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Molto illustre signor

Scrissi ultimamente a Vostra Signoria il 16 del presente et hora tengo una sua delli 9. L'aviso della propositione fatta da cotesti ministri spagnoli (non escludo da questo numero il nuncio) se bene para in prima faccia ridicola, come Vostra Signoria accenna, considerata però non è tale, perché si vede dove mira. Questi huomini non dicono mai alla prima quello che sentono ma, sì come nel far il papa non propongono mai prima quello che vogliono ma un altro che ricevi le oppositioni, così nelle propositioni di Stato io veggo benissimo quale sarà la seconda et quella che tentaranno di concordare col re.
Le cose sono in uno stato, in quale non è possibile che continuino un anno. È necessario che in questo tempo succeda una grande et manifesta rottura, overo una buona et sincera intelligenza. Dio faccia quello che è secondo la sua santa voluntà. Se al re viene parlato con insolenza, né qui viene usata modestia nel trattare, il fine conviene che sij comune, overo di riceverli per padroni et ascoltarli come precettori (che tanto pretendono), overo di farli conoscere a loro stessi quali veramente sijno. Io vivo con gran gelosia, perché (se non m'inganno) non viene considerata la grandezza del pericolo quanto merita.
Già due settimane, fu mandato via di questo Stato un confessore4, per haver negato di ammettere alli sacramenti un gentilhuomo che teneva il libro di Quirino5. Per questa causa, il nuncio6 ha fatto le querimonie et le minacce che Vostra Signoria potrà giudicare. Di queste cose non ne avengono poche, onde li umori s'ingrossano, né però si teme, come si doverebbe, che possino produr qualche apostema pericoloso.
La partita di fra Fulgenzio7 io non la stimo per le qualità dell'huomo che per questo rispetto converrebbe haverne piacere, ma perché, considerati li particolari, mi si rende dubio che sotto non ci sij qualche cosa di coperto importante. Egli partì di qui con salvo condotto del nuncio, passò per le terre della Chiesa, incontrato et favorito. Gionto in Roma, ha ricevuto dal papa assignatione di spese pubbliche per sé8 et per tre servitori. Ha havuto da Sua Santità favorite et longhe audienze et specialmente, già due settimane, stette col pontefice due hore ben grosse, restando di fuori il padre generale delli giesuiti, con grand'impacienza che fosse inanzi a lui ammesso quel frate et dovesse aspettar tanto egli, solito esser preferito a qualunque gran prelato di corte. Scrive fra Fulgenzio a suoi amici qua, che egli tornerà presto a Vinezia9. Quelli tanti che nelle controversie passate si sono adoperati a favore del pontefice, restano mal sodisfatti, vedendosi negletti et favorito un contrario. Li huomini savij non sanno vedere come questo non sij un incitare ciascuno ad offendere poiché uno, del resto di nissuna stima, solo perché ha offeso, è favorito. Io admiro la nuovità che per lo passato non sono stati admessi li gran prelati et maggior principi et li imperatori stessi, senza eccessive humiliationi et anzi abjettissime, et questo sij stato ricevuto trionfante. Quel che sarà il tempo lo mostrarà. Ma potrebbe anco essere che chi si tiene di non poter fallare, havesse anco in questo particolare errato sconciatamente.
La ritirata di monsignor *Pithou a proposta più condecente mira nondimeno al fine di prima, perché senza dubio a chi si prega conviene render gratie, non di sole parole. Io dubito che in una tale occasione sij maggior cosa il pregare che il pagar cinquecento ducati et però che sarà difficile effettuarla, tanto più quanto, come dico, bisognerà pur tuttavia anco aggiongerceli, et meglio sarebbe con mercato et senza altro obbligo. Io ho tanto desiderio di vedere opera così degna che mi adopererò con ogni diligenza, se bene con poca speranza.
Se bene Vostra Signoria sarà fuori di Parigi, quando non debbia esserli molesto et vi sij transito sicuro di là al suo castello10, non resterò di continuare a scriverli, per il piacere che sento trattando con lei. Mi farà gratia avisandomi a chi doverò inviare a Parigi le lettere dirette a lei.
Intendo che fu fatto già un'Apologia per Gioan Castel11. Sapprei volontieri che cosa sij et se merita d'esser veduta: perché se lo defende in jure, mostrando che habbia fatto bene, mi pare tal esorbitanza che meriti d'esser veduta, massime se viene da giesuiti. Se lo defende solo in fatto, cioè mostri che non è colpevole dell'imputatione, non la stimo niente. Vostra Signoria può esser certa per sempre che da me saranno tenuti secreti tutti li avisi che mi darà et qualunque cosa mi scriverà. Et quando la cosa stessa ricercherà d'esser comunicata ad alcuno, ciò sarà fatto da me senza però nominar lei in conto alcuno. Così hoggi mi è parso opportuno dir ad una persona grande12 la propositione di che m'avisa che stima ridicola et io artificiosa; et l'ho fatta dir da chi ne fossi avisato.
Intorno li Paesi Bassi, tengo per ferma l'esclusione della pace et vego che Vostra Signoria ne ha pronosticato precisamente l'esito come è avvenuto, così desidero che s'effettui anco l'esclusione della tregua, cosa di che dubito molto per li ufficij efficaci che vengono fatti da Janin13. Non sarebbe questa la prima volta dove uno, orando fintamente, habbia persuaso da dovero et con suo dispiacere poi.
Habbiamo aviso che il legato14 doverà essere presto in Italia, di ritorno di Germania. Questa sarà forse la prima legatione romana che in questo secolo sij terminata senza frutto.
Li moti nell'Austria sono grandissimi, volendo quelli della confessione agostana le chiese loro aperte. Pare che li baroni dell'inferiore sijno ristretti in unione et quelli della superiore si sijno anco impadroniti di Linz15. Dubitano alcuni che l'impresa dell'arciduca *Mattias debbia riuscire come quella che fece in Brabantia.
In Italia, le cose passano per tutto con silentio, salvo che s'intende che il pontefice proceda contro molti delli baroni romani, essendo anche un principale prigione, con non poco pericolo della vita16. La ritirata del cardinale Aldobrandino17, la qual tuttavia continua, dà che pensare assai alla corte, la quale non è intieramente sodisfatta che le cose passino nella maniera incominciata. Garbugli sono per tutto. Dio, che solo sa scavar bene dal male, li temperi secondo il suo santo beneplacito.
Io resto con desiderio di far cosa grata a Vostra Signoria alla quale, per fine di questa, bascio la mano.
Di Vinetia, li 30 settembre 1608

