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Se bene il negotio dell'abbadia4 non ha sortito il fine che si desiderava, nondimeno è composto con dignità e le conseguenze che alla giornata occorrono, si trattano con la gravità stessa. Già era creata qualche persecutione contra questi monachi e preti del luogo che havevano adherito a don Fulgentio5, e sono stati protetti, ma in queste occorrenze il signor Antonio *Priuli si governa con indicibil destrezza, come è suo solito.
Non so se il bando dato dal conseglio di X all'abbate Cornaro6 farà nascere qualche nuova controversia. Io credo che no; ma in qualunque modo, come seguì la concordia che li ecclesiastici hanno voluto disguisare.
La nostra Historia7 è condotta quasi al fine ma con particolar che fa un giusto volume. Non so mo' quello che sarò per fare; sto in molta ambiguità che alcuno non interpreti in sinistro, se si li communica ; dall'altro canto, se non si fa e li scrittori non informati dicano cose pregiuditiali, la colpa sarà la nostra, che non li haveremo informati. Desidero in questo anco il parere di Vostra Eccellenza.
Mi sa gran nuova quella che li principi di Germania habbiano risoluto voler dipendere dal re di Francia; questo farà che non si vedrà guerra, perché converranno li Austriaci cedere a tante forze.
Delli quattro fogli scritti da Baduer8 vengo avvisato anche da altra persona, senonché quella mi aggionge che non ha piaciuto al consiglio, come quella che pedantizza troppo e non ecceda l'officio di mezo, passando in quello di consigliero.
Ma venendo alle cose nostre particolari, non so come possa esser sincerità nel duca di Savoia verso il re di Francia, atteso che dall'altro canto riceve doni dal re di Spagna. Se il re di Francia ricevesse il cardinale *Aldobrandini, sarebbe cosa molto a proposito per li disegni di Roma, ma ricevendolo bisogna ben tenere che non potrà sperare conventioni con il papa, se ben credo che né anco adesso ne possi sperar più niente che poco; ma pure il re di Francia si è incapricciato a volerlo vincere, se bene è cosa possibile farlo come volare ed io non so credere perché egli batta tanto questo chiodo. Quei del senato respondono sempre a Sciampignì tutto scusando, con dire che vi bisognarebbe la compagnia di esso papa; e forse fanno bene perché esso non fa mai altro che predicare, anzi pedantizzare che si stij bene con lui. Fra Paolo non crede che debba mai essere utile alla communità di Venetia il congiungersi co 'l re di Francia perché vorrà havere non uguali, né inferiori ma servitori. Li prencipi di Germania, senza alcun dubbio, sono migliori e per questa ragione e perché hanno realtà maggiore. Li Francesi sono tutti persone da non fidarsi; haverli per adversarij non lodo, ma tanta amicitia quanta ci è di presente basta -senza haverla maggiore- mentre che la cosa non passa più oltre che quando si desse mano a quella caccia di Milano. Sarebbe ben necessario esser francese o spagnolo, a parte che fare secondo il solito di stare a veder la mischia, che sarebbe consiglio pernicioso, facendosi la caccia così vicino a Venetia, ed allhora converrebbe il deliberare il manco male. Il quale in verità è difficile da scorgere perché l'amicitia e vicinanza de Spagnoli è molto pericolosa. Ma, tornando all'amicitia di Francia con Savoia, se si darà qualche pegno o cautione, non in cose mobili ma in beni stabili, si potrà credere qualche cosa quando no, io resto nella mia pertinaccia che sij un gioco da ambe le parti o almeno da una.
In questo punto che io scrivo, mi viene alla mani una di Vostra Eccellenza delli 14, ché sino ad hora non havevo ricevuta se non quella de 26. Fra Paolo tiene che tra quei del senato siano alcuni, quali avvisano l'ambasciator9 di Venetia a Roma10 di quello che Foscarini scrive da Francia ed, immediate, esso ambasciator di Venetia a Roma scrive qualche cosa per contrasegno, come detto dall'ambasciator di Francia a Roma11 o dal papa, e credo che haverà gran parte quello che ha scritto a *Foscarini questi bei concetti amorosi. Certo, vi è una mano di huomini molto cattivi, è cosa conosciuta da tutti gli amici. Come che il *Barbarigo non è molto diligente, è stato tentato di riscaldarlo così da Nicolò *Contarini come anco da altri, e fatti officij molto efficaci ma in fatto senza profitto. Ma il signor *Foscarini non debbe dubitare che io li scrivessi mai parola che potesse causar disgusto, sarei bene impertinente, anzi sciocco, quando lo facessi. Le darò bene qualche moto, come gli ne ho dati molti per lo passato ma tale che egli creda da ma proprio e non da altri.
Qui habbiamo diverse nove delle quali mi par dovere dar conto a Vostra Eccellenza, che ella potrà vedere se hanno rincontro di verità. Il re di Spagna ha conferito l'arcivescovado di Monreale al cardinal di Savoia12. La infanta di Fiandra13 domanda al duca di Savoia una delle sue figlie per allevarla come sua. In Valenza s'intende che li mori tumultuassero e tenessero qualche prattica con quelli d'Africa, per lo che l'armata passeggia quei mari acciò non le vada qualche aiuto. Dicesi che il duca di Baviera14 habbia sminuita la guarnigione che teneva in Donavert, donde li cittadini fuorusciti habbino preso animo e sijno entrati e, scacciati il resto de' soldati, habbino rimessa la città in libertà. Dicesi ancora che l'imperator15 incominciasse a mancare dalle promesse alli Boemi, sì come essi incominciavano a disarmarsi, onde si sijno fermati con animo di non passare innanzi, anzi di riarmarsi. Si è anco detto che sij stato preso un capuccino in Alvernia e menato con diligenza a Parigi16.
Nella città nostra, Vostra Eccellenza intenderà per altra parte il bando dato all'abbate Cornaro17. Io dirò di più che alcuni vanno credendo che il papa lo possi privare de' beneficij ecclesiastici e due ragioni portano : una perché, se non fa moto alcuno, confesserà che non sij suo suddito e porterà augumento alle ragioni della Republica, l'altra perché, essendo l'abbate in Roma nel pontificato di Clemente, egli seguita in ragione d'amore una donzella che era al servitio della moglie del signor Giovanni Battista, fratello del papa. Per il che egli, che era all'hora il cardinale Borghese, lo pregò di rispettar la sua cognata e l'abbate fece peggio; onde vogliono che vi possi rimanere qualche seme o reliquia di disgusto.
Queste poche cose ho voluto scrivere per finir la facciata. Se Vostra Eccellenza riceverà tedio leggendola, la supplico a perdonarmi.
Di Venetia, li 14 d'ottobre 1609

