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Ho ricevuto quelle di Vostra Eccellenza delli 24 e delli 26 di settembre e, per cominciare a rispondere a questa seconda, ho sentiro gran piacere che le mie mandateli per Fiandra sijno capitate.
E' cosa hormai nota a tutti che gli huomini del re d'Inghilterra hanno del barbaro4, né cotesto doveva scrivere cose, come fece, a l'ambasciator5 d'Inghilterra a Venetia, né questi6 doveva fuori di proposito parlare a quei del collegio come parlò. Sicome le scrisse, yoysmx27 rispose benissimo: li habbiamo dato ordine d'intendersi con l'ambasciator d'Inghilterra in ogni cosa occorrente. Ma doppo la partita dell'ambasciator d'Inghilterra, li malevoli per dirli che 196 mx 896 49 67 a 45 f m 3 fece molto schiamazzo, però li fu anco risposto destramente, e massime dal sopranominato e la maggior parte di quelli del collegio l'intese ben. Io, nondimeno, presi partito di scrivere il tutto a Vostra Eccellenza acciò, essendo consapevole d'ogni cosa, restasse più risoluta. Dopo, quando il tutto fu letto alli senatori, ogni uno l'intese in bene ed, io domandai a molti savi, fu tutto mal inteso. Ogni senatore con chi parlai mi lodò il tutto, per il che non fa manco bisogno scrivere cosa veruna. Credo bene che con questi barbari sij bene andar più riservatamente del dovere, cioè più di quello che si farebbe con persone discrete, ma questi nostri 27 my22 23 96 ax 8 a g m sono tutti mali spiriti, invidi e detrattori.
Quanto s'aspetta a Sciampignì riesce ogni dì più un semplice : credo veramente che sij huomo da bene ma inferiore al carico che porta. Quando occorrerà dire alcuna cosa che Foscarini giudichi necessaria, si farà con ogni commodo.
Sento dispiacere che la mia l'habbi travagliato con l'avvisare l'impertinenza dell'ambasciatore inglese, tuttavia io non restarò mai all'occasione di avvisare ogni cosa. Basta che io avverto Foscarini che sino al presente quei del senato sono sodisfattissimi di lui ed io sono curioso di andar penetrando sempre questo, perché mi pare che importi il tutto.
Ho sentito piacere che il signor Frenes8 sij rimesso sopra nel consiglio, per molti rispetti, ma sopra tutto perché egli è amico cordialissimo di Foscarini, e farà con esso lui come si debbe con l'amico sinceramente. Ho conferito con lui e con Nicolò *Contarini se fosse stato bisogno scrivere alcuna cosa sopra il fatto dell'ambasciatore inglese ed ambe dua sono di parere che no, perché —come l'ho detto— l'animale intese bene.
Per questo corriero ho ricevuta una lettera da un gentilhuomo di costì, quale Vostra Eccellenza non conosce, dove mi dice due cose notande. La prima —che mi rendo difficile a credere— che il nuncio in Francia9 habbi parlato con diversi costì invitandoli al servitio del papa contra Venetia ; se questo è vero, sarà per un mal animo di esso nuncio in Francia e per sfogare la rabbia, perché non credo che il papa possi aspirare a tali imprese, ma forse anco non sarà vero, che il nuncio habbi trattato così. Con tutto ciò lo scrivo per porgere occasione di attendere a scoprire —se fosse vero. L'altra —che credo— è che il nuncio è malissimo affetto verso Foscarini e con ogni occasione detrahe alle sue operationi e deride ogni cosa e termina la sua derisione in un abbassare Venetia. Mi aggiunge il gentilhuomo che mi scrive che in questo è fomentato da qualche grande e pone tal circostanze che significano *Villeroy. Non è possibile in modo alcuno impedire la malignità de' detrattori, prendendo eglino occasione di dir più male delle cose più buone ed eccellenti. Si può solo, con l'usarli cortese, farli vergognare in loro stessi e desistere dal malignare. Se questo è vero —come lo credo— non giudico che sij in odio del nuncio con la persona di Foscarini ma contro Venetia e che Foscarini per accidente venga nel ballo. Conosco bene che questa è una cosa noiosa e che, per molti rispetti, è impertinenza lo scriverla, massime conoscendo che non ha rimedio. Ma non mi posso ritenere per essere di natura io, che giudico esser sempre bene il sapere, e che vorrei sempre tutto quello che si appartiene in qualunque modo a me e —così credo che sij— qualunque altro. Se io fallo, che non ne sono senza timore, Vostra Eccellenza mi perdoni.
