle anime.

Voi vi pensate forse esser a caso costì; non già, perché niente è caso rispetto a Dio il quale ha immediata previdenza d'ogni cosa; sebbene l’essecutione, detta governo, si faccia per mezzo delle seconde cause et da chi piace a Lui. Non sapete che la medesima santa Scrittura la quale rappresenta el passato, è anco figura del futuro e che se ben’é verificata nel senso principale, in altri secondarii resta pur adempita? Però siccom’Ester hebrea non a caso fu fatta regina, ma per liberarne da morte il popol suo, figurando in ciò la salute di tutto il genere humano portataci dalla sempre Vergine Madre di Dio, così siete voi costi, ut sis pater et salus istius patriae, e però con talento (senza dubbio) sufficiente ad eseguire la divina volontà: dividit enim singulis prout vult et dat quod iubet.

Deh! dunque con quella autorità che vi da il zelo e lo spirito di Dio, si non tanquam iudex, saltem ut episcopus, consideri Vostra Paternità reverenda benemerita le miserie comuni e vedrà che refrigescit caritas et abundat malitia, vedrà che vivendosi da noi in allegrezza tra i peccati, dove con lacrime haveremo a piagner il fuoco dell’inferno, con temerarie risa l’accendiamo contro di noi in perpetue fiamme, singolarmente per l’inosservanza del voto della povertà. Perché a noi par bene di metter tutto il nostro studio in guadagnar (come riprendendo dicea san Paulo), existimantes lucrum esse pietatem, e l’uso già fatto ci fa creder lecito quello che neancho il pontefice può dispensare. Grandissimo certo é il nostro male, poiché chiamati tante volte facciamo il sordo, e ci diamo ad intendere d’haver soddisfatto al debito nostro solo collo stampar la riforma.

Voi nondimeno non disperate della salute comune, anzi rallegratevi, perché Deus reliquit sibi semen, ci sono de’ buoni et hor per intercessione e meriti della sua santissima madre, padrona nostra benignissima, più che mai ci si mostra propizia. Imperocché nel dolcissimo modo che tenne già a salvare il mondo tutto, (che fu un’imbasciata ed una lettera quando Verbum caro factum est; siccome al tempo della regina Ester campò da morte il popolo hebreo, quello o simil modo pietosamente adopra adesso in provvedere ai nostri maggiori bisogni; conciosiaché con una fraterna lettera dalla nostra torta via a ben richiama, quasi come già col fulgor della stella a se medesimo condusse i Magi: Qui enim praestitit signum stellae (come dice san Leone), dedit aspicientibus intellectum, et quod fecit inquiri et se inveniendum obtulit requisitus.

Né meno per sua bontà sarà di noi. In hoc ergo signo vinces; perché, non est difficile Deo salvare in multis vel in paucis.

Onde sarà questa come la spada d’oro del Maccabeo datagli in sogno, per segno che a noi più assai di quello che è scritto resta da farsi. Ego piantavi, diceva San Paolo, Apollo rigavit e questo è l’offitio nostro, sed Deus dat incrementum. Con quest'arma per superare gli nostri nimici, come dentro di nobile, ma non custodito giardino, dall’anime sorelle dovrete tagliare tutti i pruni de’ vidi e mali costumi, i rami infruttuosi dell’odo e negligentia et far larga et pulita strada alle virtù; si che per tutto portino i raggi solari la luce de’ celesti doni.

Però prima farete legger la lettera in dua o tre volte, se non si può in una, pubblicamente come in leggere una lettione de’ casi, havendone innanzi dal superiore fatto invitar tutti sino al minimo converso, Deus enim neminem despicit sed omnes animae suae sunt. Dipoi senza perder tempo, ne farete una copia o due da mandare agl’altri conventi intorno al vostro, sebbene fossino d’un’altra provincia, avvertendo soprattutto di tenere un tal ordine con altri qual tengo io con voi: dico in raccomandarli a persone che per loro bontà e per amicitia faccino caritativo offitio non solo di far leggere la lettera, ma di più in trattarla, consultarla e persuaderla che è la terza cosa da farsi in questo negotio, nel quale come principale, quasi in assiduo culto, importante giardino, dovrete sempre esercitarvi, dichia­rando e persuadendo in universale la penitenza e in particolare la povertà; e talmente (notate lo scopo principale della lettera) che tutti conoscano noti poter salvarsi vivendo proprietarii pur di un quattrino, e conosciuta la verità, procurino d’uscir di tale stato, con chiedere efficacemente prima a Dio misericordia e gratia e poi agli huomini debita giustitia di viver povero nell’avvenire; sicché al prossimo capitolo in Roma si facci un generale il quale come buon pastore ne faccia vivere tutti da veri religiosi e massime in santa povertà.

