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Al molto reverendo padre mio colendissimo.
Il padre maestro Paolo dell'Ordine de Servi, theologo della Serenissima Republica di Venetia.
Venetia.

Molto reverendo padre mio colendissimo
Non havrei usato con Vostra Signoria di così longo silentio se le persecutioni usatemi in queste parti da i più potenti del regno1, le quali io so esser venute alla sua notitia, non mi havessero tolto quella libertà d'animo che si richiede per scrivere a un par suo tanto meritevole, dubitando io che mentre stava in dubbio del mio stato mercè della violenza de miei aversarij non m'havesse trasportato la mia passione a ragionamenti poco convenevoli a me et a lei poco grati anzi importuni. Hora che la giustitia della mia causa ha fatto palesi alla maestà christianissima del nostro principe con che poco fondamento si pretendeva contra di me, la vacatione de miei beneficij non havendo mai havuto voglia, se no sforzata, di mutare la mia conditione ecclesiastica. Et havendo pacificato tutti i contrasti che mi venivano fatti, torno di nuovo a riconciliarmi co' miei amici et particolarmente con Vostra Signoria, alla quale io resto con obligo grandissimo della compassione che so per certo c'ha havuto de miei travagli, né posso in ricompensa di tanta sua benevolenza proferirgli altro se no la continuatione di quella humil servitù con che gli restai obligato da quel tempo ch'io fui degno di godere la sua conversatione.
Le circostaanze del mio negotio credo che l'habbi intese da altri2. S'è affato vero o mescolate di bugia come sogliono le cose scritte di lontan paese, di questo sto in dubbio. Non ardirò però d'attediarla con discorsi così poco degni della sua curiosità, basti per hora di dire che sicome quel proscritto si lamentava anticamente che quella sua villa era causa della sua morte, così le mie abbatie, particolarmente quella di San Medardo, dove ho fatto spesa di dieci mila ducati in ristorare un solo castello che è delle dipendenze; ha fatto trovar giusto contro la mia persona quel che in altro secolo men ingordo et avaro di quel d'hoggi et in altri huomini le cui spoglie non fossero state tanto opime3, si saria severamente vendicato. Dalla paura in poi con qualche decrimento di beni che sono il castigo delle mie iniquità passate trovomi adesso per la grazia d'Iddio tornato al pristino stato, fatto savio et avisato alle mie spese che bene qui latuit bene vixit4, massimamente fra la cupidità che si trova in questo regno di possedere le altrui facoltà per via o giusta o indiretta. Et se mai ho fatto stima di questa mia qualità di consigliero nel Parlamento, hora che per la pruova conosco che quel solo grado è stato unica cagione della mia conservatione in quanto tutto il senato ha preso la mia protettione, confesso che m'è ancora più caro il vedermi membro di un così grande et nobil corpo. Io riconosco tanta cortesia in Vostra Signoria che parmi poter sperare sicuramente che non mi sia da lei negata la gratia di quel reciproco commercio di lettere di cui essa mi ha giudicato degno per il passato. Né mancherò dalla mia parte di meritar questo favore con dargli aviso di tutto quello che si passarà più raro in questo regno. Il quale se ben pare, a quei che non hanno notitia de nostri intrinsechi interessi, esser molto felice et abbondante per la longa pace, è tuttavia tanto essausto da tributi et altre contributioni straordinarie quanto sia mai stato in tempo delle più aspre guerre.
L'essersi veduto il nostro re un Delfino giovane gli ha fatto pensare a ragunar thesori come fondamento per rovinare i disegni di quei che vorriano pensar a novità. Da qui procede che tutti mettono inanzi diverse strade per acquistar la sua gratia con dargli nuove inventioni di cavar danari. Il male va serpendo5 d'ogn'hora più, havea comminciato da quei che fecero partito con sua maestà tutte le saline di Francia per fornire il sale necessario a tutte le provincie, ma con progresso di tempo s'è introdotto a tutte le cose anche più infime: onde non si parla qui d'altro che di partigiani che con proferire al re qualche somma di danari, contenti dove il più delle volte non gli riesce l'impresa, hanno poi libertà di molestare altri sotto l'authorità regia. Noi stessi che siamo constituiti in magistrato non siamo essenti di contributioni essendosi trovato un partigiano che con grandissima somma che rende a sua maestà ogni anno, mette sopra ciascuno di noi una specie di taglia annua mediante la quale vengono i nostri officj conservati alla famiglia per disporne a persona idonea, il che rende il prezzo di essi officij smisurato ritrovandosi tale che non ha in tuti i suoi beni la quarta parte sua de i danari che mette in comperare un officio. Né so poi come sia trattato il popolo da quei a cui costa tanto caro la lor ambitione.
