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Al molto illustre signor mio ossequissimo,
il signor2

Molto illustre signor colendo

Io mi veggo tanto obligato per le molte gratie che ricevo cotidianamente da Vostra Signoria che resterrei confuso quando non fussi certo che monsignor dell'Isle3, il quale senza mio merito ha conciliato la nostra amicitia, mi sarà anco in aggiuto a portar il debito.
Venne per lo spazzo passato il principio4 dell'*Assemulero che mi è stato molto grato; per ancora non ho ricevuto il pachetto che mi manda il signor ambasciator per questo spazzo ma le sole lettere, onde non li do conto di quello che al presente ricevi, ma mi son molto rallegrato intendendo che habbia ritruovato ▪De modo agendi. Vego che Vostra Signoria possede tutta l'arte inventrice, perché ha potuto ritruovare cosa della quale io veramente teneva poca speranza, cioè le ordinationi di que' padri5, quali in Italia tengono tanto in arcanis. La ringratio della copia mandatami del loro ristabilimento in Francia6. Della restitutione in Parigi, poiché è servata in secreto, non conviene esser curioso, ma è ben assai il sapere che vi sij qualche rispetto di publicarla, l'animale che non può uscir al sole ha qualche male conformatione negl'occhi.
Di quelle Tesi7 di Roma, farò ogn'opera per acquistarne una et spero non restar senza il frutto: ella sa che delle Tesi non se stampa gran numero, né servono per esser conservate ma solo per l'uso della disputa, poi sono neglette. Con tutto ciò spero che alcun in Roma ne haverà. Se cotesti della casa del noncio dicessero che quelle tesi non sono stampate in Roma, dirrebbono il vero perché sono stampate in Napoli; ma che non sijno state viste, presentate al papa, disputate nella chiesa della Minerva8 in presenza di 10 cardinali et del popolo che vi concorse, non si può sostenere da chi possa arossire.
Ho saputo la prolongatione della sospensione d'armi nelli Paesi Bassi, il meso di febraro è prossimo, vederemo pure l'opera di tanti artificij se però non terminerà in un'altra prolongatione. Ma se è vera una nuova che qui si dice, cioè esser prese le trincere, credo bene che la guerra sarà rotta et che si farà altrove che in Fiandra. La nova è tanto grande che io ne vorrò la 3a conferma prima che crederla. Mi son stupito della ingiuriosa et seditiosa temerità di quel Scocese che offende fuor d'ogni proposito or raggione il re et il regno. Non posso credere se non che sij un solennissimo pazzo9.
Ma se Bartholomeo Borghese* era desideroso di fama, ha grand'obligo alli suoi persecutori che l'hanno immortalato, come Dio rende pazza la prudenza de' savij. Se havessero trascurato la vanità di quel misero, una millionesima parte delle persone a cui notitia è andata et anderà fama di quella infelice solutione, non ne havrebbe saputo niente.
La fama del signor Oiselio10 è celebre qui, con tutto ciò non ho mai visto la racolta che monsignor Leschassier* mi manda: certamente che è degno d'esser celebrato. Ma la indignatione di Vostra Signoria con li avvertimenti che dà al re erano sufficienti di far restar la Piramide11 in piedi, quando non fosse stata machinata la destruttione con incanti. Non ho per l'angustia di tempo letto ancora il Belgium12, ma per quella vista superficiale che li ho dato, spero dover ricever gusto.
Io li mando questo soneto italiano che, fatto da un valent'huomo, m'è parso degno che sij veduto da lei13. Ella mi scrive che habbia memoria della polizza che mi mandò per l'ultimo ordinario, a richiesta di monsignor *Gillot, aggiungiendo che me ne manda un'altra, caso che questa fosse persa. Che mala fortuna è la mia ! che nel plico non ho ritruovato questa polizza, né meno per l'ultimo ordinario ne ho ricevuto altra, né meno mi pare che Vostra Signoria per l'altro ordinario mi facesse mentione di monsignor Gillot, se non dicendomi che egli haveva ricevuto la mia. Per il ché prego con ogni affetto Vostra Signoria a replicare, non desiderando io se non di ricevere li comandamenti di quel signore che riverisco, come le sue rare qualità meritano.
Sento gran piacere che li destruttori delli buoni libri non habino prevaluto sopra quello di monsignor Bochelle14 et prego Vostra Signoria che di quel successo, cioè delli tentativi fatti col re, con la corte et col cancellier ne dij parte et minuta informatione al signor ambasciatore.
Di Costantinopoli, non habbiamo di nuovo fattioni perché, se bene nelli paesi che confinano con Persiani hanno l'inverno operato, stano nelle guarniggioni imperoché consistendo la loro militia quasi tutti in cavallaria et havendola da passar deserti grandi, quando l'herba non è in campagna, s'astengono dalle fattioni militari.
Habbiamo questo di nuovo che, havendo li Toscani preso nelli vascelli che andavano di Egitto a Costantinopoli (di che come credo le scrissi15) alcuni peregrini che venivano dalla Meca, il mophtì ha proposto che si faccia la vendetta sopra il sepolcro di Nostro Signore di Gierusalem et quasi ha ottenuto. Ma li dacij, che cacciano dalli peregrini christiani, sono stati di maggior potere appresso quel signore che li rispetti della sua religione, onde non hanno fatto altro; ma credo bene che l'ardire delle gallere del duca di Toscana li insegneranno un dì che Periculosum est Herculem lacessere et pur che altri non patisca insieme con loro per la sola loro colpa.
Ho gran desiderio di havere il libro del signor Bochello il quale, senza haver veduto, stimo dal titolo et dall'oppositione fattali dal nuncio; credo che la meglior via di mandarlo possi essere con le balle di mercantia a Lione, di dove facilmente potrà per qualche mandante essere inviato al signor ambasciator di Turrino che di là lo farà poi passare per aria. Non ho mai havuto risposta dal signor Castrino di Ferrara; non so se sij occupatione sua l'impedisca perché in queste parti habbiamo numero grande di infermi16 et massime persone civili. L'inverno è stato tepido et humido et, non havendo servato il tenore della staggione, ha causato anco alteratione ne' corpi.
Non conviene sij più longamente molesto a Vostra Signoria, le bascio la mano et prego Dio che mi doni facoltà di servirla et farli cosa grata.
Di Vinetia, il 3 febraro 1609
Di Vostra Signoria illustre

