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Al molto reverendo padre, signor mio ossequissimo
Il padre maestro f. Paolo servita da Venetia
Ai Servi

Molto reverendo signor mio,
Io ho deferito scrivere a Vostra Paternità molto reverenda sperando pur un giorno di havere l'animo libero per essequire meglio questo mio pensiero, ma essendo hormai sette mesi che vanamente mi pasco di questa speranza entrando ogni giorno in maggiori occupationi, ho voluto almeno accenarle la cagione del mio silentio già che per la medesima mi è vietato il discorrer seco le cose che mi ero proposte. Qui la materia del filosofare è infinita et mi struggo nel desiderio di haverla qui meco insieme col signor *Galileo, perché io so che, quando havessimo tutto il tempo libero alla speculatione, passaressimo la nostra vita con incomparabile gusto.
Ho attaccato pratica in paesi molto remoti et, se riceverò sodisfattione nelle dimande et quesiti fatti a diversi che sono sparsi per le Indie et altri luoghi dell'Asia, non dubito di non havere materia per formar volumi di curiosissime relationi. Ma questo negotio mi consuma grandissimo tempo per le grandi speditioni che convengo fare per tutti i sudetti luoghi, et non senza interesse della borsa poiché, sì come con l'assiduità dello scrivere replicando, triplicando et quadruplicando le mie instanze procuro invitare la gente alla medesima diligenza, così è necessario che corrino et donativi et offerte in ogni luogo per acrescere a me la riputatione et a gl'altri l'obligo. Non posso credere che di venticinque soggetti et più che ho posto in opera in questa mia curiosità, quattro o sei al manco non facciano il debito da dovero. Et chi sa che li reverendi padri gesuiti non siano quelli che soli portano questo peso sodisfacendo a' miei desiderij ? Se piace a Dio che io ritorni alla patria, quanta ricreatione haveranno tutti questi nostri amici leggendo il registro delle lettere mandate et ricevute da questi padri ? Poiché spero che la confidenza che si vedrà in queste tra loro et me, sia per avanzare quella che habbiamo veduta tra il Berlinzone et la Colomba1. Ma quello che mi gusta maggiormente è l'imaginarmi che, anco doppo il mio ritorno, debba continuare la pratica, ricevendo continui avisi dalleIndie, dalle quali ho inteso di loro da più persone tre particolari molto considerabili.
L'uno, che nelle Indie li governi portughesi non usano zifera2, se non in tempo di guerra, et è prohibito ad altri usarla, essendo solo concessa alli reverendi padri gesuiti che dicono così esser necessario per maggior servitio di Dio et se ne vagliano ordinarissimamente; da che comprendi Vostra Paternità quanto sia di meglio il loro apostolato in comparatione di quello de' dodeci primi apostoli.
Di più, che doppo quella del re, la maggior richezza nell'Indie è quella della Compagnia di Gesù, et in fine sono accertato che questa medesima possiede, non pur terreni et rendite grandissime in ogni luogo, ma ancora particolarmente sia padrona di quasi tutta l'isola di Salseti verso Cambaia3, la quale dicono essere di circuito di 20 leghe et in oltre comandano i gesuiti a più fortezze, dove riscuotono datij et ogn'altra rendita propria di prencipe, mettendo soldati, governi et giudici secondo l'ordinaria administratione della politica. Verso capo Comerino nel regno di Calucut4 possedono la fortezza di Tuttocurè. Tra Chiaul et Bassain5 hanno la fortezza di Bandorà et intendo ancora che habbiano Bombaia, ma non ho potuto certificarmene.
Li progressi che fanno in Giapan et in altri luoghi di gentili, dove Portughesi non tengono fortezza et non vi è prelato, essi ne cavano gran benefficio et riputatione perché sono capi di tutti li christiani et essercitano auttorità spirituale in quei paesi et Portughesi stessi condotti là per occasione di trafico. Lor sono più obedienti degl'altri, migliorando con l'obedienza la lor conditione. Mi vien detto ancora (et parmi molto credibile) che li christiani nelle loro differenze ricorrino al lor giuditio stimando che sia sacrilegio che un christiano conduca l'altro alla giustitia de infideli. Sono in India altri religiosi di San Francesco, di Santo Agostino et di San Dominico, ma non hanno il credito de gesuiti perché fuori del lor ministerio spirituale essercitato senza giurisditione, non s'ingeriscono in altri negotij et hanno la provisione per i loro necessarij bisogni da Portughesi con assignamenti di paghe di soldati o altri simili molto limitati, oltre che i gesuiti aspirando ad heredità et simili, et manegiando i beni della confraternità della Misericordia, si vanno maggiormente insinuando nella gratia di tutti et dimostrano essemplare santità. E se pure alcuno de' suoi declina da questo buon nome che procurano, lo trabalzano i due, tre et quattro mille miglia lontano et col diminuire la fama dell'errore danno communemente a credere che sia contro questo tale stato essequito severissimo castigo, il che conferma tutta quella compagnia in una veneratione incomparabile.
Mi perdoni Vostra Signoria se non posso essere più longo perché per dimani sera convengo havere spedite più di 50 lettere. Le baccio affettuosamente la mano et le prego dal signor Dio ogni felicità, sì come faccio al reverendo maestro Fulgentio et a tutta la compagnia.
Di Aleppo all'ultimo aprile 1609
Di Vostra Signoria reverenda

