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Buona nuova è quando insieme viene avviso dell'infermità e della sanità recuperata; è da credere che la febre patita da Vostra Eccellenza tre giorni sij stata una purgatione fatta dalla natura delli mali humori aggregati per lo patimento del viaggio, fatto in tempi così asperi, per il che più mi rallegro, che mi doglio.
Li huomini del re d'Inghilterra hanno tutti alquanto di barbaro, e l'ambasciatore4 d'Inghilterra5 massime, se bene insieme con quel loro sossiego sta congionta altrettanta cortesia, ma Vostra Eccellenza è appunto attissima a trattar con loro, che sa rispondere secondo l'occorrenze all'una ed all'altra maniera. Veramente il tener prattica con loro, e più domestica che si può, serve molto; serve per dar riputatione e generar gelosia in quelli del papa e di Spagna, e renderli attoniti, essendo molto utile che credino esserci anco più amicitia di quella che sij.
Resto molto obligato e debbitore a Vostra Eccellenza per l'affetto che mi mostra, il quale anco non hora solamente mi è manifesto, ma molto tempo fa; alle occasioni, la supplicarò sempre con certezza di trovar l'animo pronto a favorirmi. Nissuna cosa mi può occorrere, salva che in materia delle persecutioni del papa; ed è vero che già due mesi6, se ne diceva qualche parola, ma dopo è passato a così alto silentio che mi fa stupire. Io credo non che habbi mutato il mal animo, ma che li altri pensieri l'habbino divertito. Non credo —mentre egli tace— esser bene trattar cosa alcuna, per non tornare il negotio in piedi dal canto nostro, ma, tacendo egli, tacere ed all'hora solo adoprarsi quando egli fa moto. Forse che piacerà a Dio fare che non se ne parli più, ed io più tosto desidero che la cosa cada così e termini in un silentio, che in una compassione, parendomi che così passi con più reputatione publica, alla quale solo ho mira che del resto son senza bisogno e senza desiderij.
Mi piace molto che il duca di Soly si mostri amico e li rispetti persuadano che sij con verità; ella haverà ragione con questi ragionamenti familiari e cortesi, scoprire le sue inclinationi, se alla quiete o al moto, e quanto al moto, se a levante o vero a mezodì; e quanta intelligenza vi sij col re d'Inghilterra.
La buona dispositione del re di Francia mi piace sopra modo, purché corrispondino li senatori, dalli quali mi piace che non si possi aspettare prestezza, nè sij bene il procurarla, per non tirarli in una negativa, dove vengono per il più tirati, sempre che si procura di farli risolvere presto; poiché si sa la natura delle persone, con chi si tratta, bisogna comportarla e secondarla. Vostra Eccellenza sa benissimo che alcuno ancora non è troppo bene affetto a questa sorte di negocii.
A Savoia nessun crede, e fama è che il re di Francia istesso non se ne fidi e si tiene che esso Savoia faccia tutto per avantaggiar le cose sue con Spagna. Nissuna cosa più si aspetta da Vostra Eccellenza, se non quello a punto che ella fa, buoni officij che pian piano gettano radici. Le occasioni presenti non consigliano che si aspetti il frutto immediate. L'agricoltore semina sopra inverno, aspettando il frutto per l'estate; ogni buon seme fa il frutto suo e quello che tarda più a produrlo, fa più soave. Io spero dall'opera di Vostra Eccellenza gran cose.
Mi ha fatto favore a servirsi del libro sopra il concilio7 essendo quella, materia della quale potrebbe nascere occasione che si parlasse.
Li moti, non dirò più di Ungaria ma di Germania, vanno crescendo. S'intende, per li ultimi avvisi, che Matthias8 fosse entrato in Boemia e che, caminando, vadi facendosi far giuramento dalli popoli. Li principij sono tanto grandi che pare sij impossibile che non succeda gran mutatione. Tutti li Tedeschi che sono in questa città paiono inclinati alle cose di Mattias, che mi fa credere che in Germania l'imperatore9 habbi pochi devoti. Dio faccia la sua santa volontà.
Qui l'haver veduto che il signor *Contarini10, due volte tanto prossimo, fu escluso dal collegio, diede molto animo11 e fece parlar alto a certi che vorrebbono opprimere li buoni, cosa che fece svegliare molti ; onde successe poi l'elettione del Barberigo12 a Savoia, di 426 balle, e poco di poi la ballotattione in gran consiglio del Contarini, che rimase di 400 dal suo concorrente, gentilhuomo del resto atto a rimaner con tutte le balle; cose che hanno confirmato li buoni e fermato alquanto li altri e che danno speranza che le cose sijno per andar sempre bene, poiché l'universale si vede disposto a fare la giustitia.
Sento molto piacere che Jacomo *Badoer riesca a Vostra Eccellenza di valore, come l'ho depinto; però non posso restare di riverentemente ricordarli d'andare con esso lui col sacco da raccogliere, massime per questi principij, sin che più internamente lo maneggerà in negotiijchè, quanto si aspetta a conversatione, è compitissimo, non occorre dubitarne.
Non mi allongherò più per non attediarla.
Di Venetia, li 13 di maggio 1608

