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Ho communicato quella di Vostra Eccellenza del primo, con chi ella mi ha commandato ed habbiamo discorso insieme tutto il negotio, e veramente ella non poteva essere risoluta nel tempo passato di quanto desiderava perché s'aspettava necessariamente di sapere alcune cose, le quali potevano grandemente alterare la deliberatione. Ognuno teneva che andasse a Venetia dove anco aspettano *Alincourt4 ; era pur necessario sapere prima che cosa dirà Alincourt di Savoia5 e del re, essendo certo che potrà svelare ciò che volesse dir Savoia qua; massime che il figlio dica vero che il padre mostrerebbe la sua buona volontà; s'aspettavan anco di saper quello che il re di Francia haveva mandato a dire a Savoia per stabilir il figlio. Savoia non va più a Mantova, con disgusto del duca6 , laonde cessa mo' questa ragione ma resta bene ancora quella di Alincourt; alcuni si sono bene per il passato maravigliati come volesse pericolar la sua riputatione. Pare che Vostra Eccellenza può usare anco di queste cose con *Villeroy7 e con quelle scusare. Intanto, Fresnes8 non mi maraviglio che sij negletto: così avviene ed avverrà sempre a quelli che si levano dagli amici e si mettono dall'altra parte, che non acquistano il nuovo e perdono il vecchio9. Il Priuli10 dice molto male di lui, sino che scriveva in Francia il contrario di quello che li 4011 havevano detto.
Sento molto piacere12 che Vostra Eccellenza habbia ristretto amicitia con il signor presidente Thou13, essendo gentilhuomo di realtà compitissima ed affettionato a tutti li buoni.
Le sarà per avviso che il papa parla al presente con tutte le amorevolezze imaginabili, non fa più mentione di cosa acerba, per il che gli amici, che li credono —o mostrano di crederli- ritirano ogni cosa indietro e forse persuaderebbono tutti, se non fosse che il nuncio fa all'istesso, [per il che alcuni ascrivono a Mocenigo, il quale indolcisca le cose.
Il signor Pietro Contarini14 risolve di non trattare co 'l Martinengo15 sino che non haverà inteso Alincourt, per governarsi hora secondo che le opportunità consiglieranno. Anco il Moresini16 da Mantova porterà qualche cosa, dove molti intervengono, non è possibile concludere assai presto]17.
Ho inteso le feste fatte da Vostra Eccellenza nella nascita del duca d'Angioù18, veramente regie, essendovi intervenuto e denari sparsi e conviti publici. Il suo successore puotè —essendo in Moretto, picciol luogo- far qualche cosa alla natività del duca d'Orlians, ma ella in Parigi ha superato ogni magnificenza.
Intorno le cose del mondo, s'hebbe avviso che Mattias si ritrovava vicino a Praga quattro leghe, e che l'imperatore adornava la sua partita, la qual disegnava che fosse verso la Sassonia, per dove era quasi che risoluto, quantunque il nuncio apostolico le havesse quasi che protestato che non andasse in luoghi di protestanti e fatto officio acciò andasse in Ispruch. Si sta aspettando l'esito di questa prima mossa. Intendo da persona versata che, poco è, partì di là che già sarebbe successo accordo, se Mattias fosse assoluto, ma egli ha più tosto in nome et apparenza che in essistenza la sopranità, per il che le cose non si veggono accomodate.
Stupisco che in un tanto moto li giesuiti non si nominino. è possibile che tanto negocio possi procedere senza loro ? In Venetia, veggo che sempre perdono più, sì che mi vado quasi certificando di non doverli veder più in questo Stato e, se per buona ventura, le occorresse alcuna cosa sinistra in Germania, ci liberarebbono d'ogni pensiero, perché harebbono assai che fare là, né li restarebbe spatio di pensare a qui.
Non voglio restar di narrarli, per darli solazzo, una bella historia. Un gentilhuomo19, nostro amico, ha fatto comparire innanzi certi devoti delli gesuiti qua una donna vedova e fattole dar lettere direttive al padre preposito di Ferrara e ricevere risposte; onde, per due mesi, ha tenuto questo commercio di lettere, sempre in materia toccante la conscienza. Prima li esplicò li scrupoli che sentiva, per non havere osservato l'interdetto, di che il confessore suo diceva non volerla assolvere perché non haveva peccato, qui il gesuita ha risposto che bisognava che il confessore fosse un luterano e che ella dovesse onninamente mutar confessore e li nominò diversi in diverse chiese —ecco qua l'inteligenza che conservano. Poi passando innanzi, scrisse la donna che haveva mutato confessore e che il nuovo -tutto il contrario— le haveva detto che era stato gravissimo peccato e quasi heresia l'essere andato a messa nel tempo dell'interdetto, e peggio che se havesse biastemmato, rubbato e che al papa stava fare che quel che non è peccato, sij peccato, e quel che è, non sij, e che tanto è dire che il papa possi fallare quanto che possi fallar Christo. Delle qual cose ella era restata alquanto sospesa, parendole che fosse troppo. Rispose il buon padre benedicendo Dio che l'havesse fatto riscontrare a confessor così pio, che tutto quello che le havea detto era verissimo e che stasse riposata nell'animo e gli credesse, che egli l'assicurava. Le lettere passorno tante che ultimamante scrisse la donna che desiderava consiglio da lui nel testamento, qual disegnava fare. Esponendoli che haverìa 20 000 scudi di dote ed alcuni nepoti con molti figli, che desiderava ben lasciar loro qualche parte, però che ancora voleva havere riguardo all'anima sua e lasciare a qualche luoghi pij; che haverebbe lasciato volentieri a loro ma, perché per esser banditi non si poteva fare, voleva proseguire il suo consiglio nell'elettione delli luoghi a chi lascierà. Il buon padre ha risposto e mandato une formola di testamento nella quale si distende la sua volontà e, quanto alli legati pij, la formola dice : lascio a madonna N. scudi 4000, che ella ne facia quello che gli ho detto esser la mia volontà nominando nella lettera il nome della persona e dicendo quella intendersi con esso loro di quello che doverà. Hora mo' che vogliamo dire da questo successo finto ? non dobbiamo cavar certa conclusione ? che tuttavia, se ben esuli, pescano nelle nostre acque e seminano ne' nostri campi quella dottrina che per noi non può esser più pernitiosa. Credo che questi signori rideranno intendendo questa historia, ed io che ho attediato Vostra Eccellenza pur troppo con tante dicerie, faccio fine.

