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All'Eccellentissimo signore mio padrone osservandissimo
Il signor Galileo Galilei, mathematico publico,
in Padova, appresso il Santo.

Eccellentissimo signore padrone mio colendissimo,
Poiché li 25 miglia per quanto siamo distanti1, m'impedisce il discorrere con Vostra Signoria, cosa che desidero sopra tutte le altre, voglio tentare di farlo con intermedio delle lettere et al presente nel proposito ch'incominciai trattare con esso lei quando l'altro giorno fummo insieme2, della inclinatione della calamita con l'orizonte.
Il nostro auttore3 molto raggionevolmente dice quella non essere una attrattione ma conversione più tosto, nascendo dalla virtù d'una et dell'altra che vogliono essere situate in un certo muodo insieme, perilche il più desiderato muodo di situarsi è quello quando per li poli; imperoché fa l'asse uno et, se ci è moto, ancora tutte le parti participano del moto non solo circa l'asse della grande, ma anco circa il suo; anzi forse si fa talmente uno che perde il suo equinotiale et fa accostare quello della grande, perdendo ambi dua li poli in che si congiongano et facendo come d'un corpo li dua poli estremi. Ma se sono situate per li equinotiali, si vede anco la unione, havendo li assi paralelli et l'equinotiali in un piano, et partecipando il moto sopra quelli. Hora, nelle altre situationi io non so vedere che cosa voglino fare. Andava pensando che accomodassero in qualche maniera insieme il cerchio d'ambe due paralello all'equinottiale et per il vertice della reggione, ma non è così. È ben forza che voglino accomodarsi in qualche maniera pertinente alle sue parti et che da quelle venga regolata, et denominate le parti: non sono se non poli, asse et cerchi paralelli; come adonque ? forse come il nostro auttore dice ? che però non veggo come et a che fine, né qual parti a quale vogli situare. Ma egli come ha truovato il suo muodo ? per esperienze o per raggione ? Non per esperienze: perché, o con la terra, et questo ricercherrebbe viaggio regolato per una quarta; non con la terrella, perché si ricerca che il versorio non habbia sensibile proportione con la terrella, acciò nell'istesso luoco sij il centro et la cuspide, altrimenti non è fatto niente. Non mi par manco che per raggione: imperoché bisogna render causse della descrittione de que' cerchi che lui chiama conversionis, che nella picciola dimostratione ne descrive 3: BCL sotto l'equinotiale; ODL di 45; GL di 90. Essendo tutti li tali, come si vede nella figura grande, descritti sopra il ponto della reggione come centro, intervallo una retta da esso centro al polo opposito, cerco prima la raggione di questo intervalo; poi, perché questi cerchi conversionis non sono simili ma quello del 45 è un quarto, li precedenti più, li seguenti meno. Al che si dà per regola che sijno tra il polo opposito L et il cerchio BOG, quale è descritto sopra il centro della balla, intervallo quella che può quanto il semidiametro et il lato del quadrato. Quale è la raggione di pore questo centro et tanto intervallo ? poi, perché debbono essere divisi in tante parti come un quadrante così li grandi come li picioli ?
Queste sono le difficoltà. Della spirale non ho difficoltà alcuna, ma è un bel genere di elica, generandosi di dua moti circolari. Prego Vostra Signoria che habbia un poco di consideratione sopra le mie difficoltà et sopplisca al mancamento del nostro auttore, il quale ha taciuto le causse delle più oscure cose che siano: almeno havesse detto come ne è venuto in cognitione. Appresso, perché desidero far esperienza di questa inclinatione, per levarmi la fatica prego Vostra Signoria scrivermi il muodo tenuto in far il versorio, con che li applica li perni, se con fuoco o con cola o come, et di che materia li fa, et sopra che li appoggia et in soma ogni particolare, perché non vorrei consumar tempo in esperimentar molte cose, poiché ella ha fatto la fatica.
Qui farò fine, pregando Vostra Signoria scusare la mia importunità et non curare di rispondermi se non con suo commodo, siché non venga impedita né da' suoi negotii né dalli studii, però li bascio la mano.
Di Vinetia, il dì ij settembre 1602
Di Vostra Signoria eccellentissima

Affettionatissimo servitore
f. Paulo di Vinetia

  • 1. Galilée séjourne alors à Padoue.
  • 2. Paolo Sarpi et Galilée se sont rencontrés par l'entremise de Giovan Vincenzo Pinelli (1535-1601) à Padoue, vers 1590. Cette relation amicale est allée jusqu'à pousser Sarpi à témoigner en faveur de Galilée dans le procès qui l'oppose à Baldassare Capra (1564-1626) qui a tenté de ravir la propriété intellectuelle du compas ; Sarpi a affirmé alors que Galilée lui en avait offert un exemplaire, dès 1597.
  • 3. William Gilbert ou Gylberde (1544-1603), De magnete magneticisque corporibus et de magno magneta tellure physiologia nova, plurimis et argumentis et experimentis demonstratio, Londoni, Petrus Short, 1600. Au premier paragraphe de son livre I, il évoque ses prédécesseurs dans l’étude des forces magnétiques et il cite Giovanni Battista Dalla Porta : Novissime Baptista Porta philosophus non vulgaris, in sua « Magia naturali » librum septimum fecitcondum et promum mirabilium magnetis ; sed pauca ille de magneticis novit motionibus, aut vidit unquam, et nonnulla de manifestis viribus, quæ vel ipse a R. M . Paulo veneto didicit, vel suis vigiliis deprompsit.
texte_alternatif
TypeAutographe
Chiffrementnon chiffrée
Signature

fra Paulo di Venetia

LieuVenise
Source

BNCF, Fondo galileiano, 88, f. 43 r-v.

Editions précédentes
  • F-L. Polidori, 1863, lettre IV, p. 7-10,

  • G. Galilei, 1968, p. 91-93.