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Molto illustre signor

Non posso partirmi dalla credulità conceputa da me al primo sentore c’hebbi dell’indispositione di Vostra Signoria, che essendo contratta frescamente per l’eccessivo rigore dell’inverno passato dovesse esser corretta dalla natura nell’està seguente.
Quando ella fosse venuto qua, come fama era, non m’haverei potuto contenere dal persuaderla che non volesse con medicamenti impedire l’opera della natura. Sentirei piacere indicibile quando nascesse occasione (con suo bene però) ch’io potessi vederla et servirla. Resto nella mia speranza che il tentar questi bagni2 non sarà occasione tale, ma ella ricupererà la sanità senza quelli, non restando di aggiongere che in ogni evento non debba far gran fondamento sopra la virtù di questi bagni che forse come avviene a tutte le cose lontane, sono stimati più costì che qui.

Quando ella si transferisse qui, credo bene compatirebbe alle nostre miserie più tosto perché non habbiamo conseguito il fine delle nostre speranze che perché siamo in peggior stato. Le cose sono apunto come ella le lasciò, senza peggioramento et senza speranza di meglio. Quel di che si può dolere è che non potendo le cose humane fermarsi, né essendoci speranza che si megliorino, resta un quasi certo timore di male. Però le cose future sono in mano di Dio et delle temute non avviene la decima parte.
Le vanterie delli padri giesuiti non hanno fino al presente fondamento fuor delli loro disegni. Per ancora non si è trattato cosa alcuna et secondo il modo di trattare di qua non è possibile che dal principio al fine passi meno d’un anno. Non ardisco dar titolo d’impossibile ad alcuna cosa, ma se le congietture ragionevoli hanno luoco, si può dare a questa. Se io credessi che di costà non fosse per venire mal alcuno, duplicarei li momenti della mia credulità, ma non posso negare che da cotesto luoco non temi se non altro almeno che non sij imitata la volpe che perse la coda. Giudico che li padri, come savij, habbino al presente maggior pensiero di conservare le cose loro in Germania che acquistarle qua. Che cose habbino concluso nella loro congregatione, non è stato possibile penetrare, salvo una che pur non è buona, cioè che hanno accresciuta l’auttorità al generale loro3, il che non è altro, salvo che unir loro più strettamente con la corte romana et tra sé stessi. Nelli mesi passati habbiamo patito qualche proposte noiose, adesso tutto è posto in profondissimo silentio, per le cose che passano altrove, le quali poco erano curate quando si credeva che si contenessero in Ungaria, hora se ne fa qualche conto vedendosi unire et minacciare più lontano, et questo ci fa dormire noi più quietamente ancora.
Che io sij in ocio non nasce da negligenza, ma perché l’operar importuno potrebbe privar delli mezzi di operare alle opportunità, et nessuna cosa potrebbe più mettermi nelli pericoli da’ quali Vostra Signoria teme di me, quanto il fare qualsivoglia cosa di mio capo et senza participatione et così porgere pretesto a chi lo desidera. Che delle machinationi ne sijno sempre più ordite contra la mia vita, son certo, et di molte sono avvisato in particolare, et faccio quello che posso mediocremente senza turbare la quiete dell’animo4. Il rimanente rimetto a Dio.
Non ci è forse cosa più necessaria, quanto manifestar al mondo la verità delle cose passate, poiché li nostri avversarii, seguendo l’uso et esempio de’ suoi maggiori, già hanno fabricato scritture false et stampate ma tenute per mettere in luce dove li par necessario et a poco a poco. Nondimeno bisogna far qui con cautione, credo però che il fine sarà conforme a quello che la necessità mostra, ma di questo le scriverò un’altra volta al più lungo.
Monsignor *Gillot mi fece gratia d’un esemplare della sua raccolta materia degli Atti del concilio5, che mi fu molto grata et vi truovo dientro cose molto notabili. Lo ringratiai con una mia lettera6 dove anco li mandai copia d’alcune cose ch’io ho raccolto, come per assaggio delle molte che tengo in quel proposito7. Prego Vostra Signoria quando vedrà quel signore, fargli li miei basciamani et rinnovargli la memoria di me che gli vivo devoto.
Ho ricevuto le ragioni della precedenza. Non ho ancora messo mano per leggerle, ma ne ringratio Vostra Signoria, sì come le resto molto obligato per l’aviso che mi da di monsignor *Leschassier, il quale mi riesce nella cognitione de’ canoni ecclesiastici il più dotto huomo c’habbia cognosciuto. Egli m’ha scritto alcune volte et sempre molto dottamente et saldamente, adesso mi manda certo suo discorso sopra una imputatione datali8 che mi pare molto erudito et fondato. Vero è che li ho scritto con qualche libertà et tanta che ad un Italiano non ardirei scriver così. All’avvenire mi valerò del consiglio di Vostra Signoria il quale conosco prudente et amichevole.
Li signori *Malipiero, *Molino e Fulgentio9 li rendono infiniti saluti. Il signor Molino sta in molta espettatione di vedere il Polibio del signor *Casaubona et fra tanto è curioso di sapere che cosa il libro contenirà
10, se sarà semplicemente con note che servino per intelligenza dell’autore a guisa di Lipsio sopra Tacito11 o pure se appresso contenirà discorsi militari et politici, et prega Vostra Signoria che si degni in gratia sua d’investigare sopra ciò et scrivere quattro parole. Fu scritto qui che il signor Casaubona fosse per metterci parte delle cose destinate al trattato De libertate ecclesiastica. Io non posso persuadermelo, poiché sarebbe un prestar occasione a qualche prohibitione, se bene, dall’altro canto, sarebbe forse un dar ingresso a quelle considerationi appresso persone che mai le leggerebbono sotto il suo proprio titolo.
Tengo molto obbligo alla gratia del signor presidente di Thou12 che tiene memoria di me. Prego Vostra Signoria renderli molte gratie per mio nome et pregarlo della continuatione et offrirli la mia servitù. Nel rimanente, rimango con molto desiderio di far cosa grata a Vostra Signoria, al quale bascio umilmente la mano. Resi al signor *Asselineau la lettera, se a lui piacerà mandar per mio mezzo la risposta, sarà allegata a questa.
Di Vinetia, il 27 maggio 1608

