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Molto illustre signor colendissimo

Mi scrisse per lo spazzo passato il signor *Castrino d'haver inteso dove si ritruovava il libro ▪De modo agendi et io li risposi avertendolo che in Ingolstat fu stampato un libro di tal titolo, autore Giacomo *Gretsero gesuita, in risposta et per apologia di quello ch'io ricerco et che questo si ritruova qui, et per tanto, se fosse esso il ritruovato, non pigliasse incommodo per ciò. Non vorrei meno che Vostra Signoria per compiacermi pigliasse tanto pensiero. Se verrà occasione che possi esser sodisfatta la mia curiosità facilmente, mi sarà grato; con incommodo di Vostra Signoria non vorrei; la qual vego che non ommette opera alcuna, poiché ha proveduto dell'Helia *Assemulero4 per via di Parigi et per Basilea, onde facilmente potrebbono venir ambidua; il che se sarà, haverò duplicato obligo a lei, dalla quale ricevo tutti li favori. Et non reputo di poca stima l'havermi fatto conoscere monsignor Castrino, il quale mi scrive di molto buoni et utili avisi delle cose che sono giudicate in Parlamento et altre tali che servono assai alle cose qui, se bene a tutti non è manifesto il come.
Li buoni padri giesuiti adesso adoperano il re Christianissimo col papa, acciò non comporti che il re di Spagna violi li loro instituti, dando vescovati alli loro socij. Et queste arti non saranno conosciute in cotesto regno ? Ma saranno credute ? Io terrei li Francesi per li più semplici huomini del mondo quando reputassero che fosse distintione alcuna tra lo Spagnolo et il giesuita, et quando credessero che vi potesse nascer divisione. Sono queste tutte fittioni per insinuarsi, impatronarsi et far meglio il fatto dello Spagnolo, occultando la stretta intelligenza con lui et mostrando disgusti et fingendosi confidenti delli fior di lise. Non dubito che non sijno a parte nel maneggio delle corruttioni et finte dolcezze che si usano inverso gli huomini da bene; non però posso credere che il fine loro et del noncio et delli Spagnoli, sij l'istesso con quello del re.
Ho memoria che, già venti mesi, si disse che il cardinal di *Perron doveva da Roma andar in Francia, chiamato dal re sotto pretesto di veder la Chiesa di Sens conferitagli nuovamente, ma a fine di persuadere monsignor di Suilly, col quale tiene stretta amicizia. Vedendo poi il cardinale venuto costà, io sempre ho aspettato questa metamorfosi, né creduto che possi esser opera di Spagnoli, che in quei tempi non havevano tenuto per ancora pratiche col re. Non mi persuado d'intendere le cose meglio di Vostra Signoria, che è presente et sa l'interno, con tutto ciò non mi rendo facile a credere che questo sij tentato a fine di far servitio al papa, se ben forse, succedendo, se gli butterà in tale, et si cuoprirà di questo pretesto, anzi più tosto inchino a giudicare che si faccia per levare et indebolire quel signore di amici et fautori, per quei fini dove mirano sempre quelli che non vedono volontieri intelligenza tra gli altri. L'esempio d'alcun altro così trasmutato mostra che restano senza amici; così averrà a lui. Io vego che le arti presenti sono metter diffidenze tra tutti et così assicurarsi: Dio vogli che se l'intentione non è buona, almeno l'esito non riesca cattivo perché, quanto alla religione, questo è un medio non di far catolici, ma di far solo che una si levi et nessuna s'introduca; et non so quanto questo sarà utile al fine per il buon governo, se bene anco il solo metter diffidenze, reputo che in principio faccia maneggiar bene, ma in fine il male sij peggiore. Dubito che il zelo faccia temere Vostra Signoria più di quello che la cosa stessa merita, ma quand'anco dovesse succedere quello che ella pronostica, dobbiamo noi credere che si farà senza Dio ? Et quando sarà permesso da lui, non siamo noi certi che ne nascerà un bene maggiore ? Adonque attendiamo noi a pregar la Sua Maestà, senza affligerci per timore del male, il quale forse non avvenirà. Sì come di mille cose temute non ne succede una et quando pur avvenisse, non sarà tanto male quanto reputiamo; et se sarà male, certamente ci ritornerà in bene. Ne fu certo san Paulo, che agli amici di Dio tutto torna a bene; ne dobbiamo esser certi noi, rimettendo tutto alla sua santa voluntà, poiché non sappiamo che desiderare. Ma son molto semplice io che porto acqua al mare, raccordando a lei quello che ella tiene sempre in memoria.
Quando quei miei amici (che così li chiamarò, benché non ho mai visti che sappia, alcuni di essi) furno imprigionati in Roma, mi cadde immediate in l'animo che qualche artificio vi fosse sotto; adesso che il Poma è confinato in Civita Vecchia, io penso l'istesso5. Non resterò di guardarmi et al sicuro non m'inganneranno; però io non so che fare più di quanto faccio; al certo, con tutte le loro arti, non effettueranno niente senza Dio, a lui rimetto il tutto.
Con questo proposito, dirò di nuovo a Vostra Signoria che per occasione dell'andata a Roma dell'archidiacono6, già vicario, et per li mali termini usati da lui con indignità di questo principe et per il trionfo grande che fanno dell'acquisto, il Senato ha deliberato di procedere contro lui secondo il merito, et presto si saprà il che et a quelli che sono restati ha assignato 200 ducati per uno di provisione in vita, oltre quello che hanno. Il che essendo statuito anco per me, l'ho constantissimamente rifiutato, non volendo in modo alcuno che il mio servitio habbia altra mercede che l'esecutione del mio debito, acciò anco li avversarij restino privati del poter interpretare in sinistro le mie attioni.
Seguono ogni giorno nuove occasioni di disgusti; non posso prevedere dove le cose siano per terminare, et faccia Dio che tutto sij a gloria di Sua Maestà. Qui alle volte si dorme, ma in quei pochi intervalli di vigilia si opera con assai generosità; adesso siamo stati in uno; li avversarij ci fanno il bene non volendo che ci svegliano. Succeda quello che piace a Dio, purché sij a sua gloria.
Vostra Signoria stij certa che, se io non mi muovo, è per non mietere biada non matura et impedire con la troppa fretta la maturità; se non farò a tempo, non mancheranno altri istromenti. Io voglio in ogni modo, per quanto posso, se non far bene, almeno non far male.
È tempo che faccia fine. Prego Vostra Signoria che non faccia altro motto a monsignor *Aleaume, sino che ella non sij di ritorno a Parigi perché veramente sarebbe importunità farli nuova instanza, prima che s'habbia certezza del suo commodo.
Vego che Vostra Signoria stima le cose di Matias molto più che non sono. Io le predico che non ne riuscirà meglio di quando andò in Fiandra. L'Ongaria superiore non è convenuta alla sua elettione et è tenuta da Valentino Humonai7, uomo di gran seguito e valore: nelle inferiore, dov'è accettato per re dalla stessa dieta, è fatto Iliaschiassi8, huomo di valor eccellente, regio luogotenete, il quale governa affatto come re; sì che a Mattias resta il nome regio et quaranta mila fiorini. Egli al presente s'affatica di far che la Boemia si ribelli all'imperatore et questo adoperarà che la Moravia et Austria (quella mezza però che tiene) si ribelli a lui. Le cose sono piene di confusione.
Il padre Fulgenzio9 et il signor *Molino salutano Vostra Signoria ed io li bascio la mano.
Di Vinetia, li 20 genaro 1609