Affettuosissimo servitore
F. Paulo di Vinetia

Ho considerato il Belgium et mi par molto prudente et arguto, l'auttore merita che il nome sij congionto con l'opera.

 

1. La BnF conserve une copie de cette lettre : ms Italien 2061, f. 24r-28r.
2. Le nom de Castrino est "caviardé" sur le pli.
3. Voir Notices biographiques : Jérôme *Groslot de l'Isle.
4. Sarpi a auparavant expliqué à ses correspondants français que les ouvrages un peu épais pouvaient lui être envoyés par parties. Cette lettre enregistre l'envoi du début de l'ouvrage de *Hasenmüller, la lettre [1609-02-03 à Groslot] accuse réception de gran parte de cet ouvrage et la lettre [1609-02-17 à Castrino] enregistre que tout l'ouvrage lui est parvenu intieramente.
5. A l'occasion de la sixième congrégation de la Société de Jésus, à Rome en 1608, ces textes ont été approuvés et publiés : Instructiones et ordinationes toti Societatis communes, ad provinciales et superiores eiusdem. In sexta congregatione generali … approbatæ … et cum patribus assistentibus recognitæ, Napoli, Tarquinio Lonfo, 1609.
6. Lettres patentes du roy Henri IV de restablissement des Iésuites ès villes de Tolose, Auche, Agen, Rodez, Bordeaus, Périgueus, Lymoges, Tournon, le Puy, Aubenas et Béziers, Lyon, Dijon et permission de demeurer à la Flesche. Le 1er septembre 1603, Paris, J. Petit-Pas, 1612.
7. Pierre *De l'Estoile : … un certain jacobin nommé Frate Thomaso Caraffa qui a publié à Rome cinq cens thèses sur la grandeur, puissance et primauté du pape, auquel il les dédie; où avec un faste et blasphème insupportable, il lui érige des trophées et lui donne des tiltres qui n'appartiennent qu'à un seul, Jésus-Christ, et (qui est le plus meschant) se sert des passages de la Sainte Escriture pour transférer au pape l'honneur qu'elle donne à Jésus-Christ, auquel seul il appartient (Mémoires-journaux, Paris, Didier, 1857, p. 467).
8. Le couvent de cette église dominicaine est, depuis la fin du XVIe siècle, le siège de l'inquisition romaine.
9. Déjà dans sa lettre 1608-12-09 à Groslot, Sarpi évoque ce personnage qui aurait, bien après Joachim de Flore, écrit une moderne Esposizione dell'Apocalisse.
10. Antoine *Loisel (1536-1617), Androclas christianus, sive Carmen climactericum (Mens. febr. M.D.XCVIII) et Carmen metaclimactericum (Mens. mart. M.D.XCVIII), [Paris], [s.n.], 1599. Jurisconsulte élève de Ramus et de Cujas, il a été avocat au Parlement de Paris et il a beaucoup travaillé sur l'harmonisation du droit français (Institution coutumières du droit français). Dans sa lettre à *Leschassier du même jour [lettre 1609-02-03 à Leschassier], Sarpi le remercie de son envoi des Oiselii carmina.
11. Complainte Av Roy Svr La Pyramide, [s.l.], [s.n.], 1605, 14, [2] p. Prosopopee, De La Pyramide du Palais, Paris, [s.n.], 1605, 16 p. Allusion à des pamphlets anti-jésuites, de source gallicane et parlementaire, qui font parler une pierre du palais royal pour inciter le roi à se détacher du jésuite Pierre *Coton.
12. Parmi les nombreux ouvrages qui traitent alors de la question des Pays-Bas, on peut citer Giovanni Antonio Magini (1555-1617), Belgium seu Germania inferior, Cologne, A. Becker, 1608.
13. Le manuscrit Dupuy 111 ne comprend pas ce document.
14. Voir lettre 1608-11-25 à Castrino. Laurent *Bouchel (1559-1629), Decretorum Ecclesiae gallicanae ex conciliis ejusdem œcumenicis, statutis, synodalibus … regiis constitutionibus, episcoporum Galliæ scriptis … collectorum libri VIII, Parisiis, apud B. Maceum, 1609, XLIV-1384 p. et l'index.
15. Voir lettre 1608-12-09 à Castrino.
16. Ercole Castrino, frère de Francesco, est médecin à Ferrare.
texte_alternatif
TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

F. Paulo di Vinetia

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 111, f. 15r-16v1.

Editions précédentes
  • M. Busnelli, 1931, II, lettre VII, p. 20-23,

  • M. Busnelli, 1986, lettre VI, p. 79-82.