Desiderosissimo servitore
I. F. Sagredo

 

1. Allusion à la supercherie que Sagredo a organisée contre les jésuites, avant son départ de Venise. Voir lettre 1608-08-05 à Groslot. Le 12 mars 1608, sous l'identité d'une pseudo-comtesse Cecilia Contarini, il a pris contact épistolaire avec le jésuite Antonio *Possevino, au prétexte que l'Interdit a chassé son confesseur, Antonio Giugno, et qu'elle en cherche un par correspondance. Le dossier est finalement entre les mains du jésuite padouan Antonio Barisone (1577-1613), recteur du collège de Ferrare, qui accepte les échanges épistolaires sous les pseudonymes de Anzola Colomba et Rocco Berlinzone. Au fil des 48 lettres, A. Colomba réussit à obtenir des preuves de l'avidité du confesseur qui la conduit à léguer ses biens aux jésuites (malgré la loi du 22 décembre 1536, confirmée le 26 mars 1605, qui fait interdiction aux Vénitiens d'accorder des legs aux religieux sans autorisation du Sénat). La dernière lettre, adressée à Berlinzone en date du 12 juillet 1608, l'informe du décès de la comtesse, révèle tous les ressorts de la supercherie et conclut par un réquisitoire contre la Compagnie : Felice pur chi vi conosce perché si sta lontano dagli aguati degli ingani vostri, ma altrettanto miseri e sciagurati quelli che vi prestano fide, … , restano alla fine miserabile preda della libidine e avarizia vostra. Cette plaisanterie a fait le tour de Venise et a été évoquée dans des poèmes récités lors du banquet d'adieu de Sagredo, en partance pour Alep.
2.
La zifera est un vénétisme pour la cifra.
3.
Située en face du port de Cambay, sur le golfe de la mer d'Oman, l'île de Salsette a été conquise par les Portugais en 1516.
4.
La cap Comorin, à l'extrémité méridionale de l'Hindoustan, est près de Calicut, un port découvert par Vaso de Gama. Il y débarque le 18 mai 1498.
5.
Les sites de Baçaim et de Bombay (Bom bahia, la 'bonne baie' en portugais) ont été conquis par les Portugais en 1534.
texte_alternatif
TypeAutographe
Scripteur

Sagredo

Chiffrementnon chiffrée
Signature

I. F. Sagredo

Lieu

Alep

Source

ASV, Consultori in iure 453, f. 34r-35v.

Editions précédentes
  • Inédit