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Illustrissimo signor,

Usiamo in Italia di dire che chi loda uno è debitore di mostrarlo in effetto quale l'ha descritto in parole, quasi che sij in ciò come il fideiussore et, per significare questo con una parola, diciamo che promette per quello. Io, vedendo dalle lettere di monsignor *Leschassier che Vostra Signoria haveva ragionato di me conforme alla molta benevolenza che mi porta, le dissi che guardasse quello che prometteva di me cioè quello che affermava del mio potere o sapere acciocché, mosso dall'affezione, non m'inalzasse sopra quello che vaglio. Questo fu il senso mio, non che volessi inferire che ella havesse promesso cosa alcuna per mio nome. Prego Vostra Signoria di così credere et anco di persuadere a monsignor Leschassier l'istesso senso. Aggiongerò ben ancora, che quando Vostra Signoria havesse promesso cosa per mio nome, tanta è l'autorità sua sopra di me, che io me ne riputarei debitore per questa sola causa et vorrei pagare il debito senza replica, il che non dico per cerimonia, ma per verità sincera e reale. La pregarò perdonarmi, se lo scriver mio habbi potuto perturbare, o lei o vero il sudetto monsignore, con quel vocabolo di promessa4.
Vostra Signoria haverà inteso il felice successo occorsomi a' cinque d'ottobre5, quando da tre sicarij fui assalito da dietro et inanzi che chi era meco né io stesso ce n'accorgessimo, mi diedero tre ferite, due nel collo ed una nella tempia, tutte penetranti più che quattro dita, con uno stilo (secondo la loro opinione) velenato et piacque a Dio che tutte le ferite andassero oblique, sì che caminassero per così gran spazio poco discosto dalla pelle et io habbi passato senza pericolo della vita, beneficio che io conosco da Dio solamente al quale ha piaciuto operar questa maraviglia. Non ha dubbio alcuno, che hanno potuto uccidermi sul luoco mille volte, quando la protettione divina non m'havesse soccorso, la quale sij sempre lodata. Non mi sarebbe spiaciuto il morire per la causa che ha mosso questi tali, né mi piace l'esser restato in vita, se non quando piaccia a Sua Maestà divina ch'io m'adoperi in servitio della causa medesima.
Partì il signor *Foscarini, quale credo sarà gionto inanzi l'arrivo di questa6, con tutto che la stagione sij molto contraria al suo viaggio. Tengo che l'opera sua sarà di molto profitto, però ogni mia confidenza è con presupposto che piaccia a Dio di svegliare li sonnolenti, d'aprir gli occhi alli ciechi e di mortificare l'ardire de' cattivi, senza il che tutte le cose saranno vane.
Qui corre voce che la pace ne' Paesi Bassi si concluderà7, se bene non ci è nuova che sino al presente ci sij altro che la ratificatione della tregua fatta dal re di Spagna, cosa che se bene pare il tutto nondimeno nel trattare il rimanente tante cose possono attraversarsi che si può anco dire sij un niente. Parmi che nessuna cosa si possi prevedere per ragione et dopo ch'io ho veduto le cose passate qui, resto stordito e fatto come un scettico nelle cose humane. Non pareva verisimile che s'accomodassero con tanta facilità, ma composte chi non havrebbe giudicato veder una concordia perfetta ? Pure, stiamo forse peggio che quando Vostra Signoria si ritrovava qui, senza che gli huomini prudenti possino fare giudicio alcuno dove debino terminare le cose che vediamo. Ogni dì nascono nuovi disgusti et nessuno si compone, stupirebbe Vostra Signoria se fosse presente. Li Spagnoli mai hebbero manco arme in Italia che adesso, gli altri príncipi sono afatto disarmati. Di Ongaria ci è aviso che li arciduchi habbino creato un re et vadino con gran sollecitudine facendolo giurare et si teme che questo moto sij di maggior momento di quanto mostra superficiosamente. Non credo però che chi può aggiutare quel regno vorrà per soccorrerlo divertirsi delli altri suoi disegni. Ma queste cose sono in mano di Dio.
Della materia letteraria non ci è cosa nuova, se non che s'intende un giesuita comporre opera dove mostra che sij lecito, anzi meritorio, a ciascuno uccidere per qualunque via un scommunicato dal papa, là onde la proscrittione di Silla tornerà in piedi.
Ringrazio infinitamente Vostra Signoria delle molte belle scritture che mi prepara et quanto al medio del mandarle, le piccole che potranno capire nel pacchetto delle lettere non patiranno difficoltà, quanto alle altre bisognerà haverci qualche consideratione, poiché a Trento et in qualche altri luochi di Stiria s'hanno dato a scrutinare li libri con eccessiva cura. Per lo spazzo che seguirà, io darò qualche avviso a Vostra Signoria del medio che si doverà tenere, ma quanto alle lettere e picciole scritture, Vostra Signoria potrà capitarle al signor ambasciator Foscarini che saranno sicurissime. Io son parco in scriverli questa volta per non sapere ancora l'arrivo del detto signore al quale dissegno per l'avvenire inviare quelle che scriverò a lei.
La causa per la quale monsignor *Casabon interruppe l'opera sua8, credo che sij quella a punto che Vostra Signoria racconta. Così passano le cose maneggiate da molte mani et trattate con disegni varij anzi contrarij.
La mia Relazione intorno al successo9 già è scritta, né mi resta altro impedimento salvo che quello che comunicai a monsignor di *Fresnes, qual però credo si supererà. Ma crede forse Vostra Signoria che siamo al fine ? L'avverto che siamo poco distanti dal principio, se bene in apparenza alcun direbbe altrimente et forse la fama riferisce costì.
La ringrazio della Prammatica e dell'Instruzione10 che appresso mi manda. E per fine, di nuovo li domando perdono della noia datali con la mia lettera, accertandola che il mio senso fu Guardate quello che promettete di me perché voi lo pagherete cioè Guardate che lode voi mi date perché eccedendo voi non apparerete veridico et m'havrete lodato con vostro pericolo. Né sarò quieto d'animo, sino che non intendi che Vostra Signoria sij sodisfatta di questo, imperocché il senso nel quale elle ha preso le mie parole, sarebbe stato non senza insolenza mia, ed avrebbe avuto forma di reprensione, cosa in tutto contraria alla riverenza che li debbo. Torno la terza volta ad escusarmi e con lei e con monsignor Leschassier. E qui facendo fine, le bascio la mano, il che fa insieme meco il padre maestro Fulgentio11, tutto suo.
Di Vinezia, il dì 11 decembre 1607
Di Vostra Signoria illustrissima