A questo fine principalmente si manda hora la medesima lettera per tutta la religione, in mano del maestro reverendo padre procuratore dell’ordine, etc

Adunque in Vostra Paternità molto reverenda insieme coi soprascritti consiste la salute di tutta la nostra religione. Potete dargliela e dovete dargliela per quelle ragioni che è tenuto ciascuno a dare aiuto a chi si vedessi affogare, ond’è bene scritto: si tu pavisti decidisti. La qual cosa molto più vale nelle necessità spirituali et è dovere che dov’è gran guadagno quivi sia pericolo di molta perdita. Però Vostra Paternità avvertita del danno, rallegrisi dell’utile, potendo rifare tutti i danni passati e riavere tutta la vita sua con restaurare in se e negli altri la vera religione. E non perdoni a fatica perché etiam Christus Rex et Praeceptor noster fatigatus est ex itinere e sudò sangue et posuit animam suam pio nobis. E dovendo noi imitarlo e servirlo tota anima et totis viribus, è necessario posporre ogni timore del mondo et ogni proprio comodo.

Son certo che patirà contradditioni, perché il demonio s’oppone in tutte le buone opere; ma Vostra Paternità confidi nel Signore, qui dat ipsum bonum petentibus se, e con quello argue, obsecra, increpa in omni patientia et doctrina, avvertendo tutti prima, che quest’ordine non è per torre niente a nessuno, anzi per dar infinitamente, sì che qui abbondino in santa pace e di là godino infiniti thesori.

Poi che stiensi sicuri esser venuta l’hora già tante volte comandata perché tale si conosce la voluntà del Signore, cui nullus resistere potest. Onde chi per forza sia privo delle sue sostanze, restando proprietario per el desiderio d’havere, viverà in questo mondo tribolato e nell’altro disperato per sempre; ma chi prontamente si disponga a servire Dio conoscendo non poterli piacere senza l’intera osservanza delle fatte promesse, anco senza star a veder quello che faccino gli altri, risolverà voler essere fedele a Dio quando ben tutti gli altri faccessino il contrario.

Appresso bisogna interrogare chi differisse la buona resolutione, se è bene rispondere gratamente a’ beneficii e all’amor del Signore; e non potendo dire se non che è bene, inferisca subito che deve osservar tutti gli avvisi della lettera, perché accuratamente leggendo, non vi troverà cosa superflua, e non deve far di manco; perché non serve bene, o che non fa tanto che basti —siccome a chi vuole il palio non basta correre, ma bisogna essere il primo, onde diceva s. Paulo: sic currite ut comprehendatis; e s. Giacomo: qui in uno deficit factus est omnium reus— metta in considerazione la fabrica del mondo, il continuo giro de’ cieli e la croce di Cristo, e vedrà tanto più chiaro quanto più in pensare non esser credibile che godino eternamente tanto bene gli otiosi et suaviter viventes, onde diceva nostro Signore: multi sunt vocati, pauci vero electi. Et erunt novissimi primi et primi novissimi.

