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Molto illustre signor colendissimo
Li avisi che m’apporta quella di Vostra Signoria2 delli 28 giugno intorno le maniere come il Christianissimo ricupera il suo domanio, mi sono stati gratissimi. Apunto io desiderava haver qualche fedel relazione in questo particolare et saperei ben volentieri d’avantaggio a che somma d’entrata monterebbe tutto il domanio, quando fosse tutto recuperato et qualche altri maggior particolari in questa materia. Sì come ho molto desiderio di sapere quando nel Parlamento viene fatto qualche singolare e notabile arresto in causa ecclesiastica. Mi pare opera degna di lei implicare l’ozio suo nello studio della teologia e dell’istoria ecclesiastica, al quale tengo che sii così ben instrutta, che non abbia bisogno d’esser indrizzata da qual si voglia, non che da me]3.
Non resterò però di ubidirla, scrivendoli al parer mio qual sij il modo che una persona sincera debbia tenere. Et per incominciar da scolastici, de’ quali m’adimando in particolare, le dirò che bisogna assai guardarsi da quelli che risolvono le cose troppo magistralmente con un respondeo dicendum, come se fossero arbitri, et più tosto leggere quelli che dicono il suo parere con riserva, et nelle cose non decise non pedantizano gli altri. La università di Parigi costumò già di andarsi applicando alli migliori che nascevano et ultimamente si diede a Guilielmo Ocamo, dal quale chi levasse la barbarie havrebbe uno scrittore molto giudicioso. Io l’ho stimato sopra tutti li scolastici. L’opera sua sopra le sentenze4 fa l’ingegno molto vivace et atto a giudicare. Li suoi dialogi5 che passano dalle cose speculative alle più pratiche, sono stimati molto, dove possono esser letti. Gerson tratta bene quello che tocca ma non ha havuto fine di trattar tutto. San Tomaso corre appresso li giesuiti et li prelati come scrittore molto facile et che non implica la mente in dubitationi ma risolve il lettore pur troppo. Se Vostra Signoria risolverà di leggerlo, sarà bene a punto per punto essaminare li suoi soriti6, che tali sono quasi tutte le sue prove et è nel numero di quelli che prima ho nominato. Se legerà le controversie che passano al presente, sarà ben raccordarsi che tutti, per l’affetto al proprio partito, trapassano et che accommodano le cose al gusto loro et vedono nelli antiqui non quello che ci è, ma quello che vorebbono. Là onde fa bisogno con questi usar la cautione di buon giudice, non prononciando se non udite ambe le parti. Ma per acquistar cognitione della historia ecclesiastica, è necessario mettersi prima in capo una cronologia di tutti li principi et huomini celebri che il mondo ha havuto, distinti tutti per li suoi tempi et reggioni. Nella lettione de gli historici bisogna esser molto cauto perché per il più sono interessati in uno delli partiti. Quando si parla di controversia, li più sinceri sono gli Anglesi, Paris7, Hoveden8, Valsingam9, etc. La più sincera et fedele historia si cava delle Epistole delli Padri10 et altri scrittori di ciascuno tempo. Sopra tutto conviene nel leggere portar affetto neutro et non lasciarsi prender così alta radice a quello che in un autore si truova, che non possi dar luogo alla verità, o maggior probabilità che si trovasse doppo.
Ma per darli, secundo il mio senso, una regola generale et infallibile, per tutte le difficoltà che li potessero occorrere nel progresso delli studij, reputo che questa sij ottima, consigliare con li giesuiti et risolvere tutto il contrario di quello che dicono. Resta, come ella dice, il Parlamento, per un argine ad impedire che non allaghino, ma veggo sempre crescer l’acqua et mancar la terra dell’argine, che mi fa dubitare assai. Noi siamo ben liberi dalle loro persone, ma non dalle loro molestie et insidie. Io non so qual male sij maggiore, quello che fanno assenti o quello che facevano presenti. Vado credendo, a quel che hora veggo, che sono riacettati in Francia, per liberar cotesto regno dalli maggior mali che facevano in assenza, et forse non m’inganno. Vostra Signoria mi stima più del dovere, quando crede che li giesuiti pensino a me. Stij certa che non son così alto che tali fulmini possino percuoterci dentro, se mo’ essi non fossero (del che dubito) nel numero di quelli uomini aurati, che non trascurano le cose intime. Comunque si sij ogniuno è soggetto a pericoli, resta solo il rimettersi a Dio, nelle cose a quali non può arrivare la cauzione humana.