Vero è che il nostro principe dà più liberali pensioni a i grandi del regno che qual si voglia altro de suoi antecessori, giuoca assai et perde, et è largo in dar alle dame ma non resta per questo di metter all'arsenale la somma di danari non havendo da sopportar guerra in nissuna parte d'Europa. Essendo le taglie sopra i villani cresciute assai et introdotto il modo di fare l'entrata del re in mille altre maniere più grande, da un mese in qua si sono fatte in questa città molte fallite, tra le altre una di cinque cento mila scudi, dove molti de i più ricchi erano interessati onde per rimediar alle fraudi che vengono fatte ai creditori ha fatto sua maestà un editto verificato al Parlamento, che tutti i danari che si trovaranno esser dati ai figliuoli et ai generi si rivocaranno da loro per pagare i debiti del padre o del suocero, caso che non bastino, le sue facoltà proprie. Et è stata necessaria questa legge percioché ordinariamente arricchivano molti i lor figliuoli et generi col decrimento de miseri creditori et si ritiravano o fuora del regno overo in qualche fortezza inespignabile sotto la protectione di qualche principe. Si tratta di dare a monsignor di Verneuil6, figliuolo naturale di sua maestà et della marchesa, oltre il vescovato di Mets che è di grande entrate (abbazia di Clugny) et a questo modo farlo religioso per ragion di Stato, dove non si dubita che non habbi a diventar il maggior prelato di Francia et che non sia seno fallo cardinale. Sperava l'arcivescovo di Rheims7, fratel del duca di Guisa8, haver detta abbatia percioché quel che la possiede è di casa Lorrena, ma si crede ch'habbia da contentarsi del capello. Si son fatte in corte le nozze del principe di Condé9 con la figliuola del contestabile di casa Montmorency, donna di grandissima beltà et merito10, et già è stata cagione di gran discordie et gelosie fra i più grandi.
Fecero morire qua l'altra settimana passata due falsificatori di moneta che fabricavano doppie di Spagna et un sacerdote il quale havea fatto col demonio un istromento scritto di sua mano di obligargli la sua anima per certo spatio di tempo con patto di fargli haver thesori et essendo finito detto spatio saria venuto metter un altro in suo luogho, altramente rimarria perpetuamente obligato. Riconobbe inanzi i giudici haver fatto detto scritto, haver sacrificato al demonio certi animali et altre sceleraggini, né potette mostrare le sue lettere di presbiterato benché havesse di continuo detto la messa, onde fu sententiato dalla giurisdittione secolare.
L'otio della nostra nobiltà è stato causa di molti duelli che si sono fatti et si fanno ogni giorno, il che ha fatto ammazzare assai più gentil huomini che le più aspre battaglie, né per leggi rigorose c'habbi fatto il re s'è potuto mai intiepidire questa rabbia. Ultimamente si dice che sua maestà fa ragunar in Fontainebleau tutti i marescialli di Francia con molti altri suoi cavaglieri per provedere a questo male et il maggior rimedio saria il fare con ogni diligenza osservar le leggi che sono propriamente in questo regno fila di ragnatela11.
Questo sarà per adeso il poco ragionamento che gli ho da fare delle cose di Francia, ma prima ch'io finisca io prego Vostra Signoria di non imputarmi a troppo ardire se ricerco il suo agiuto nella causa favorevole di un mio caro et gratioso amico, dal quale essendo in Italia ho ricevuto ogni sorte di grata accoglienza et per haver riconosciuto i suoi meriti, mi sono giunto con lui di molto stretta benivolenza. Egli mi favorisce spesso delle sue lettere dove riconosco continuarsi in lui quello di che la sua prattica m'haveva altre volte chiarito, cioè un affetto grande alla corona di Francia et è chiamato il signor Vincenzo Francolini, giurisconsulto che nelle università di Fermo che è sua patria et di Parma ha fatto prova della sua dottrina, ma il suo bell'ingegno non si può quetare in nessun di quei due luoghi, sì per non poter spiegare liberamente in quelle città il suo animo, sì per mostrare anchora la sua virtù fuora di casa. So ch'egli ha grandissima voglia d'haver una cattedra in Padova et credo per certo che se gli venisse fatto questo suo disegno, riusciria con sodisfattione di tutti i clarissimi signori reformatori di quella nobil università. Resta che sia appoggiato et agiutato in questa sua impresa da qualche persona che potesse fare relatione di lui verso i detti clarissimi signori, né veggo che alcuno possi meglio di Vostra Signoria essere con maggior effetto suo benefattore. Onde, se bene non ho mai fatto né son bono di fare alcun servitio a Vostra Signoria che meriti la minima parte di quella fatica che ricerco da lei, nondimeno fidandomi nella sua benignità ordinaria, la priegho di impiegarsi in questo negotio del quale non ho voluto anchora fin adesso scrivere all'eccellentissimo signor ambasciatore di Francia12, sperando che basterà la sua autorità per adempire il desiderio di questo mio amico et a lei sola ne debbo haver l'obligho.
Se io non credessi che con la medesima libertà Vostra Signoria havesse da usare di quel poco che posso, non trattaria con lei così arditamente. Commandimi solo che vederà con quanta sincerità io m'accingerò per ubbidirgli, in tanto conservimi in sua gratia et io dal signor Iddio gli pregarò ogni contento.
Di Parigi, a dì 20 di jugnio 1609
Di Vostra Signoria molto reverenda

