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L'eccessivo freddo4 che mi ha tenuto agghiacciato il corpo e lo spirito, non mi ha nociuto tanto, quanto mi ha portato noia l'apprensione dell'incomodi in quali io considerava ritrovarsi Vostra Eccellenza nelli viaggi; tengo ben fermo che non andò, già cent'anni, ambasciator in Francia con tanti patimenti5. Ma ringratiata sij la Maestà Divina che è stata guida a Vostra Eccellenza e l'ha condotta in porto con sanità.
Le sue lettere delli 17 e 30 gennaro, a quali sono ancora debitore di risposta, mi hanno assai turbato, vedendola ancora assediata dalli giacci6. L'ultima delli 12 di febraro mi ha ristorato7, portandomi l'avviso dell'arrivo, imperoché della posta rimanente non tengo conto alcuno.
Per incominciar la risposta della prima, di 17 gennaro8, io non mi maraviglio che in Francia corra voce di rottura9, poiché in Italia passa l'istesso rumore, ed in Venetia particolarmente si tiene per cosa certa; credo perché li huomini reputano vero quello che desiderano, ma occasione non ci è. Quello che pareva al mondo difficile da risolvere è in tutto composto : il negotio cioè del patriarca10, il quale è già ordinato sacerdote11, fatto protonotario12 ; sì che anderà non per essere essaminato13 ma per le cose che restano. Si disse che sarebbe partito di qua fatta l'Annunciatione, per celebrare li giorni santi e la Pasqua a Loreto, con molto piacere de' padri gesuiti che aspettavano di riceverlo e regalarlo spiritualmente. Hora si dice che partirà di qua dopo la Pasqua, né si fermerà in quel luogo.
Il signor *Contarini14, a cui communicai la suddetta lettera di Vostra Eccellenza, restò con molto contento delli honori da lei [ricevuti]15 in Nivers, ed haverebbe voluto vi fosse stato il duca, come prencipe di origine italiano16, per vedere come havesse passato con confidenza, ma haverà alla corte molte occasioni di trattare.
Per venire all'ultima sua, delli 12 di febraro (poiché l'altra delli 30 di gennaro non ha particolare che voglia risposta) m'occorre avvisarla che già l'ambasciador inglese in Venetia17 disse che haverebbe risposto per mano del corrispondente suo, acciò con quella occasione potesse fare l'officio. Io credo che il re d'Inghilterra sij mal servito e che molti de suoi —e non solo cotesti— s'intende con Spagna, e questo importarebbe a noi assai poco. Peggio è che anco il re di Francia è soggetto all'istesso male, essendo *Villeroy e li dependenti suoi macchiati dall'istessa pece. Sciampignì18 non parla mai che (con proposito e senza ancora) essorti a star bene col papa e darle sodisfattione nelle sue dimande, cosa che fa condescendere quei del senato a cose che forse non farebbono. Ed anco Brèves19 fa l'istessi officij con Mocenigo20, del qual Mocenigo non so che dire, mi riesce dissimile da se.
Quelle che si potrebbe fare, sarebbe far conoscere così Sciampignì come Brèves per amici di Spagna, ma è cosa molto delicata e, per parer mio, difficile a tentare, anzi forse impossibile che riesca. Non ci è bisogno, salvo che far animo più a quei del senato che ad altri, li quali sono più timidi del solito, anco quelli che altre volte parevano Marti. Altro non saprei che al presente fosse opportuno di fare, poiché, quanto si aspetta al duca di Savoia, è tenuto per vario, incostante e poco fedele, non ostanti le dimostrationi fatte, e nessuno può sentire di far fondamento sopra lui, con tutto ciò che questo sij l'unico bene al presente, cioè il dare animo con mostrare che il re di Francia è amico e pronto re. Consiglio nondimeno il mio Foscarini andarci cauto perché, oltre li emuli e li mali affetti e li adherenti al papa, li medesimi timidi par che habbino sposata la sua passione e che non sentino bene di chi vuole levarglila. Ma innanzi di uscire di queste cose familiari, è pur forza che con Vostra Eccellenza mi maravigli del modo di procedere contradittorio usato da Sciampignì, il quale proceda come gli ho detto, e pure habbia affrontato il nuncio, con quella leggierezza fatta in sua presenza.
Quanto alle cose del mondo, della pace con Olandesi si pronostica tanto diversamente che io non so che sperare o temere21. Son tanto bilanciato egualmente tra l'affirmativa e la negativa che resto attonito. S'intende che nella Haie vi sijno agenti di tutti li principi di Germania, fuorché dell'imperatore22. Cosa molto maravigliosa, massime che è cosa quasi certa che in Ongaria sij, per convenire con quei popoli, concessa per tutto il regno libertà di religione23.
Delle cose de' Turchi potrà sapere più il vero costì che noi qui, essendo una man di lettere sempre contraria all'altra, che hora tutto par pieno di ribellione e debolezza, hora tutto composto ed ordinato.
Il signor ambasciator Champignì ha fatto in casa sua una festa alla quale è intervenuto il signor nuncio apostolico in habito ed il signor ambasciador d'Inghilterra in maschera, con intervento di ninfe recitatrici di cose appropriate alli tempj presenti, introdotti cavalieri venuti in aiuto di Venetia, e lei a parlar di se e di loro molto dignamente. Ho creduto non dovere esser discaro a Vostra Eccellenza il saper tutto il particolare, e però li mando li versi recitati, con aggiungerli appresso che esso ambasciator proprio ha fatto la compositione in francese ed ordinò che si trasportasse da un valent'huomo in italiano in quella forma.
Non vorrei esserli importuno
Di Venetia, 4 marzo 1608