  • 1. La copie ne comprend pas l’adresse.
  • 2. Déjà à l’époque, la région de Padoue était célèbre pour ses thermes, réputés pour le soin des rhumatismes et des troubles de la circulation.
  • 3. Il s’agit alors de Claudio Acquaviva.
  • 4. Voir Notices historiques bibliographiques : attentat de Santa Fosca.
  • 5. Jacques Gillot, Actes du concile de Trente en l'an 1562 et 1563, pris sur les originaux, [s.l.], [s.n.], 1607, table, 251 p., in-4°.
    Pierre De l’Estoile : Le lundi 28 [mai], on m’a donné ung nouveau livre, et nouvellement imprimé à Paris par C.B., intitulé : Actes du concile de Trente ès ans 1562 et 1563, pris des originaux. Ce petit livret, qui est fort bon et digne d’estre recueilli aiant esté compilé par un conseiller de la grande chambre, homme de bien et docte, fust fort recherché, à l’instance principalement du nonce du pape, pour lequel à la vérité il ne fait rien. Si qu’on envoia à toutes les imprimeries pour en saisir ce qu’on en trouvoit, et pour en descouvrir l’imprimeur et l’aucteur : lequel en estant averti, en donna promptement avis à l’autre, à l’imprimerie duquel on vinst, vendredi dernier 25 de ce mois, mais trop tard : car estant achevé d’imprimer, les copies jà entre les mains de l’aucteur. Si que par ce moien il se void par tout, et se lict avec fruit et contentement de beaucoup, encores qu’il n’y ait mis la moitié des traictés qu’on peult recouvrir sur ceste matière (Mémoires-journaux, Paris, Didier, 1857, p. 423-424).
  • 6. Voir lettre à Jacques Leschassier du même jour.
  • 7. Allusion à son travail préparatoire à l’Histoire du concile de Trente.
  • 8. Sarpi fait ici allusion à l’affaire qui a opposé Jacques Leschassier à Antoine Rose, évêque de Senlis, en délicatesse avec son chapitre ; J.A. De Thou décrit cela dans son Historia (vol. X, lib.I, p. 229) : …les chanoines prétendoient avoir droit de donner des démissoires aux chanoines de leur église qui prenoient les ordres dans d’autres diocèses ; l’évêque soutenoit de son côté que ce droit n’appartenoit qu’à lui.
    Trois remontrances faictes sur la fin des derniers troubles et recueillies depuis peu de temps, Paris, L'Huillier, 1608, in-12. L’opuscule a également  été publié dans Œuvres ... contenans plusieurs excellens traittez tant du droit public des Romains que de celui des François, ensemble quelques mémoires servans à l'antiquité de l'Église et à l'illustration de l'histoire de France, Paris, 1649, 2 parties en 1 vol. in-4°.
    Pierre De l’Estoile : Le mardi 6 [novembre 1607] M. Du Pui m’a donné des lettres de relief, d’appel comme d’abus, obtenues par M. Leschassier, en ce mois, 1607 contre maistre Antoine Rose, évêque de Senlis, et qu’il a fait imprimer, et sont notables pour la défense des libertés de l’église gallicane. J’en ay les factums et procédures du dit Leschassier d’où les susdites lettres sont émanées, recueillies en un de mes manuscripts in-folio, qui sont de l’an 1605 et 1606 (Mémoires-journaux, Paris, Didier, 1857, p. 429).
