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Resto ammirativo come la mia lettera mandata per Anversa non sij capitata a Vostra Eccellenza, essendo congiunta con lettere di principi di Germania. Tuttavia ella era scritta in tal maniera che nessuno se ne potrà valere, non haveva pure una parola intelligibile. Io sarò all'avvenire più cauto e, senza sicura fermezza del ricapito, non scriverò mai.
Il consiglio dell'ambasciator4 di Savoia mi par molto savio, in voler veder prima quel che faranno li Spagnoli, ma il duca di Savoia mi par molto savio perché può sperar di v7g83 f9 fr v4 fm 995 dar le sue a chi riceverà per il suo ambasciator [e quale, poiché non se ne vede alcuna; ma egli è assai sottile]6. Io vengo avvisato che il nuncio non solo è congiuntissimo con li ambasciadori di Spagna e trattano insieme, ma che anco machinino contra Venetia. E lo credo perché y gmx16 nx 98 gmf tra il papa e quei del senato mostrano chiaramente che quei da Roma faranno tutto il male che sapranno. Ho sentito essersi publicata per tutto l'intelligenza ed indivisione del papa e del re di Spagna, e mi piace. Nessuna cosa è più utile per quei del senato quanto esser persuasi di questo, ma è gran meraviglia che stij così lungamente secreto quello che l'ambasciator di Spagna7 propone a Francia.
La partita di fra Fulgentio8 non è perdita, non merita esser considerata né stimata, ma bene il modo come egli è trattato di là9. Certa cosa è che il papa lo spesa con tre servitori10, che li dà audienze, e longhe: e, già due settimane, essendo esso fra Fulgentio ed il generale de' gesuiti11 per havere udienza, fu preposto fra Fulgentio ed, introdotto, stette col papa due hore, con impatienza estrema del generale, il quale anco partì noiato per la dimora. Quelli che si sono adoperati a scrivere per il papa si lamentano di restar senza favori e veder favorito, così grandemente, un avversario. Io non so intender questa politica; mi par che sij incitar molti ad offendere, quando si aspetti non solo facile perdono ma premio ancora dell'offesa. Dubito che sotto questo miele vi sia ascoso qualche veneno, che il solo tempo scuoprirà.
Il negotio di Frenes12 mi par chimerico: con tutto ciò, ogni cosa che si tratti, se bene non sij per riuscire, fa bene perché gran confidenza e buona intelligenza ed, alle volte, una chimera dà ingresso a qualche cosa di reale.
Mi scrive monsignor dell'Isle che Pithou13, desistendo dalla pretensione sua di centenara di scudi, adesso solo ricerca di esser pregato per commissione publica. Io veggo benissimo che questo torna all'istesso perché tanto più bisognerà premiarlo, quanto sarà stato pregato; anzi, sarà far di più, intervenendo e preci e pretio, ma ancora, quando questo non dovesse essere, stimo più le preci publiche che cento scudi; per il che veggo la cosa non fattibile. Egli vorrà poi fare una epistola, narrando di essere stato pregato, il che potrebbe partorir non solo disgusti ma anche qualche travaglio, quando le cose passassero quei termini che paiono adesso honesti, come temo che possino essere le considerationi della prima parte, che li ecclesiastici non possino possedere beni stabili; ma questa è una cosa da rimettere al tempo.
Ho gran timore intorno le cose degli Olandesi che fingendo Francia troppo saviamente non sij causa di farli fare da dovero14; alle volte li molto savij danno in questo disordine che, fingendo di persuadere, usano tant'arte che persuadono contra loro proprio volere.