 

 

1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi qui a même envoyé une fin de non recevoir aux inquisiteurs romains qui l'ont sommé de comparaître personaliter (voir lettre 1606-11-26 aux inquisiteurs). Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. L'hiver 1607-1608 a été nommé le grand hiver car, de la mi-décembre à la mi-mars, les rigueurs d'un froid intense se sont abbattues sur toute l'Europe; le Rhin a été pris des glaces du delta jusqu'à Cologne; l'Escaut, à Anvers, a gelé si fort que l'on y bâtit dessus plusieurs tentes et pavillons où s'y vendaient toutes sortes de victuailles. A Paris, Pierre *De L'Estoile rapporte : Le jeudi [10 janvier 1608] mesme, le calice se gela dans Saint-André-des-Ars, et falut chercher un réchaux sur le pâtissier, pour le fondre. […] Depuis le premier de cest an et mois, la froidure fut extrême, et la gelée si grande et aspre, que, de mémoire d'homme, il ne s'en estoit point veu de semblable. […] Un homme, gelé sur son cheval, estant arrivé à la rue S. Martin, à Paris, en est descendu tout roide mort de froid ; deux pauvres femmes, près la porte S. Marceau, trouvées mortes de froid, dont l'une estoit la lettière de Villejuifve, qui fust trouvée morte, aiant la teste appuiée sur son pot au lait. Un gentilhomme, pour n'avoir voulu descendre de son cheval, son engin aiant esté gelé avec de grandes douleurs, court fortune de le perdre. Et beaucoup d'autres estranges accidens que la cruauté du grand froid cause en plusieurs et divers lieux. (Mémoires-journaux, Paris, Didier, 1857, p. 41-43). A Venise : Nel principio dell'anno 1608. fu così insolito freddo, e così grande, che superò le memorie de gli huomini, e cadè così gran copia di nevi, che non si poteva transitar per le strade, né uscir dalle case. I tetti per il gran peso di esse nevi patirono molto ; poiché alcuni si aprirono, altri caderono, durando questi incommodi intorno a tre mesi. In Francesco Sansovino, Venetia città nobilissima et singolare descritta in XIIII libri... con aggiunta... dall'anno 1580 fino al presente 1663 da d. Giustiniano Martinioni, Venezia, Steffano Curti, 1663, Lib. XIII, p. 638-639.
5. Pour se rendre de Venise à Paris et prendre son poste, Antonio *Foscarini a mis plus de quatre mois, rallenti par les conditions météorologiques exécrables de ce grand hiver 1608-09. Voir l'ensemble de ses courriers envoyés au doge pendant ce voyage, AMAEE, Mémoires et documents, Venise, 1896/40.
6. Le 16 janvier 1608, Foscarini écrit au doge, depuis Nevers : Mi partii da Lione il giorno che scrissi alla Serenità Vostra di dover partire. A Roana mi sono imbarcato et in tre giorni, sebben con qualche difficoltà per l'impedimento del giaccio, mi son condotto in questa città nella quale mi trovo sei giorni sono, pur per l'istesso rispetto del giaccio che fatto maggior dal rigor del freddo, seben non ha forza di coprir la fiumana [la Loire], precipita però per essa in pezzi così grandi, sodi e frequenti, che riesce affatto impossibile il navigar (AMAEE, op. cit., 1896/40, f.53r).
