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All'illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo
Il signor ambasciatore veneto appresso la maestà cesarea
Praga

Illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo

Certo ch'io non posso metter termine al dolermi della morte del signor Alessandro *Malipiero di santa memoria, poiché la Republica ha perduto un gentil'huomo che non haveva altro fine salvo che il publico servitio et, senza haver magistrato, faceva più con le parole et con l'esempio che molti insieme delli occupati in cariche grandissime. Egli ha patito, per pochi giorni che è stato nel letto, una così ardente infirmità che è rara in giovani nel mese di luglio et è passato di vita con solo pensier dell'anima sua et della felicità publica. Quanto più si sminuisce il numero de buoni, tanto più conviene restringerci con quelli che restano.
Con questo corriero ho ricevuto li esemplari della Confessione boema2 et delli editi per la libertà di Boemia et Silesia3, li quali mi sono arrivati gratissimi et resto ubligatissimo a Vostra Eccellenza per il favore, ho già truovato chi me li interpreterà in italiano.
Ho letto il libro di Bellarmino da capo a piedi: cosa assai donzenale. Mi pare che quel prelato, a misura che manca per la vecchiezza di forze corporali, manchi ancora de vigor dell'animo. Sta più sopra le cose della religione che sopra altro; ma però non porta, se non autorità de' padri et alle volte assai generali, et alcune ancora che fa poco per la sua intetione. Tratta con affettata modestia la quale è più pungente d'una aperta arroganza, perché nega apertamente molte cose dette dal re, non di opinione ma di fatto suo proprio. Come che non habbia fatto morir alcuno per causa solo di religione, che sua maestà habbia trattato con lui cose che egli afferma: dice che il processo fatto contro Garnetto4 giesuita è falso et di tutte queste cose non porta altra confermatione, senon che persona di fede li ha detto il contrario. Passa ben fuori della religione a mostrare che Inghilterra et Hibernia sono feudo della Chiesa romana et, però, essi felloni. Difende la dignità de' cardinali con dire che sono o vescovi, o preti o diaconi et però li debbe esser concesso quelle prerogative che l'antichità ha concesso a questi tre ordini. Et qui porta tutti li eccessi o hiperbole che sono in tutti li scrittori vecchi, senza avvertire che le raggioni sue concludono troppo et riprendono loro stessi che non danno quegl'honori a tutti li vescovi, preti et diaconi. Certo è un discorso assai ridicolo. L'ambasciatore anglese5 per ancora non dice cosa alcuna, ma intendo che sopra modo li pesa quella parte dove vuole Inghilterra et Hibernia per feudi. Si pensa assai quello che si doverà fare qui di tal libro poiché si prohibì (seben con maniera assai rispettive) quello del re. Io vego che Dio favorisce la Republica perché li manda occasioni che la sforzano a riconoscere la sua auttorità. Ecco haveremo un esempio che si sarà prohibito un libro di un cardinale. Non so se si poteva desiderare meglio et sarà per il tempo futuro cosa utilissima, perché Roma incomincia a patire troppo prurito di scrivere et non vede che il silentio le sarrebbe più utile, non essendo questi tempi come li passati nelli altri secoli, quando le parole spaventavano.
Alli giorni passati, credo scrivessi una nova romana6 a Vostra Eccellenza, che si trattava matrimonio tra la casa Aldobrandini et Borghese. A questo m'occorre aggiongere hora che il cardinale Montalto7 ha disturbato tutto il trattato et si sono dati scambievole parola li Perretti et Borghesi di non parentarsi con Aldobrandini.