Orsù Vostra Paternità ben intende che importantissima è questa impresa nella quale deve affaticarsi omnibus diebus vitae suae, non per mia soddisfattione o mio alcun rispetto, no, conservus enim tuus sum ego, ma solo per piacere a Dio e giovare al fratello in estrema necessità con infinito e però incredibil guadagno della Paternità Vostra. Onde gli debb’esser a cuore talmente che non habbi più pure altro pensiero non che desiderio di quello che sia gloria al Signore et salute all’anime, et questo sempre con tale affetto come se non riavesse fatto nulla insino ad hora con ogni suo studio.
È piccola la nostra religione rispetto all'altre de’ Mendicanti e per diligente custodia di alcuni pochi bene uniti a Dio facilmente si ridurrebbe a fortezza inespugnabile; ma hoggi molto studio richiede ut aedificentur muri Jerusalem. Né è dovere lasciarla rovinare, anzi com’opera della santissima madre di Dio dev’esser singolarmente restaurata e ampliata. L’altre religioni hanno per capo uno de’ santi li quali quantunque singulariter sieno grandi, maggiore nondimeno infinitamente o smisuratamente è la gloriosissima Vergine nostra padrona e della quale favoritamente siamo chiamati servi; però vorrebbe il dovere che la nostra, similmente di divozione e santità avanzasse tutte le altre, si che russe com’una gioia tra le più belle delle pietre comuni.

Quando si restaurano le mura di un convento o di una chiesa, par che si sia fatto qualche gran cosa, nondimeno quella è nulla senza la restaurazione dell’anima, che consiste nella soavità della vita e de’ costumi per nov’acquisto o maggior aumento di bellezza o perfettione spirituale delle sante virtù e della divina gratia.

Deh! dunque insieme cogli altri a questo e per questo chiamati dal Signore (in numero ottavario, per segno di portarne a tutti noi l’otto beatitudini del Signore, siccome con tal numero è significata la beatitudine, finiti i sette giorni delle nostre settimane), mettasi Vostra Paternità a tal impresa per davvero, acciò si levi da tutti ogni proprietà e ogni bruttezza, e gustiamo una volta per sempre, quam bonum et quam jucundum sit habitare fratres in unum. Però con vigilanza, sollecitudine et prudenza che s’usa al mondo in fortificar le città e difender gli Stati, lei virilmente s’adopri, fermando prima in bene i migliori, e poi di quelli come di sergenti, alfieri, capitani e simili servendosi a convertir e ridurr’a buon essere tutti gli altri, ut tandem offeramus super altare Dei vitulos, facendo di noi medesimi magnifici et perfetti sacrificii in odorem suavitatis nell’intera e total annegatione, ut societatem habeamus ad invicem et societas nostra sit cum Patre et cum Filio eius Jesu Christo. Amen.

Di Firenze il giorno di Sant’Antonio 15966

Di Vostra Paternità molto reverenda

 