 

 
 
1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi qui a même envoyé une fin de non recevoir aux inquisiteurs romains qui l'ont sommé de comparaître personaliter (voir lettre 1606-11-26 aux inquisiteurs). Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Voir Notices historiques : abbaye de la •Vangadizza.
5. Don Fulgenzio *Tomaselli a été nommé début février 1609 par le général des camaldules, à la tête de l'abbaye de la •Vangadizza.
6. Voir Notices biographiques : Marcantonio *Corner.
7. Voir Notices bibliographiques : Histoire de l'Interdit.
8. Voir Notices biographiques : Jacques *Badoer.
9. Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit ambasciador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer ambasciator(e).
10. Il s'agit de Giovanni Mocenigo.
11. Voir Notices biographiques : François *Savary, comte de Brèves.
12. Maurizio di Savoia (1593-1657), fils cadet du duc Carlo Emanuele I et petit-fils de Philippe II d'Espagne est destiné à la carrière ecclésiastique pour des motifs politiques ; il est fait cardinal dès l'âge de 15 ans. Voir l'article Mario Zucchi, « Il cardinale Maurizio di Savoia e l'arcivescovato di Monreale », in Archivio storico italiano, disp. 1, 1936, p. 129-156.
13. Isabelle de Habsbourg d'Espagne (1566-1633), fille de Philippe II, est gouvernante des Pays-Bas espagnols avec son époux Albert, de 1598 à 1621.
14. Voir Notices biographiques : Maximilien I *Wittelsbach.
15. Dans l'ensemble des lettres à Foscarini, le déchiffreur-copiste a transcrit imperador(e) mais les lettres autographes de Sarpi nous permettent de restituer imperator(e).
16. Ce capucin turbulent est Alphonse du Travail né en 1572, à Grenoble, dans une noble famille dauphinoise, acquise à la Réforme. Après des premières études à Genève, il complète sa formation en philosophie et théologie à Padoue où il aurait abjuré le protestantisme. Rentré en France, il se consacre au métier des armes pour résister aux Français et, en 1595, il entre dans l'ordre des capucins et prend le nom d'Hilaire de Grenoble. Toutefois, il se montre peu soumis à la discipline : c'était le type accompli du religieux gyrovague écrit son biographe. Il s'engage dans des intrigues plus ou moins politiques avec Henriette d'Entragues, favorite du roi, qui l'entraînent jusqu'à Rome, en 1600. Rentré en France, il est l'objet de la surveillance du nonce apostolique, Innocenzo Del Bufalo. Ayant repris ses frasques, ses supérieurs l'emprisonnent à Lyon en 1603 mais il s'évade et reprend ses intrigues politiques : espion du duc de Savoie pour les uns, intrigant protégé du cardinal François de Sourdis pour les autres, intermédiaire secret entre Villeroy et Luyne pour d'autres encore. En 1605, le Parlement de Paris ouvre un procès sur le complot de la famille d'Entragues contre le roi : Hilaire fuit à Rome mais la police pontificale l'oblige à rentrer en France, en 1606. Absous par le chapitre provincial, il n'en reprend pas moins ses désobéissances au point d'être emprisonné au couvent de Riom, en Auvergne. Libéré sur intervention bienveillante du cardinal *Davy du Perron, il promet de s'amender devant le chapitre général du 3 octobre 1609, et il part pour Paris. Expulsé de l'ordre en 1611, il entre dans les bonnes grâces de la régente qui le nomme aumônier de la cour. Souçonné toutefois avoir voulu attenter à la vie de la reine-mère qui lui aurait refusé l'archevêché de Tours, il est roué en place de Grève le 10 mai 1617. Voir Théotime de Saint-Just, Les capucins de l'ancienne province de Lyon, St-Etienne, 1942, p. 119-126 et aussi le maréchal François de Bassompierre, Journal de ma vie et mémoires, Paris Renouard, 1873, p. 129. L'intérêt bien renseigné de Sarpi pour ce personnage peut se justifier sur deux points. D'une part, Sarpi l'a peut-être rencontré et apprécié à Padoue quand il y faisait ses études ; d'autre part, Sarpi a peut-être eu connaissance de ses intrigues et de ses manigances, à Rome comme à Paris.
17. Voir Notices biographiques : Marcantonio *Corner.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 76r-82v.

Editions précédentes
  • P. Savio, 1937, lettre XXIII, p. 291-294.