Contarino si aspetta qui questa settimana e si tiene che porti lettere dal suo padrone, alcuni dicono con negocio, presto si vedrà.
Occorse, già qualche giorno, che un servitore dell'ambasciador Sciampignì13 fu preso dalli zaffi14 per havere un pugnale, e fu immediate conosciuto, ma il detto signor non resta sodisfatto, dicendo che haverebbe voluto qualche dimostratione et allega che costì sia stata fatta dimostratione molto gagliarda contro certi officiali, per affronto fatto a lei. Però questi sono ragionamenti che egli fa in privato —che mi son venuti all'orecchie- et ho voluto che Vostra Eccellenza lo sappia a buon fine.

 

1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi. Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4 Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit ambasciador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer ambasciator(e).
5. L'ambassadeur anglais à Venise est Sir Henry *Wotton et à Paris
6. Comme dans sa lettre 1608-05-27 à Groslot, Sarpi fait allusion ici à la tentative d'empoisonnement ourdie contre lui au sein même de son couvent par trois frères dont un de ses propres copistes, frère Antonio Bonfini da Viterbo, après l'échec de l' •attentat de Santa Fosca.
7. Sarpi fait référence à l'ouvrage de Jacques Gillot (1550-1619), Actes du concile de Trente en l'an 1562 et 1563 pris sur les originaux, [s.l.], [s.n.], 1607, que l'auteur lui a envoyé peu de temps auparavant, sachant son intérêt particulier pour la matière conciliaire. Voir lettre 1608-04-18 à Gillot. Il est évident qu'il ne peut s'agir de l'Histoire du concile de Trente de Sarpi dont la rédaction n'a pas encore débuté ; d'ailleurs la phrase suivante (essendo quella, materia della quale potrebbe nascere occasione che si parlasse) ne serait-elle pas l'aveu discret du projet de Sarpi ?
8. Voir Notices biographiques : Matthias de *Habsbourg.
9. Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit imperador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer imperator(e).
10. Voir Notices bigraphiques : Niccolò *Contarini.
11. Pietro Savio cite ici la lettre du nonce Berlingiero *Gessi au cardinal Scipione *Borghese : Lunedì in pregadi furono eletti tre savii grandi [cav. Mocenigo, Alessandro Zorzi, Nicolo Donà] et il signor Nicolo *Contarini che pretendeva tale uffitio et ci haveva fatti gran brogli et prattiche, non lo puotè ottenere, havendo havute 91 fave contrarie, sì che è restato assai mortificato.
12. Voir Notices biographiques : Gregorio *Barbarigo.
13. Voir Notices biographiques : Jean *Bochard, sieur de Champigny.
14. Zaffo : terme vénitien qui désigne les agents de la police et les exécuteurs des ordres des tribunaux ; on distingue les zaffi da terra qui fonctionnent dans la ville, les zaffi da barca qui patrouillent dans la lagune et les stradieri qui exercent un contrôle sur les marchandises pour le compte de la douane.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 59v-64r.

Editions précédentes
  • P. Savio, 1937, lettre III, p. 26-29.