Sciampignì15 è molto sollecitato x7 m3 907 f22 nf17 e dice che, attesa la volubilità del duca di Savoia, non bisogna aspettarlo al convito, ma solo lasciarli il luogo ché egli, spinto poi dalla fame, ci verrebbe. Fra Paolo16 le ha fatto rispondere esser necessario che, prima il duca di Savoia accetti, che egli veda l'invito dell'ambasciator spagnolo, che sino al presente dura. A questo, Sciampignì è restato. Egli crede che quei del collegio inclinino, ed io lo lascio in questa opinione, se ben reputo che non sarà altro.
Le due settimane passate, la città è stata molto occupata nel ricever la gratia del giubilieo che è stato anco con grandissima devotione ricevuto da numero grande di popolo. è occorso solamente che, havendo un padre, fra Gregorio veronese di San Bastiano, negata l'assolutione ad un senatore con mala maniera perché teneva il libro di Quirino17, il padre fu mandato via dal consiglio di X; ma esso, conscio dell'error suo, prevenne e fuggì prima18. S'intende che molti altri confessori hanno fatti officij ancora più sinistri di questo ma non è stato fatto querela di alcun altro. Questo male sarà perpetuo se Dio, per sua misericordia, non provede, addolcendo gli animi ed operando che gli ecclesiastici si contentino della molta auttorità che hanno intrapresa, oltra la datagli da Dio, e non voglino amplificarla più.
Ma un' altra cosa è successa che non partiene a questa. Il nuncio in Venetia ha fatto gran risentimento con quei del collegio per il libro di fra Paolo19, dicendo che si vogli anco …etc…20 e che bisogna risolversi che li libri non si possono tenere, e mostrò una lettera del cardinal di Gioiosa che così fosse stato concluso in quel tempo21. Fu negato da quei del collegio e vi furono parole assai, con qualche insolenza del nuncio, onde passò …22 a dire : Se pensate volerla così, potete riportarvi il vostro ambasciatore. Fra questi nostri amici23 le male sodisfattioni crescono tanto che mi fanno dubitare che dalle parole non vengano a' fatti, e l'istesso dubbio ha l'ambascador d'Inghilterra; ma si pensa, da chi doverebbe, così poco alle cose che quello che succede bene, avviene per caso.
In Austria, le cose sono in gran confusione. Quelli della confessione augustana, fondati sopra parole (dicono) dateli dall'arciduca Mattias, hanno aperto le sue chiese. Egli, ad instanza del legato24 e del vescovo di Vienna25, pensò ritrattare questa innovatione, fece imprigionare un barone che si trovava in Vienna, onde si unirono al numero di 180 nobili dell'Austria inferiore e li presentarono una supplica assai alta di parole. In conclusione, il barone fu liberato, le chiese restano aperte e la nobiltà in moto. Nell'Austria superiore, la nobiltà dell'istessa fattione s'è impadronita della fortezza di Lenz, metropoli. Il legato s'aspetta di giorno in giorno in Italia, il che —se sarà— questa sarà la prima legatione che, da qualche secolo in qua, sij ritornata senza haver fatto effetto.
S'intende anco che la noblità romana sij in gran sospetti, per l'inquisitione che si fa contra molti di loro di havere accettato banditi26 ; di che vengono fatti discorsi assai ma, secondo il costume, credo che l'inferiore sottogiacerà.
Di Venetia, li 30 di settembre 1608