 

1. Le nom et la signature du copiste, Jacques *Dupuy, apparaissent sur la page de titre du manusrit.
2. La BnF conserve une autre copie [Italien 1440, p. 128-136] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
3. La copie ne comprend pas l'adresse.
4. Elias *Hasenmüller SJ, Historia Jesuitici ordinis …, Francfort, J. Spies, 1593.
5. Voir Notices historiques : l'•attentat de Santa Fosca.
6. Voir Notices biographiques : Pietro Antonio *Ribetti.
7. Valentin Homonnay, magnat hongrois qui a présidé cette diète de Prague de 1604 où l'on déclara que toutes les lois récemment votées étaient devenues illégales par l'adjonction d'un article par lequel le roi voulait combattre l'hérésie et punir les auteurs de toute discussion religieuse.
8. Iztvan ou Etienne Illéshâzy, magnat hongrois.
9. Voir Notices biographiques : Fulgenzio *Micanzio.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

Jacques Dupuy1

Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 10v-11r2.

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre XX, p. 122-129,

  • G. Fontanini, 1803, lettre XX, p. 247-250,

  • F-L. Polidori, 1863, I, lettre LIII, p. 183-188,

  • M. Busnelli, 1931, I, lettre XIX, p. 60-63,

  • G. da Pozzo, 1982, lettre V, p. 565-570.