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Non è meraviglia se li Stati4, che hora partono dalla guerra5, conoscano quanto importi l'essere collegati con li principi vicini e potenti; per il che si sijno facilmente indotti alla conclusione di confederatione co 'l re di Francia e sijno anco per farne un'altra co 'l re d'Inghilterra. Ma chi non sa che cosa è guerra crede che lo star solo e la neutralità sij causa delle prosperità e che mai non manchi tempo per confederarsi. Temo che tanta confidenza non partorisca qualche gran male. Il mondo non è in stato che possino convenir tutti, come già cent'anni, ma pur potrebbe essere che chi si vede sprezzato possi, nelli bisogni, sentir piacere che gusti li travagli che li merita; ma sij questo rimesso a Dio.
Pare che li Spagnoli pensino molto a godere li frutti della pace, e però sijno per ricevere più presto concordia in Clèves6 che guerra tra pretendenti. Il signor duca di Lerma7, se bene non pretende il regno di Spagna, l'ha nondimeno in fatti. Manda adesso un suo nepote a Napoli e l'altro a Roma8, li quali essendo fratelli bisogna ben credere che saranno uniti. Al papa non piacque il mandar a Roma ed ha fatto dir a detto duca di Lerma che non sarà di suo gusto; il qual Lerma ha risposto che perciò lo manda, il che non farebbe, quando credesse che s'intendesse con esso lui.
Credo che nel contratto di matrimonio tra il duca di Savoia e il re di Francia9, nessun di essi pensino all'effetto ma ad ingannarsi l'un l'altro. Il re di Francia non reputa che sij buona spesa ricevere la possessione di Milano10 per così gran stima ed ho, da buon luogo, che se egli haverà mai pensiero di far compra, la farà in ogni altro luogo, ma quanto a quell'altro re di Francia, cioè il Feramosca 11, è poco da fidarsi, se ben mostra d'amare. Vero è che sarebbe molto utile a Venetiani qualche dichiaratione speciale di restringimento con lui, ancora che non tanto piacerà quanto si potrebbe sperare.
Di Sciampignì12, Nicolò *Contarini li scrive a pieno come si governi impertinentemente; mo io gli ne dirò una solenne. Pochi giorni sono, egli mandò a dire a fra Paolo che nel papa era una gran dispositione di fare amicitia con quei del senato ed a questo non ostava se non la causa di esso fra Paolo13 ; però che bisognava in ogni modo che egli pensasse al componerla. Rispose fra Paolo al messo che egli non poteva, né voleva, udir tali ragionamenti e, senza ordine di sua serenità, si trattasse con lui. Mandò a replicar Sciampignì che ciò lo sapeva benissimo ma, volendo trattar questa compositione, prima che parlar con sua serenità, haveva voluto farlo sapere a fra Paolo, a punto con un concetto di chirurgo, che quando una piaga è incurabile, è legata e coperta sì che l'infermo la sente poco. Il volerla scoprire non havendo sufficiente medicamento per guarirla, è un irritarla ed offendere l'infermo: che egli ci pensasse bene et avvertisse che in luogo di far cosa grata al papa, non le facesse offesa mortale.
Non è un mese che *Brèves14 et esso Sciampignì dicevano haver commissione di non s'ingerir più ma, poi che questo nuovo ambasciator15 della Republica16 è andato a Roma, tutti dui si son messi a dar tanta molestia che non si può dir di più. Il qual nuovo ambasciator non è dubbio che già un pezzo ha convenuto con loro e col nuncio e con li nostri ecclesiastici di ottener, con inganni e fintioni, quello ce non si può all'aperta. Le quali arti, se non saranno ben bene vedute dalli contrarii a preti o politici, restaranno senza alcun dubbio ingannati, essendo la maggior parte di quei del collegio, chi per affetto chi per intelligenza, pronti a ricever l'inganni.
Quanto alli heretici francesi, io li distinguo: quelli che stanno alla casa propria, li ho per huomini di buona intentione e di buon core; quelli che sono intorno al re di Francia, io non li ho né per heretici né per cattolici, ma per così cattivi come i cardinali.
Quanto ad uno ambasciatore all'imperatore: il Giustiniano17 non dimanda, restano li dui Priuli18, sarebbe bene che non concorressero insieme ma la volontà non si può persuadere. Io credo però che Francesco sarà anteposto, se bene ambedue meritano.
Volendo chiuder quello mi manda a dir Sciampignì che tutte le cose trattate con Savoia sono a monte perché egli si è dichiarato spagnolo, dopo che il cardinale Aldobrandino19 è ricevuto e che il papa è molto sdegnato col re di Spagna per quelle cause, e che bisognarebbe accomodarsi con lui adesso, io tengo tutti questi per artificij di Brèves et dell'ambasciator Mocenigo.
E qui fo fine.
Di Venetia, li 9 giugno 1609