Divotissimo servidore
Francesco Hotman

 

 

1. Voir Notices biographiques : François *Hotman. Abbé commendataire de Saint-Médard de Soissons, il a connu Sarpi quand il suivait les cours de droit à l'université de Padoue, où il a obtenu son doctorat en 1594. Le château de Vic-sur-Aisne et l'abbaye de Saint-Médard ayant souffert des troubles de religion et du passage des armées de Condé, des ligueurs et du roi, il semble que Hotman a été accusé d'avoir détourné les dons du roi pour la reconstruction. Par ailleurs, le roi a peut-être fait grief à François Hotman Le jeune de son lien de parenté avec François *Hotman L'Ancien dont l'ouvrage Franco-Gallia a nourri l'argumentaire des ligueurs opposés à son accession au trône. Enfin, la nomination de François Hotman à la commende de l'abbaye par le nonce apostolique, Filippo Seza, cardinal de Plaisance, s'est faite contre l'avis du roi qui la voulait pour Mathurin Vincent, son aumônier.
2. Parmi les autres personnes auxquelles François *Hotman fait référence, il y a Jérôme *Groslot de l'Isle avec qui Sarpi commente ces déboires, voir lettre 1609-07-07 à Groslot.
3. Du latin opimus, riche, fertile, opulent, abondant. Dans l'histoire romaine, les dépouilles opimes constituaient le butin du commandant en chef qui avait tué au combat le commandant ennemi.
4. Ovide, Tritia, III, IV : Pour vivre bien, vivons cachés. Devise que le philosophe René Descartes a inscrite sur son blason.
5. Forme littéraire et rare pour serpeggiare.
6. Voir Notices biographiques : Henri de Bourbon, duc de *Verneuil.
7. Voir Notices biographiques : Louis III de *Lorraine, cardinal de Guise.
8. Voir Notices biographiques : Charles 1er de *Lorraine, duc de Guise.
9. Voir Notices biographiques : Henri II de Bourbon, prince de *Condé.
10. Charlotte de Montmorency, fille du connétable de France.
11. L'édit royal d'Henri IV portant reglement pour la défense & punition des duels, contenant vingt articles. Donné à Fontainebleau au mois de juin 1609, enregistré le 26 du même mois par le Parlement de Paris et le 4 août par Le Parlement de Toulouse. Voir lettre 1609-09-29 à Foscarini. Les mêmes dispositions seront reprises par Louis XIII en juillet 1611, en janvier 1613, en octobre 1614, en juillet 1617, en août 1623, en février 1626 et en mai 1634.
12. Voir Notices biographiques : Jean *Bochard de Champigny.
texte_alternatif
TypeAutographe
Chiffrementnon chiffrée
Signature

Francesco Hotman

Lieu

Paris

Source

ASV, Consultore in iure 6, f. 101r-v.

Editions précédentes
  • Inédit