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Molto illustre signor colendissimo

Per questo spazzo non ho ricevuto lettere di Vostra Signoria et ne ascrivo la causa all'assenza del signor ambasciatore poiché vego le sue date in Moretta3, con tutto ciò ho havuto buona fortuna di non restar senza lettere di Vostra Signoria, havendomi in questo tempo il signor di Couverelles4 reso quelle delli 8 maggio. Ho raggionato con questo signor due volte et lo ritruovo molto prudente et di conversatione amabilissima, la qual spero goder spesse volte in questi mesi che egli è per dimorare in Vinetia. Crescono sempre gl'oblighi miei verso Vostra Signoria fra quali ritengo l'havermi fatto degno della conoscenza di questo signore.
Io non posso intendere il misterio perché li giesuiti voglino adesso muovere le cose della Religione in Francia; mi rendo difficile a credere che sij motivo spagnuolo poiché essi hanno fatta la tregua con li Gueaus5 ; più tosto credo che sij una deliberatione presa nella loro congregatione generale dell'anno passato, overo che le furie non lasciano quietar quegl'animi sitibondi di sangue.
Quanto alla corte romana, passano così male le cose di quella dominatione che, se camineranno tanto ogn'anno quanto nelli 3 prossimi, s'accosteranno presto al fine. Tutti li cortegiani sono pieni di rabbia, vegono che il pontefice da tutti li beneficij al nipote, che la Republica veneta comincia metter difficoltà nelle comende, che li Spagnoli non vogliono più permettere le pensioni che si dano ad Italiani in capo di Spagnoli; onde temono una total disformatione dello stato loro cioè riformatione del mondo; il che piacia a Dio se è il tempo del suo santo beneplacito.
Li Turchi non hanno ancora fatto uscire la sua armata; ben si crede quel ch'importa il disusarsi dalle arti belliche; quell'imperio che soleva ogn'anno al fin d'aprile mandar fuori potente armata maritima, per esser stato tanti anni senza farlo, non può venirne a capo doi mesi doppo il consueto. Mi dispiace che ritornino a ripigliare la disciplina perché in 3 over 4 anni si rimetteranno con danno infinito de' christiani.
Qui non habbiamo visto cometa6. Argomento che sij molto bassa poiché in così poca distanza non appare, ma come è possibile che a 7 di maggio fosse veduta al luoco della luna, la qual era così prossima alla congiontione ? Entro quasi in parere che fosse un parhelio7 poiché si vide in tempo prossimo al meggio giorno et in luoco così vicino al sole, a questo osta l'esser stato visto doi giorni continuati, cosa insolita a tal'impressione. Possiamo ben concludere quasi certamente che non sij cometa perché, seguendo il sole, sarrebbe stato necessario che, tramontato questo, si fosse vista nel crepuscopo della sera molto conspicua. Ma il mal cometa è il giesuito che pronostica ruina a tutto il mondo et non pronostica solo, ma ancora machina.
Non scrivo per questo spazzo al signor dell'Isle; se egli è in Parigi, prego Vostra Signoria far le mie salutationi. Aspetto dalla sua gratia d'intendere qualche cosa delle trattate nella sinodo et, qui facendo fine, a Vostra Signoria bascio la mano.
Di Vinetia, il 23 giugno 1609
Di Vostra Signoria molto illustre

Devotissimo servitore
F. P.

La prego per il recapito delle allegate. Il signor Colombiers pratica alla libraria che tiene il compasso, insegna di Plantino8.

 

 

1. La BnF conserve une copie de cette lettre : ms Italien 2061, f. 38v-40v. Egalement l'ASVat, Fondo Borghese II, 48, f. 222-223v.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. L'ambassadeur vénitien est auprès du roi Henri IV qui réside alors au château de Moret, près de Fontainebleau.
4. Jean Casimir D'Ocoy (1580-1662), baron de Couverelles et seigneur de Saint-Trojan, près de Cognac, est un gentilhomme calviniste de Saintonge. En 1616, il épouse Jeanne de La Rochefoucault. Il est député à l'assemblée protestante de Loudun (25 septembre 1619) déplacée à La Rochelle (25 décembre 1620) d'où, en 1622, il est envoyé en Angleterre et en Ecosse avec Benjamin Basnage (1580-1652) pour collecter des subsides pour les huguenots. Il est mêlé aux troubles de religion qui agitent la Saintonge et l'Angoumois en 1643-44 et, malgré ses soixante-onze ans, il participe au siège de Cognac (1651) contre le prince de *Condé. Correspondant de Hugo Grotius.
5. Dans les Flandres, le mécontentement contre l'administration espagnole provoque de nombreux soulèvements populaires. En 1566, Charles de Berlaymont (1510-1578), membre du conseil des troubles, encourage Marguerite de Parme, gouvernante des Pays-Bas, à mépriser les insurgés hollandais car Ce ne sont là que des gueux ! Dès le banquet du 5 avril 1566, le terme de Gueux est utilisé par les Hollandais rebelles pour s'autoqualifier et s'affirmer prêts à "porter la besace". C'est une réappropriation d'un surnom méprisant et moqueur. Leur symbole est une écuelle.
6. La question des comètes est un problème astronomique qui occupe beaucoup la communauté scientifique du temps. En effet, en 1609, Kepler (1571-1630) publie sa fameuse loi sur les orbites des corps célestes dans son Astronomia nova et, en 1619, il publiera son De cometis. Galilée* les évoque dans son Sidereus Nuncius qu'il écrit en mars 1610 et publiera l'année suivante ; il en a certainement discuté avec Sarpi.
7. Le périhélie est le point de l'orbite d'un corps célete le plus proche du soleil. Son opposé est l'aphélie.
8. Dans son imprimerie d'Anvers, l'enseigne Au compas d'or est la troisième marque d'imprimeur utilisée par l'imprimeur-éditeur-libraire Christophe Plantin (1514-1589), à partir de 1564, accompagnée de la devise Labore et constantia. L'atelier est actuellement un musée de l'imprimerie, classé au patrimoine mondial de l'UNESCO.
texte_alternatif
TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

F.P.

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 111, f. 21r1.

Editions précédentes
  • M. Busnelli, 1931, II, lettre XVI, p. 41-42,

  • M. Busnelli, 1986, lettre XI, p. 96-98.