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1609-04-28.A Hotman J

Molto illustre signor colendissimo

Se io credessi di potere esprimere quanto stimi l'esser amato da Vostra Signoria men affaticarrei in questa lettera, non mi dando l'animo di poterlo far intieramente. La prego sicome per pura gratia m'ha fatto degno della sua amicitia, parimente creda che le porto quella gratitudine che tanto favor richiede. M'è stato gratissimo il foglio delle nove quale, quando le piacerà parteciparmi, riceverò sempre in favor singolare.
L'impresa della reconciliatione è così alta et nobile, che merita esser tentata per ogni via, et è materia dove ben si verifica il proverbio : assai è il tentativo nelle cose grandi. Quel che più s'oppone ad un'opera così fruttuosa è l'utilità qual li potenti cavano dalla dissensione et come si può esperar concordia tra le parti, quando ambedue cavino frutto dalla discordia. Non bisogna contar nel numero noi et nostri simili, poiché non ci concedono voce deliberativa, né consultativa et -quel che è peggio- né meno querulosa. Udij un valente et pio giudice dire che non bisogna mai nominar accordo alle parti et che da questo non succede senon obstinatione, ma conviene stancarle finché il desiderio della concordia nasca spontaneamente in loro; nel qual caso solamente, l'opera dell'huomo da bene è fruttuosa. L'ordine ecclesiastico cava troppo profitto, et li giesuiti in particolare, dalle discordie presenti, per le quali essi sono pervenuti a tanta richezza et grandezza che comandano li re. Senza questa lite non haverebbono al presente acquistato il millesimo del loro havere et potere. Alli principi non mette conto perdere chi li possi liberare dalli giuramenti, concederli li incesti et questi sono li punti insuperabili, se non che Dio conduca le cose anco a fini contrarij del dissegno humano. Non bisogna però restar d'adoperarsi, ma secondo il conseglio di Salomone seminar ogni grano et in ogni tempo, sapendo che Dio dà il nascimento et la vita a qual le piace, alle volte al più debole.
Le prediche fatte qui1, che veramente non hanno havuto altro soggietto che la miseria humana et la virtù della divina gratia, hanno patito assai contradittione; ha piaciuto a Dio che sij superata. Questo principio haverà quell'aumento che piacerà a sua maestà divina. Certo è, se non vogliamo ingannarci, che le forze humane non sono mai tanto abassate quanto meritano, né la gratia divina così esaltata come è debito, se ben dicono li giesuiti che convien guardarsi di non magnificarla troppo. Et io credo che sij certo non ciò essendo troppo alcuno senza vicio, ma il punto è —se in questa materia il troppo ha luoco alcuno— dove forse il bastante non si ritruova et vi è solo il meno.
Non resterò di pregare et esortare Vostra Signoria che continui pensando alla concordia et massime alli muodi come levare li interessi mondani che la mantengono, quali levati molte controversie si scuopriranno da loro medesime si scuopriranno da loro medesime essere verbali.
Vego il foglio in fine, non mi par dover abusar più longamente la sua patienza in legere questa mal composta perilche farò fine basciandoli la mano. Le cose di momento che passano in Italia et Levante le scrivo al signor *Castrino che potrà fargliene parte. Li bascio riverentemente la mano.
Di Venetia il 28 aprile 1609
Di Vostra Signoria molto illustre

Affettionatissimo servitore
f. Paulo di Venetia

 

 

 

1. Sarpi fait référence à la prédication de Carême par Fulgenzio *Micanzio, en l'église San Lorenzo : insistant sur les thèmes de la grâce divine et de la justification par la foi et ne s'appuyant que sur des textes tirés des Ecritures, Micanzio apparaît au nonce Gessi et aux catholiques orthodoxes comme un crypto-calviniste.

Type scripteur
  • Copie

Scripteur
Chiffrement
  • non chiffrée

Signature
  • f. Paulo di Vinetia

Lieu
  • Venise

Source
  • BnF, Dupuy 663, f. 182r-v.

Editions précédentes
  • G. Da Pozzo, 1982, lettre IX, p. 583-585.