    Voir Thierry Amalou, « Jacques Leschassier, Senlis et les libertés de l’Eglise gallicane (1607) », in Revue de l’histoire des religions, 3/2009, p. 445-466.
  • 9. Voir Notices biographiques : Fulgenzio Micanzio.
  • 10. Polybe (200-120 av. J.-C.), Historiarum libri qui supersunt. Isaacus Casaubonus ... emendavit, latine vertit et commentariis illustravit. Commentarius de toleranda obsidione Is. Casaubonus ... latinam interpretationem ac notas adjecit..., Parisiis, H. Drovardum, 1609, 2 part. en 1 vol., in-fol.
    Finalement, Casaubon va envoyer un exemplaire à Sarpi (voir lettre 1610-08-17 à Casaubon) et un autre à Molin avec la dédicace manuscrite : D. Dominico Molino, senator veneto et amico honorando, comme on peut le voir à la bibliothèque Marciana de Venise [131.D.6]. On notera que ce volume ne fait pas partie du legs Molin, à la bibliothèque Marciana.
  • 11. Tacite (55-120), C. Cornelii Taciti Historiarum et Annalium libri qui existant, Justi Lipsii studio emendati... Ejusdem Taciti Liber de moribus Germanorum, Julii Agricolae vita. Incerti scriptoris Dialogus de oratoribus sui temporis... , Antverpiae, ex officina C. Plantini, 1574, 765 p. et l’index, in-8°.
    L’édition à laquelle Sarpi fait allusion est certainement la dernière préparée par Juste Lipse à l’aide des notes de Curzio Pichena, et éditée par Joannes Woverius qui signe l’épître dédicatoire. La première partie contient : Opera Taciti, précédées des pièces liminaires des éditions antérieures, auxquelles il faut ajouter une nouvelle préface de Juste Lipse : Allocutio iterata et novissima, datée de septembre 1605. Le texte du Liber commentarius et des Notae est distribué au bas des pages ; certains commentaires sont réunis à la fin sous le nom d’Excursus. La deuxième partie comprend : Dispunctio notarum Mirandulani codicis, ed. 2a, qui est précédée de l’épître dédicatoire et de la préface de Lipse qui figurent en tête de la première édition de la Dispunctio, parue isolément à Anvers en 1602. Suit une épître de Lipse à Balthasard Moret. La troisième partie comporte : l’Histoire romaine de Velleius Paterculus, avec le titre particulier de : C. Velleius Paterculus, cum animadversionibus Justi Lipsii quas postremum auxit et emendavit, puis les Animadversiones Lipsii, des Variantes lectiones in Velleio [par Fr. Raphelangen] et l’index. Antverpiae, apud J. Moretum (avec reprise de la marque de Plantin), 1607, 3 parties en 1 vol., in-fol.
  • 12. Voir Notices biographiques : Jacques-Auguste De Thou.
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TypeCopie
Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f.3v-4r

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre V, p. 22-28,

  • G. Fontanini, 1803, lettre V, p. 201-204,

  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre XXI, p. 63-67

  • M. Busnelli, 1931, I, lettre IV, p. 13-15.