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All'Eccellentissimo signore mio padrone osservandissimo
Il signor Galileo Galilei, matematico,
Padova, alli Vignali del Santo.

Eccellentissimo signore padrone mio osservandissimo,

Con l'occasione d'inviarli l'allegata, m'è venuto pensiero di proporli un argomento da risolvere et un problema che mi tiene ambiguo.
Già habbiamo concluso che nessun grave può essere tirrato all'istesso termine in su se non con una forza et per consequente con una velocità. Siamo passati (così Vostra Signoria ultimamente affermò et inventò ella) che per li stessi termini tornerà in giù per quali andò in su. Fa non so che obietione della palla dell'archibuggio: il fuoco qui intorbida la forza dell'istanza; ma diciamo, un buon bracio che tira una frecia con un arco turchesco passa via totalmente una tavola et se la freccia discenderà da quella altezza dove il braccio con l'arco la può trarre, farrà pochissima passata. Credo che l'istanza sii forse leggiera ma non so che ci dire.
Il problema1 : se saranno doi mobili di disugual specie et una virtù minore di quello che sii capace, ricevere qual si voglia di loro; se comunicandosi la virtù a ambi dua, ne riceveranno ugualmente; come se l'oro fosse atto di ricevere dalla somma virtù 20 et non più, et l'argento 19 et non più, se saranno mossi da virtù 12, se ambi dua riceveranno 12. Par di sì perché la virtù si comunica tutta, il mobile è capace adonque l'effetto l'istesso. Par di no perché adonque doi mobili di specie diversa, da ugual forza spinti, anderanno all'istesso termine con l'istessa velocità. Se un dicesse: la forza 12 muoverà l'argento et l'oro all'istesso termine non con la stessa velocità; perché no ? se ambi dua sono capaci anco di maggiore che quella qual 12 li può comunicare ?
Non obligo Vostra Signoria a risposta: solo per non mandar questa carta bianca, la quale haveva già appetito peripatetico d'essere empita di questi caratteri, l'ho voluta contentare, come l'agente fa alla materia prima. Adonque qui farò fine et li bascio la mano.
Di Vinetia, il 9 ottobre 1604
Di Vostra Signoria eccellentissima

Affettuosissimo servitore
F. Paulo di Vinetia

  • 1. Il s'agit de la théorie de la chute des graves que Galilée va reprendre dans la seconde journée du Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo (Fiorenza, 1632) en la plaçant dans la bouche de Salviati. Giovanni Battista Landini (éd.), Galileo Galilei, Opere, Firenze, Barbera, 1890-1909, t. VII, p. 217.
texte_alternatif
TypeAutographe
Chiffrementnon chiffrée
Signature

f. Paulo di Vinetia

LieuVenise
Source

BNCF, Fondo galileiano 88, f. 108r-v.

Editions précédentes
  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre VIII, p. 13-14,

  • G. Galilei, 1968, p. 114.