7. Le 12 février 1608, Foscarini a écrit au doge depuis Vigli [i.e. Villy dans l'Yonne], poste située à 300 km au sud de Paris. Il a échappé aux glaces de la Loire et arrive à Paris le 28 du mois (AMAEE, op. cit., 1896/40, f.57r).
8. On notera qu'à cette date, Foscarini n'est pas encore arrivé à Paris. Cette lettre est à la fois la preuve de son oisiveté à Nevers et du profond lien d'amitié qui le lie à Sarpi.
9. Moins d'un an après la levée de l'interdit, les négociations sous l'égide de la France vont encore bon train entre Rome et Venise car la curie romaine souhaite conduire la République à total repentir et veut obtenir l'abolition des textes produits par la République et par ses soutiens durant l'interdit alors que Sarpi et les autorités vénitiennes s'opposent farouchement à cette soumission. Voir Corrado Pin, Consulti, op. cit., Introduzione, § 2.4, p. 50 et l'introduction au consulto 50 : Scrittura in diffesa delle opere scritte a favore della Serenissima republica nella controversia co sommo pontefice, p. 672-695.
10. Voir Notices biographiques : Francesco *Vendramin.
11. Francesco *Vendramin a été ordonné prêtre le 1er mars 1608.
12. C'est le 16 février 1608 que le sénat vénitien a mis fin à ses tervigersations avec Rome sur l'examen de *Vendramin qui a reçu le titre de protonotaire apostolique. Voir Corrado Pin, Consulti, consulto 36, p. 583-585 : Sopra un breve pontificio all'illustrissimo patriarca Vendramino, se pregiudichi al iuspatronato.
13. Dans la République de Venise, le choix des évêques appartient au sénat mais, après examen, la confirmation est du ressort du pape. Sur les tractations menées entre Venise et Rome, voir Corrado Pin, Consulti, op. cit., Consulto 26 : Sopra il mandar a Roma il patriarca, p. 525-536.
14. Voir Notices biographiques : Niccolò *Contarini.
15. C'est nous qui complétons pour une meilleure lecture du texte.
16. Voir Notices biographiques : Carlo *Gonzaga, duc de Nevers.
17. Voir Notices biographiques : Sir Henry *Wotton.
18. Voir Notices biographiques : Jean *Bochard de Champigny, ambassadeur français à Venise, de 1607 à 1611.
19. Voir Notices biographiques : François *Savary, comte de Brèves, ambassadeur français à Rome, de 1608 à 1614.
20. Giovanni Mocenigo est ambassadeur vénitien à Rome, de mai 1609 à mai 1611.
21. Voir Notices historiques : •trêve de Douze-ans.
22. Voir Notices historiques : ligue de •Halle qui sera fondée le 12 mai 1608.
23. Le 23 juin 1606, l'archiduc Matthias de *Habsbourg signe avec Stephen Bocskay le traité de Vienne qui met un terme à la rebellion des Hongrois (alliés aux Turcs de Achmet I) en garantissant la liberté de religion en Hongrie royale et en Transylvanie ; ce traité de Vienne sert de base au traité de paix de Zsitva-Torok (11 novembre 1606) signé par l'empereur Rodolphe II de Habsbourg pour cesser la Longue guerre ou guerre de Quinze-ans (1593-1606) et établir la partition de la Hongrie entre les Habsbourg et les Ottomans.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 95r-99v.

Editions précédentes
  • A. Bianchi-Giovini, 1833, lettre I, p. 1-7,

  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre XVI, p. 48-51,

  • P. Savio, 1937, lettre I, p. 16-23.