Io era per mandare la relatione10, incominciando ad inviare per questo spaccio 8 fogli per non far plichi così grossi, ma il signor Domenico *Molino leggendoli l'ha desiderato dentro alcuni particolari, quali io ho tralasciato parendomi leggieri e non degni d'entrare in historia perfetta e desiderabile. Io ho ceduto la mia opinione e risoluto di differire ed inserirci anco quelli pochi. A chi darà forma a tal materia appartenerà il tralasciare le cose che giudicherà non convenire; onde è meglio che la materia rozza sij più tosto abondante che difettosa. La prego con occasione far questa scusa con il signor presidente Thou.
Adesso s'attende con molta diligenza a regolare le cose de' Canisi e certo con molta raggione perché essendo tutto il danaro in potestà de' Fiorentini, possono al loro ben placito dar qualche [molestia] se anco volessero alla città, e già in altre occasioni si sono scoperti molto male affetti. Se vi si provede, si farà così gran servitio come questa città possi ricevere.
S'è scoperta gran disonestà t54 m62 4t 89 ma y ga x7 m48 a74 f4 d7m, e sono interessati molto 27 my s11 23 ay dx m8 n9 f qualche cosa succedrà di notabile.
Questi signori di Parigi mi mandano sempre qualche cosa utile scritta per le occasioni del cotesto regno11. Potranno forse un giorno esser di qualche servitio anco qui, perché io le adopero per le instruttioni di quello che possi nascere12, se bene spero in Dio che non nascerà senon bene.
Queste cose forse sono d'incommodo a Vostra Eccellenza per fare li plichi troppo grossi, per tanto la prego che, se alcuna volta occorre che il pachetto suo eccedi, differisca a mandarmi quando elle non habbia tanta quantità e -se bisogna- divida anco in dua, ch'io sentirei dispiacere quando , per causa mia, si ricevesse alcuno incommodo.
Quanto al t32 m82 f che conduce il 45 d37 m35 g non è da maravigliarsi perché l'uno e l'altro sono conformi. Gran cosa che tutti li mandati al re d'Inghilterra sijno sempre papisti, ma quel che è peggio ecclesiastici. Gran mancamenti usano li senatori nello sciegliere li ambasciatori13, ma non si può far altro.
Non posso dirli quanto mi piace che monsignor *Leschassier sij suo. Io lo stimo di dottrina eccellentissimo, ma mai ho lettere da lui che non vi sij qualche avvertimento utile per le cose publiche. Dio volesse che havessimo qui un tal consultore ! Prego Vostra Eccellenza a conservarlo nell'istezza affetione verso questa Republica e verso di me, che lo riceverò a favor singolare e sarà con qualche publico servitio.
Ho ricevuto molto favore da monsignor Castrino che si sij degnato scrivermi il plico. Resto molto obligato alla sua gratia, ho di già cognitione delle sue qualità e l'ho ammirato e l'ammiro.
Li prencipi di Germania cominciano a dietarsi e vedono la necessità di uscire dall'otio e, sicome tza 07m f8ga 4 99 manda costì, così spero che in breve manderà a Venezia un amico e n'ho qualche rincontro, e che tutti quelli che temono il re di Spagna e il papa si conoscessero e facessero buona intelligenza insieme, che certo ve n'è bisogno. La longa dimora dell'ambasciatore di Spagna con il re di Francia rende gran sospetto e massime tenendo così stretta intelligenza con il nuncio. Quei del collegio e il senato sono tardi e non operano se non per mecessità, purché il negocio si tenga vivo, sarà assai ; ed in questo il valore di Foscarini sarà di giovamento.