Le scrissi anco che Turchi havessero preso 3 galeoni et 2 tartane de' Fiorentini; fu vera la presa et il numero de' vascelli, ma erano maltesi, non fiorentini.
Va attorno una certa fama che venga in Italia un certo Colloredo8, mandato dall'imperatore per pigliare il ritratto della terzagenita di Savoia9, volendo trattar matrimonio con essa lei. Se questo è vero, quella principessa haverà facto un differrente cambio di contratto, passando da un figlio di conte ad un imperatore10. Però aspetteremo anco il terzo, poiché si può credere che questo non sij per servire ad altro, che all'imperatore, per divertire la trattatione di re de' Romani, et al duca di Savoia l'andata del principe Filiberto in Ispagna.
Delle cose di Cleves11 vengono qui avisi non molto buoni per quei principi confessionisti, poiché li popoli cominciano a pensare a neutralità, così si tiene che si sij dichiarata la città di Duren12. A 9 ottobre passato, arrivò a Brusseles ordine di Spagna di aggiutar Leopoldo13 con tal circonspettione però che la tregua non si rompa. Perilche pare che, aggionto qualche aggiuto di sotto mano a quello che Leopoldo potrà havere dalli ecclesiastici et catholici di Germania, possi sostenersi compitamente, sebene ha mandato in Spagna Stingel (per quanto si crede) per ottenere risolutione meno clausulata. La separatione del duca di Sassonia14 dagl'altri principi sarà causa in fine di farli perdere, si farà una lor riduttione a Eidelberg, alla quale il re di Francia manda un ambasciatore. Già pareva che quel re volesse la guerra, hora pare che si vogli interporre: egli ha destinato una solenne ambasciaria alla maestà cesarea per corrispondere alla mandata a lui. È stato quel re molto honorato di ambascierie in questi giorni, havendone havuto -oltra la imperiale- dalli principi collegati, dal duca di Sassonia, dall'arciduca Leopoldo, dagli elettori ecclesiastici; il che li serve a far stimar se stesso mentre li Spagnoli stanno quieti et attendendo.
La venuta qui dell'ambasciator holandese ha dato qualche gelosia a' Spagnoli, che non è inutile per le cose della Republica. Si ritruova qui il duca di Mantova che spesso pratica coll'ambasciator spagnolo et pare che inclini al presente a quella parte, et esorta altri a star bene con loro per mantener la quiete d'Italia, et biasma un altro inquieto15 che per speranza vuole arischiare quello che possede. Ha mandato il duca suddetto il suo primogenito16 a risedere in Monferrato per qualche sospetto, mandarà il cardinale17 a Roma con entrata di 50 000 ducati per star un anno neutrale et poi giongersi a chi li farà partito, lasciandosi però intendere che si contenterà da' Spagnoli di qualche cosa manco. Si vede bene per esperienza che non li parentadi ma li interessi congiongono le persone.
Nella città non ci è cosa nuova, se non li fallimenti frequentissimi, poiché in questi quindici giorni arrivano quasi alla somma di un millione18. Et le frequenti prigionie de preti et frati, e pare che non occorra eccesso dove alcuni tale non sij in complicità; li guadagni della corte romana sono questi: dove innanzi li moti eccitati da loro ne era imprigionato uno ogni 10 anni, hora ne sono imprigionati 20 all'anno. Ma da Roma le cose passano tanto quiete che non si può desiderar più; è necessario che l'illustrissimo Mocenigo19 habbia la gratia di S. Paulo, non so che altro dire. Ringratio affettuosamente Vostra Eccelenza della relatione che mi da delle cose della religione costì et per non abusar più longamente la gratia che mi fa legendo le mie dicerie, farò fine basciandoli la mano.
Di Vinetia il 27 novembre 1609
Di Vostra Eccellenza illustrissima