 

[Desidero sapere se il giubileo sarà stato publicato costì e se la bolla sarà stata veduta intiera, ed ogni particolare di questo, con certa occasione corrente.
Ho parlato di quello che Foscarini scrive con …27, il quale mi commendò molto la diligenza e mi disse chiaramente che li altri ambasciatori della Republica non vagliano niente rispetto a quello. Ho sentito gran piacere perché, essendo il sudetto assai nemico, non haverebbe fatta tanta commendatione, se non fosse opinione generale]28.

 
 
1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi. Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit ambasciador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer ambasciator(e).
5. Terme indéchiffrable.
6. Passage absent dans les éditions Bianchi-Giovini et Polidori.
7. Voir Notices biographiques : Pedro *Alvarez de Toledo y Colonna.
8. Vois Notices biographiques : Fulgenzio *Manfredi.
9. Voir également sur le même sujet, les lettres 1608-09-16 et 1608-09-30 à Groslot.
10. Logé au couvent franciscain de San Pietro-in-Montorio (lieu, selon la tradition, du crucifiement de Pierre), Fulgenzio Manfredi y reçoit également une pension de 24 écus par mois (Pietro Savio, op. cit. , p. 40).
11. Voir Notices biographiques : Claudio *Acquaviva.
12. Voir Notices biographiques : Philippe *Canaye de Fresnes, ambassadeur français à Venise.
13. Voir Notices biographiques : François *Pithou.
14. Voir Notices historiques : •trêve de Douze-ans.
15. Voir Notices biographiques : Jean *Bochard de Champigny, ambassadeur français à Rome de 1608 à 1614.
16. Sarpi parle souvent de lui-même à la troisième personne pour des raisons de sécurité, au cas où ses courriers seraient saisis par l'Inquisition.
17. Antonio *Quirini, Avviso delle ragioni della Republica di Venetia intorno alle difficoltà che le sono promosse da papa Paolo V, Venetia, [s.n.], 1606, mis à l'Index le 29 septembre 1606. Après la levée de l'Interdit en avril 1607, Rome et Venise sont toujours en pourparlers à propos des ouvrages publiés pendant l'Interdit en faveur de Venise, tous inscrits à l'Index. Rome veut que Venise les soumette à l'Inquisition alors que la République veut conserver son indépendance. Face au refus officiel, les confessseurs tentent d'influer sur leurs ouailles pour qu'ils renient ces ouvrages et cette influence se fait d'autant plus pressante sur les patriciens.
18. Il s'agit de fra Gregorio di San Sebastiano, originaire de Vérone, qui est confesseur à San Biagio. Au moment de la confession d'un sénateur vénitien, le confesseur a voulu s'assurer qu'il ne possédait aucun ouvrage interdit et le sénateur de répondre qu'il détient les ouvrages qui défendent les positions de la République pendant l'Interdit. Malgré l'injonction du confesseur de les détruire, le sénateur affirme vouloir les conserver. Le confesseur a, dès lors, refusé l'absolution et le patricien a menacé de porter plainte devant le conseil des Dix. Immédiatement, le religieux est sorti et a quitté Venise pour se réfugier à Mantoue, le soir même; dès le lendemain, le conseil des Dix a publié son bannissement. Le nonce Berlingiero *Gessi a tenté, mais en vain, de faire plier la république (Lettre du nonce au cardinal Borghese du 20 septembre 1608, ASVat, Fondo Borghese, II, 279, f. 44-47). Le confesseur s'étant présenté un peu plus tard pour défendre sa cause, il a été maintenu aux arrêts dans son couvent.
19. C'est nous qui restituons car la copie déchiffrée est muette. Bianchi-Giovini et Polidori identifient cet ouvrage avec le Trattato dell'Interdetto mais il pourrait plutôt s'agir des Considerationi sopra le censure della santità di papa Paulo V …, Venetia, Meietti, 1606, la principale participation de Sarpi à la guerre des écritures, qui fait partie des ouvrages pro-vénitiens que le pape veut voir condamner au titre de la levée de l'interdit.
20. Passage indéchiffrable.
21. Dans sa lettre du 20 septembre 1608 au cardinal *Borghese, le nonce Berlingerio *Gessi raconte son audience au palais ducal : […] Soggiunse allhora il doge che essi non tenevano che fossero prohibiti li libri scritti per la Republica, che tutti gli havevano … et che si era convenuto che se si permettevano i libri scritti per la sede apostolica, si permettessero anco quelli della Republica. … onde io seguitai che mi ricordavo che Sua Serenità altre volte haveva detto essersi fatta questa conventione di libri co 'l signor cardinale Gioiosa et […] che io havevo copia della lettera, la quale gli havrei fatta vedere (ASVat, Fondo Borghese, II, 279, f.44-47).
22. Indéchiffrable.
23. Ironiquement, les adversaires de Venise et en particulier l'entourage du pape.
24. Voir Notices biographiques : Giovanni Maria *Millini.
25. Melchior Klesl (1552-1630) est le fils d'un boucher luthérien mais il s'est converti en 1573. Vicaire général de l'évêque de Passau, puis évêque de Wiener Neustadt (1588) et enfin de Vienne (1598). Il favorise la venue à Vienne des ordres contre-réformistes. En délicatesse avec les Habsbourg, il se réfugie à Rome de 1622 à 1628. Il est créé cardinal le 2 décembre 1615.
26. Le pape tente de réprimer le brigandage (une forme de manifestation d'opposition économique et sociale) qui sévit dans ses Etats; à cette fin, il promulgue deux textes le 25 avril et le 26 juin 1608, sans grand effet.
27. Terme indéchiffrable.
28. Post-scriptum absent des éditions Bianchi-Giovini et Polidori.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 82v-88v.

Editions précédentes
  • A. Bianchi-Giovini, 1833, lettre V, p. 24-32,

  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre XXXV, p. 117-122,

  • P. Savio, 1937, lettre VII, p. 39-49.