Qui si tiene per rotto affatto il trattato della tregua ne' Paesi Bassi14. Le cose d'Austria e di tutti li Stati patrimoniali di quella casa sempre più si mettono in moto, onde l'anno seguente minaccia alla male. A Roma, il papa non tratta cosa con l'ambasciatore di Venetia, argomento di animo perseverante nell'odio.
Verrà costà un gentilhuomo francese molto compito che si chiama monsignor di Liques15, al quale ho dato una direttiva a Vostra Eccellenza. Egli è huomo di buone qualità e dependente da persona molto grande16 per mezzo della quale ella potrà havere di buoni seritij. Egli a bocca narrerà a Vostra Eccellenza quello che passa. Io qui fo fine.
Di Venetia li 13 d'ottobre 161117

Un nostro commune amico viene adesso e mi prega scrivere a Vostra Eccellenza che, se bene li senatori hanno scritto freddamente sopra il trattato di 4 agimo f359 non di meno è bene tenere il negocio con parole però generali e che non oblighino. Io, se bene credo che sij una cosa chimerica ed una delle solite di Frenes, però lo scrivo per servir quest'huomo quale, considerando il beneficio grande che mi risultarebbe, dal desiderio concepisca speranza ma qui cupiunt somnia fingunt[18].

 

1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi qui a même envoyé une fin de non recevoir aux inquisiteurs romains qui l'ont sommé de comparaître personaliter (voir lettre 1606-11-26 aux inquisiteurs). Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Jugement déjà exprimé dans les mêmes termes dans sa lettre 1608-05-13 à Foscarini.
5. Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit ambasciador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer ambasciator(e).
6. Voir Notices biographiques : Henry *Wotton.
7. Nom crypté indéchiffrable.
8. Voir Notices biographiques : Philippe *Canaye de Fresnes.
9. Voir Notices biographiques : Roberto *Ubaldini.
10. Voir Notices bibliographiques : Histoire de l'Interdit.
11. Sarpi rend ici hommage à ses correspondants parisiens (Castrino, Groslot, … ) qui lui font parvenir de nombreux ouvrages, grâce à la valise diplomatique que Antonio *Foscarini met à leur disposition avec beaucoup de libéralités.
12. Les informations venues de France nourissent la réflexion et les travaux de Sarpi, comme ce consulto 122 du 13 juillet 1611, à propos de la souveraineté sur Ceneda où Sarpi analyse Comment le Saint Siège composa avec le royaume de France à propos de l'Eglise de Lyon. Voir notre article, « Un point d'histoire lyonnaise dans un consulto de Sarpi : une question de méthode », in Marie Viallon, Autour du concile de Trente, Saint-Etienne, PUSE, 2006, p. 11-45.
13. Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit ambasciador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer ambasciator(e).
14. Voir Notices historiques : la trêve de •Douze-ans.
15. Voir Notices biographiques : David de *Licques. Il est envoyé à Venise afin de fonder un rapprochement entre l'Angleterre, les Provinces-Unies et Venise pour constituer un front anti-pontifical et anti-espagnol.
16. Voir Notices biographiques : Philippe *Duplessis-Mornay.
17. La datation de cette lettre pose problème. Le manuscrit (une copie) porte à l'évidence 1611. Par ailleurs, Pietro Savio publie cette lettre avec la date de 1610, mais sans explication. De plus, le contenu nous incite à modifier : le premier paragraphe évoque les mêmes questions que les lettres 1608-05-13, 1608-08-26 et 1608-09-30 à Foscarini et l'ultime paragraphe évoque la •trêve de Douze-ans, qui sera signée le 9 avril 1609. Enfin, deux indices extérieurs au texte : d'une part, la lettre du nonce Ubaldini au cardinal-neveu Borghese, qui accompagne la saisie de la correspondance de Sarpi avec Foscarini et Castrino est datée du 25 avril 1611 (ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 185-186) et le rythme des échanges nous poussent à croire que cette lettre doit être datée de 1608.
18. Citation tirée de la huitème églogue de Virgile, vers 108 : qui amant ipsi sibi somnia fingunt, sperant omnes quæ cupiant nimis / ceux qui aiment se forgent-ils des songes à plaisir ?
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 64v-72r.

Editions précédentes
  • Savio, 1937, lettre XXIX, p. 318-322.