Di Venetia, li 27 di maggio 1608

 

1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi. Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Voir Notices biographiques : Charles de *Neuville, sieur d'Alincourt. Ambassadeur français à Rome qui, sur la route du retour en France, a fait une halte à Venise où il a rencontré Paolo Sarpi.
5. Voir Notices historiques : affaires du duc de •Savoie.
6. Voir Notices biographiques : Francesco IV *Gonzaga.
7. Voir Notices biographiques : Nicolas IV de *Neufville, marquis de Villeroy.
8. Voir Notices biographiques : Philippe *Canaye de Fresnes, ambassadeur français à Venise du 6 août 1601 au 30 décembre 1607.
9. Sarpi fait ici référence à la conversion opportuniste de Canaye de Fresnes pour obtenir l'ambassade à Venise, au grand dépit de ses coreligionnaires.
10. Voir Notices biographiques : Pietro*Priuli, ambassadeur vénitien auprès d'Henri IV de 1605 à 1607.
11. Il s'agit du sénat vénitien.
12. Les éditions de Bianchi-Giovini et de Polidori font commencer la lettre par ces mots.
13. Voir Notices biographiques : Jacques-Auguste *De Thou.
14. Voir Notices biographiques : Pietro *Contarini, ambassadeur vénitien à Turin du 15 avril 1606 à décembre 1608.
15. Le comte Francesco Martinengo (1548-1622) est un noble de Brescia qui embrasse le métier des armes au service de la Sérénissime (il prend part à la bataille de Lépante) et, de 1580 à 1614, il est au service du duc de Savoie. Ce lien est renforcé par son mariage avec une jeune aristocrate piémontaise.
16. Francesco Morosini a été ambassadeur extraordinaire de la Sérénissime à Mantoue, à l'occasion du mariage de Francesco Gonzaga avec Margherita, fille du duc de Savoie, le 19 février 1608.
17. Passage absent des éditions Bianchi-Giovini et Polidori.
18. A sa naissance le 24 avril 1608 à Fontainebleau, le titre de duc d'Anjou est donné à Gaston, troisième fils du roi de France et de Marie de Médicis, qui ne deviendra duc d'Orléans qu'en 1626, après la mort de son frère Nicolas, le 17 novembre 1611.
19. Dans sa lettre 1608-08-05 à Groslot, Sarpi cite nommément Giovanni Francesco *Sagredo. Convaincu de la nocivité et de l'avidité des jésuites, il a monté une supercherie à leur dépens. Le 12 mars 1608, sous l'identité d'une pseudo-comtesse Cecilia Contarini, il a pris contact épistolaire avec le jésuite Antonio *Possevino, au prétexte que l'Interdit a chassé son confesseur, Antonio Giugno, et qu'elle en cherche un par correspondance. Le dossier est finalement entre les mains du jésuite padouan Antonio Barisone (1577-1613), recteur du collège de Ferrare, qui accepte les échanges épistolaires sous les pseudonymes de Anzola Colomba et Rocco Berlinzone. Au fil des 48 lettres, A. Colomba réussit à obtenir des preuves de l'avidité du confesseur qui la conduit à léguer ses biens aux jésuites (malgré la loi du 22 décembre 1536, confirmée le 26 mars 1605, qui fait interdiction aux Vénitiens d'accorder des legs aux religieux sans autorisation du Sénat). La dernière lettre, adressée à Berlinzone en date du 12 juillet 1608, l'informe du décès de la comtesse, révèle tous les ressorts de la supercherie et conclut par un réquisitoire contre la Compagnie : Felice pur chi vi conosce perché si sta lontano dagli aguati degli ingani vostri, ma altrettanto miseri e sciagurati quelli che vi prestano fide, … , restano alla fine miserabile preda della libidine e avarizia vostra. Cette plaisanterie a fait le tour de Venise et a été évoquée dans des poèmes récités lors du banquet d'adieu de Sagredo, en partance pour Alep. BN Marciana, ms. it. X, 188(=7216): Delle lettere di M. Rocco Berlinzone. Registro de diverse lettere scritte al padre D. Antonio Barisone della Comp.gnia di Giesù sotto un finto nome della Clar.ma S.ra Cecilia contessa insieme con le risposte dategli da lui così in materia di casi di conscientia, come per consiglio del suo testamento … .
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 48v-54v.

Editions précédentes
  • A. Bianchi-Giovini, 1833, lettre III, p. 13-17 (incomplète),

  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre XX, p. 60-62 (incomplète),

  • P. Savio, 1937, lettre IV, p. 29-32.