 

1. Le nom et la signature du copiste, Jacques *Dupuy, apparaissent sur la page de titre du manuscrit.
2. La BnF conserve une copie [Italien 1440, p. 75-82] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
3. La copie ne comprend pas l'adresse.
4. Il s'agit de fra Gregorio di San Sebastiano, originaire de Vérone, qui est confesseur à San Biagio. Au moment de la confession d'un sénateur vénitien, le confesseur a voulu s'assurer qu'il ne possédait aucun ouvrage interdit et le sénateur de répondre qu'il détient les ouvrages qui défendent les positions de la République pendant l'Interdit. Malgré l'injonction du confesseur de les détruire, le sénateur affirme vouloir les conserver. Le confesseur a, dès lors, refusé l'absolution et le patricien a menacé de porter plainte devant le conseil des Dix. Immédiatement, le religieux est sorti et a quitté Venise pour se réfugier à Mantoue, le soir même; dès le lendemain, le conseil des Dix a publié son bannissement. Le nonce Berlingiero *Gessi a tenté, mais en vain, de faire plier la république (Lettre du nonce au cardinal Borghese du 20 septembre 1608, ASVat, Fondo Borghese, II, 279, f. 44-47).
5. Antonio *Quirini, Avviso delle ragioni della Republica di Venetia intorno alle difficoltà che le sono promosse da papa Paolo V, Venetia, [s.n.], 1606, mis à l'Index le 29 septembre 1606. Après la levée de l'Interdit en avril 1607, Rome et Venise sont toujours en pourparlers à propos des ouvrages publiés pendant l'Interdit en faveur de Venise, tous inscrits à l'Index. Rome veut que Venise les soumette à l'Inquisition alors que la République veut conserver son indépendance. Face au refus officiel, les confessseurs tentent d'influer sur leurs ouailles pour qu'ils renient ces ouvrages et cette influence se fait d'autant plus pressante sur les patriciens.
6. Voir Notices biographiques : Berlingerio *Gessi, nonce apostolique à Venise.
7. Voir Notices biographiques : Fulgenzio *Manfredi.
8. Logé au couvent franciscain de San Pietro in Montorio (lieu, selon la tradition du crucifiement de Pierre), Fulgenzio Manfredi y reçoit également une pension de 24 écus par mois (Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 40).
9. Le 7 octobre 1608, Fulgenzio Manfredi a écrit au doge et au sénat vénitien une lettre où il évoque l'accueil bienveillant du pape à son égard et son retour prochain, (ASVat, Fondo Borghese, II, 18, f.4-7).
10. Il s'agit de son château de l'Isle, dans les environs d'Orléans, que Groslot a transformé en un refuge pour les calvinistes.
11. Jean Chastel est un élève des jésuites qui a tenté d'attenter à la vie d'Henri IV, le 27 décembre 1594, et a été défendu par le théologien ligueur Jean *Boucher, Apologie pour Jehan Chastel, parisien, exécuté à mort, et pour les pères et escholliers de la Société de jésus, bannis du royaume de France, contre l'arrest de Parlement, donné contre eux à Paris, le 29 décembre 1594, [s.l.], [s.n.], 1595.
12. Il s'agit vraisemblablement du doge de Venise, Leonardo Donà.
13. Le président du Parlement de Bourgogne, Pierre *Jeannin, est envoyé d'Henri IV dans ces négociations de la •trêve de Douze ans.
14. Voir notices biographiques : Giovanni Marzia *Millini.
15. Pour plus de détails, voir la lettre 1608-09-30 à Foscarini.
16. Le pape tente de réprimer le brigandage (une forme de manifestation d'opposition économique et sociale) qui sévit dans ses Etats ; il promulgue deux textes le 25 avril et le 26 juin 1608, sans grand effet.
17. Le cardinal Cinthio Aldobrandino (1551-1610) est neveu du pape Clément VIII.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

Jacques Dupuy1

Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 7r2.

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre XIII, p. 72-78,

  • G. Fontanini, 1803, lettre XIII, p. 224-227,

  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre XXXIV, p. 112-116,

  • M. Busnelli, 1931, I, lettre XII, p. 36-39.