 

 

1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi qui a même envoyé une fin de non recevoir aux inquisiteurs romains qui l'ont sommé de comparaître personaliter (voir lettre 1606-11-26 aux inquisiteurs). Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Ce terme traduit les Staten generaal ou Etats généraux qui sont l'expression de la souveraineté des Provinces-Unies, créées en 1579 par l'union d'Utrecht, et qui vont perdurer jusqu'en 1795. Sous la plume de Sarpi, c'est un équivalent à la Hollande anti-espagnole.
5. Voir Notices historiques : •trêve de Douze-ans.
6. Voir Notices historiques : crise de •Juliers-Clèves.
7. Voir Notices biographiques : Francisco *Gomez de Sandoval y Rojas.
8. Les petits-fils du duc de Lerme sont Francisco Ruiz de Castro (1579-1637) et Pedro Fernandez de Castro y Andrade (1576-1622).
9. Le roi de France et le duc de Savoie ont caressé le projet de marier la dernière fille d'Henri IV, Elisabeth, avec Vittorio Amedeo, futur duc de Savoie depuis la mort de son frère Filippo Emanuele.
10. Le duc de Savoie caresse un projet de ligue —dans la droite ligne de la politique des ligues du début du XVIe siècle— avec Henri IV et Venise pour attaquer la Lombardie espagnole et la dépecer : au roi la Lombardie et la Franche-Comté, à la Savoie les territoires limitrophes du Piémont et aux Vénitiens la rive gauche de l'Adda.
11. S'agit-il d'une allusion ironique au duc de Savoie qui, à la mort du roi Henri III, s'était porté candidat au trône de France, au titre qu'il est petit-fils de François 1er par sa mère ?
12. Voir Notices biographiques : Jean *Bochard, sieur de Champigny, ambassadeur français à Venise.
13. Malgré la levée de l'Interdit en avril 1607, le pape n'a jamais renoncé à traîner l'excommunié Sarpi devant le tribunal de l'Inquisition romaine, comme il a conduit à résipiscence Pietro Antonio *Ribetti ou Fulgenzio *Manfredi. Voir Gino Benzoni, « I 'teologi' minori dell'Interdetto », in Archivio veneto, Quinta serie, vol. XCI (1970), p. 31-108.
14. Voir Notices biographiques : François *Savary, comte de Brèves, ambassadeur français à Rome.
15. Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit ambasciador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer ambasciator(e).
16. Giovanni Mocenigo vient de prendre son poste à Rome.
17. Voir Notices biographiques : Giorgio *Giustiniani.
18. Voir Notices biographiques : Francesco *Priuli et Pietro *Priuli.
19. Voir Notices biographiques : Pietro *Aldobrandini. Depuis la fin de l'année 1608, il travaille à une médiation entre le duc de Savoie et les Espagnols.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 103v-107v.

Editions précédentes
  • P. Savio, 1937, lettre XVII, p. 275-277.