[Prego Vostra Signoria farmi degno qualche volta di sue lettere, che le resterò obligato, senza però che sii obligata a scrivere italiano perché se bene io li risponderò in questa mia lingua, mi sarà però uguale il leggere la sua nell’istessa overo nella francese. Dio Nostro Signore doni a Vostra Signoria ogni felicità, alla quale io bascio riverentemente la mano]11.
Di Vinetia, il 22 luglio 1608.

  • 1. La copie ne comprend pas l’adresse.
  • 2. Le destinataire de cette lettre est François Hotman, conseiller au parlement de Paris, abbé laïc de Saint-Médard de Soissons et seigneur châtelain de Vic-sur-Aisne. Il est le cousin de Jean Hotman.
  • 3. L’édition de Polidori donne un texte totalement différent pour ce paragraphe et modifie sensiblement la forme du reste de la lettre.
  • 4. Guillaume Ockam (1285-1347), Sententia separationis … nunc primum edita ex ms…, Heidelbergæ, ex offi. comeliana, 1598.
  • 5. Guillaume Ockam, Dialogus tre in partes distinctus, quarum prima de hæreticis, secunda de erroribus Joannis XXII, tertia de potestate papæ, conciliorum et imperatoris, Parisiis, 1476. Dialogus inter clericum et militum super dignitate papli et regia, Lugduni, J. Trechsel, 1494, 14982; Parisiis, G. Marchanti, 1498.
  • 6. Le sorite est un mode de raisonnement composé de plusieurs syllogismes enchaînés.
  • 7. Matthieu Paris (1200?-1259) OSB, moine de l’abbaye de Saint-Albans, auteur d’une Historia major a Guilielmo Conquestore ad ultimum annum Henrici tertii qui continue la Chronica majora de Roger de Wendover et de vies de saints. Son Historia a été imprimée pour la première fois par Matthew Parker, archevêque de Canterbury, à Londres, apud R. Wolfium, 1571 puis réédité à Zurich, in officina Froschoviana, 1589, 16062.
  • 8. Roger of Hoveden (1174-1201), chroniqueur, auteur de la Gesta Henrici II et gesta Regis Ricardi car il a participé à la troisième croisade aux côtés de Richard 1er Cœur de lion. Il a écrit des Annales rerum anglicanorum … post Bedam præcipui, Londini, [s.n.], 1596 ; Francofurti, C. Marnium & J. Aubrij, 1601.
  • 9. Thomas Walsingham (1345-1422) OSB, moine à l’abbaye de Saint-Albans et chapelain d’Henri II. Il est l’auteur d’une chronique intitulée Historia anglicana qui court de 1272 à 1422 et dans laquelle il se montre un vif opposant aux idées de John Wycliffe et des Lollards. Il a également écrit une autre œuvre historique : Ypodigma Neustriæ vel Normanniæ … ab irruptione Normannorum isque ad annum 6 regni Henrici V, Londini, J. Dayi, 1574. Ses ouvrages ont été intégrés par l’archevêque de Canterbury, Matthew Parker, dans une Historia Angliæ brevis ab Edwardo primo ad Henricum quintum, Londini, H. Binnemen, 1574 ; Francofurti, C. Marnii et J. Aubrii, 1603.
  • 10. Etrangement, Cozzi lit ici delle parti.
  • 11. Paragraphe absent du manuscrit Dupuy 111.
texte_alternatif
TypeCopie
ScripteurJacques Dupuy
Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f.43r

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre CXXII, p. 603-6071

  • P. Sarpi, 1765, lettre I, p.147,

  • Selvaggi, 1790, X, p.139-1431

  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre XXV, p.79-83,

  • G. & L. Cozzi, 1969, lettre VI, p.28-31,