Devotissimo servitore
f. Paulo di Vinetia

 

 

1. Le nom et la signature du copiste, Jacques *Dupuy, apparaissent sur la page de titre du manuscrit.
2. La BnF conserve une autre copie [Italien 1440, p. 3-10] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
3. La copie ne comprend pas l'adresse.
4. Voir la lettre 1607-09-04 au même Groslot. Celui-ci semble avoir mal compris le sens de la lettre de Sarpi et s'en être offusqué ; Sarpi s'explique et s'excuse à trois reprises dans cette lettre, preuve de son trouble.
5. Voir Notices historiques : •attentat de Santa Fosca. Pierre de l'Estoile raconte : Ce dernier de ce mois, on eust advis de Venise, de la mort au commencement de Fra Paolo de l'ordine di Servi, puis de sa blessure seulement, et comme on s'étoit efforcé de l'assassiner dans ladite ville de Venise, au grand regret de la Seigneurie et de tout le peuple (Mémoires-journaux, IX, p. 18).
6. Pour une fois, Sarpi est mal informé ; en effet, le voyage de *Foscarini de Venise à Paris sera un horrible périple de quatre mois, à cause des conditions climatiques rigoureuses. Sa correspondance avec le doge fait état de tanto rigore di freddo et di vento et quantità così grande di neve et de il giaccio che copre la Loira entre Roanne et Nevers (AMAEE, Mémoires et documents, Venise, 1896/40).
7. A la suite des pourparlers ouverts à La Haye, sera signée la •trêve de Douze ans.
8. Voir la lettre 1607-09-04 à Groslot.
9. Voir Notices bibliographiques : ▪Histoire de l'Interdit.
10. Societatis Iesu, Ordinationes præpositorum generalium, instructiones et formulæ communes toti Societati, auctoritata V congregationis generalis ejusdem Societatis, 1606, Neapoli, In collegio romano, 1606.
11. Voir Notices biographiques : Fulgenzio *Micanzio.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

Jacques Dupuy1

Chiffrementnon chiffrée
Signature

fra Paulo di Venetia

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 2r-v2.

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre I, p. 1-7,

  • G. Fontanini, 1803, lettre I, p. 191-194,

  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre XIV, p.5-8,

  • M. Busnelli, 1931, I, lettre II, p. 5-8.