miser fratell’affettionatissimo

Frat’Angel Maria de’ Servi7

  • 1. La copie ne comprend pas l’adresse.
  • 2. Paolo Sarpi n’est pas le seul destinataire de cette lettre qui a été également envoyée —outre les exemplaires obligatoires au cardinal-protecteur et au procureur de l’ordre, Deodato Ducci— à Giacomo Tavanti (ex-prieur général de l’ordre), à Giovanni Battista Micola (ex-prieur du couvent de Santa Maria de Milan), à Pietro da Bologna, à Giovanni-Battista da Pisa (ex-prieur provincial de Gênes) et à Giovanni-Battista Mirto da Napoli (ex-prieur provincial de Naples). Sarpi et Montorsoli se sont connus en 1581 lorsque Montorsoli a prêché à Venise du 8 février au 25 mars, en résidant au couvent dont Sarpi était provincial.
    Le prieur général, Lelio Baglioni, a cherché à interdire cette lettre mais, dès réception, le cardinal-protecteur en a ordonné la publication [Firenze, Sermartelli, 1597] et la distribution dans tous les couvents.
  • 3. Cette lettre, dite spirituelle ou divine, est rédigée dans un contexte de crise au sein de l’ordre servite : d’une part les écarts à la règle se multiplient en donnant matière à de nombreuses poursuites et, d’autre part, l’autorité du prieur général, Lelio Baglioni, est vivement contestée.
    Dans un premier temps, les tensions se cristallisent autour du lieu de convocation du prochain chapitre général de 1597. Le cardinal-protecteur Santorio dans ses Regista sive audentiæ (des carnets où il note de manière lapidaire le contenu des audiences qu’il a avec le pape) écrit en date du 16 juillet 1596 que l’ordre envisage de se réunir à Monte Senario mais que le pape préfère Rome (ASVat, Arm. LII, 21, f. 208). Le 1er août, Santorio réfère au pape les réticences du prieur général et du procurateur général envers la solution romaine que le pape confirme cependant (ASVat, Arm. LII, 21, f. 213). Le 5 septembre, l’option de réunion au Monte Senario est appuyée par le grand-duc de Toscane, Côme Ier (ASVat, Arm. LII, 21, f. 227) mais le pape ordonne au procureur d’écrire au prieur général pour lui intimer l’ordre de convoquer à Rome et il prévoit de faire comparaître Baglioni devant lui.
    Par ailleurs, la personnalité du prieur général est mise en cause par les servites : dans ses carnets, Santorio note dès le 19 décembre 1596, à propos delle cause del generale e padri dell’ordine de’ servi que le pape lui commande che le conoscesse et espedisse (ASVat, Arm. LII, 21, f. 245v), c’est-à-dire qu’il lui donne toute latitude pour gérer la crise. C’est la même chose le 20 mars 1597 (ASVat, Arm. LII, 21, f. 277r). Déjà l’hypothèse de la suspension de Baglioni est évoquée favorablement par Santorio qui estime qu’il gouverne despoticamente et tiranicamente mais le pape dit que ci vuol pensare (ASVat, Arm. LII, 21, f.279). Tout cela débouche le 24 avril 1597 sur l’arrestation de Baglioni, emprisonné au couvent San Marcello, alors que le pape et Santorio pensent à la nomination d’un vicaire général afin d’éviter toute vacance dans le gouvernement d’un ordre si perturbé : le pape si dolse che è caduto in desperatione di potere corregere i frati (ASVat, Arm. LII, 21, f. 280r). Ainsi, Angelo Maria Montorsoli est-il d’abord nommé vicaire général par le pape (le 14 mai) puis prieur général (le 30 mai) et finalement le chapitre général réuni à Rome (le 1er juin) est prié de ratifier sub verbis obscuris le bref pontifical, lu par le secrétaire apostolique.
  • 4. Juges, 13,1—16,31.
  • 5. Juges, 6 à 8.
  • 6. Cette date est stile fiorentino, donc on se situe en 1597. Saint Antoine de Padoue est fêté le 13 juin et saint Antoine l’Egyptien est fêté le 17 janvier.
  • 7. Angelo Maria Montorsoli (1547-1600) est né à Florence et mort à Rome. Son prénom de baptême est Antonio (est-ce pour cela qu’il date sa lettre de la sorte ?). Eduqué chez les servites où vit son oncle paternel, sculpteur et architecte célèbre et disciple de Michelange. Après son noviciat à Bologne, il est ordonné prêtre (1568), il suit les cours de théologie de Giacomo Tavanti à Pise jusqu’au doctorat. Après une période consacrée à la prédication, il se retire dans sa cellule de la Santissima Annunziata de Florence où il mène une vie austère pendant 9 ans. Durant le Carême de 1596, il rédige cette lettre spirituelle qu’il rend publique en décembre et qu’il publie à Florence, chez Sermartelli, en 1597. Elle est conçue en préparation du chapitre général du printemps pour qu’y soit élu un buon pastore e non mercenario (lettre à Tavanti du 28 décembre 1596). Finalement, Montorsoli est choisi par le pape et le chapitre entérine ce choix qu’il ne peut décliner. Son généralat est marqué par des visites des couvents lors desquelles il cherche à introduire une réforme de l’ordre, par la canonisation du fondateur de l’ordre, Filippi Benizi, et par l’enquête de l’inquisition sur les ouvrages dans les couvents servites (août 1599). Montorsoli se rend à Rome pour y célébrer l’année sainte mais il y meurt ; il est enterré dans le couvent San Marcello.
texte_alternatif
TypeCopie
Chiffrementnon chiffrée
Signature

Angel Maria de' Servi

Lieu

Florence

Source

AGOSM, Collectanea Alasia, f. 145r-v. 

Editions précédentes
  • R. Taucci, 1935, p. 251.