Devotissimo servitore
f. Paulo di Vinetia

 

 

 

1. La bibliothèque nationale Marciana conserve une copie de cette lettre : ms. it. XI, 42 (=6961), f. 13v-15v ; de même la bibliothèque du musée Correr: ms 1135, n°771, f. 384-386.
2. C'est dans sa lettre du 1609-11-06 que Paolo Sarpi a sollicité de Priuli l'envoi des édits impériaux relatifs aux libertés religieuses concédées en Bohème par l'empereur Rodolphe II. Cette confession (1575) est un document de 25 articles souscrits par les luthériens de Bohème et les Frères bohémiens ou Unitas fratrum (les hussistes menés par Pietr Chelcichy et les utraquistes de Jan Rocyczana) pour obtenir de l'autorité impériale la reconnaissance de leur Eglise.
3. La majesteitsbrief ou lettre de majesté signée le 9 juillet 1609 par l'empereur Rodolphe II est un document qui déroge au principe Cujus regio, ejus religio de la paix d'Augsbourg (1555) car, comme l'édit de Nantes signé par Henri IV le 13 avril 1598, il organise la coexistence de plusieurs confessions sur un même territoire. Alors que le « parti espagnol », ultra catholique, tente une reconquête de l'empire, les Etats de Bohème soutiennent l'empereur en échange d'une reconnaissance de leur Confessio bohemica. La lettre de majesté accorde les libertés religieuses dont la libre construction de temple, la reconnaissance d'un consistoire protestant et la nomination de défenseurs chargés du respect du texte. La tolérance théorique n'est jamais entrée en pratique et a mené à la crise dite de la deuxième Défenestration de Prague (23 mai 1618).
4. Henry Garnet (1555-1606) SJ. Supérieur de l'ordre jésuite, clandestin en Angleterre, il est exécuté (pendu et démembré) le 3 mai 1606 à Londres pour avoir conspiré contre le roi ; voir Notices historiques la •conjuration des poudres. Pierre *De l'Estoile : Le samedi 16 [juin 1607] j'ay achepté ung livre nouveau intitulé : Examen catholicum edicti Anglicani, quod contra catholicos est latum, auctoritate parlamenti Angliæ, anno domini MDCVI ; auctore Stanislao Cristanovic, jurisconsulto. Il est imprimé à Paris, in-8°, par François Hubi, 1607, qui ne l'a vendu, relié en parchemin, huit sols. Ce libelle est injurieux et diffamatoire contre l'Estat d'Angleterre; et si celui qui l'a fait n'est jésuite, il est des confidens et mastins de la société. Au commencement de ce beau livre, ils y ont mis un plaisant pourtraict d'un de leurs martirs (id est du diable), à sçavoir du père Garnet, jésuite exécuté en Angleterre le 3 may 1606 (Mémoires-journaux, Paris, Dider, 1857, p. 424).
5. Voir Notices biographiques : Henry *Wotton.
6. C'est dans sa lettre 1609-10-30 à Priuli que Paolo Sarpi a déjà évoqué les négociations de ce mariage ; voir Notices biographiques : Marcantonio *Borghese.
7. Le cardinal Francesco Peretti di Montalto (1595-1655) est le dernier descendant de Sixte Quint.
8. Ce fait est évoqué également dans sa lettre 1609-11-25 à Castrino. Voir Notices biographiques : Rodolfo *Colloredo.
9. Maria Apollonia (1594-1656) de Savoie qui finalement prend le voile comme terciaire de Saint-François puis comme sœur capucine.
10. La politique matrimoniale du duc de Savoie avait déjà négocié les mariages de Margherita avec Francesco Gonzaga, duc de Mantoue, et de Isabella avec Alfonso d'Este, duc de Modène.
11. Voir Notices historiques : la crise de •Juliers-Clèves.
12. La ville de Düren est située au sud de Juliers, sur la Ruhr.
13. Voir Notices biographiques : Leopold V de *Habsbourg.
14. Voir Notices biographiques : Johann Georg I *Wettin.
15. Il s'agit du duc Carlo-Emanuele de Savoie qui a réputation en Italie et à l'étranger d'être un prince bouillant, exubérant et excessif en tout. Voir Stéphane Gal, Charles Emmanuel de Savoie. La politique du précipice, Paris, Payot et Rivages, 2012.
16. Depuis la mort de Filippo-Emanuele (en 1605), le prince héritier de Savoie est Vittorio Amedeo.
17. Il s'agit du fils cadet de Carlo-Emanuele, Maurizio, nommé cardinal le 10 décembre 1607 par Paul V.
18. Entre 1580 et 1610, la marine marchande vénitienne s'est réduite de moitié et la puissance économique est à bout de souffle. Voir l'introduction de Brian Pulla, Crisis and change in the venetian economy of the XVIth and XVIIth centuries, London, Methuen, 1968 et également Corrado Vivanti, Quattro lezioni su Paolo Sarpi : Venezia e l'Europa, Napoli, Bibliopolis, 2005.
19. Giovanni Mocenigo est ambassadeur vénitien à Rome.
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TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

f. Paulo di Vinetia

LieuVenise
Source

BNM, ms. it. VII, 172 (=6507), n°81.

Editions précédentes
  • P. Sarpi, 1765, t. VI, lettre VIII, p. 134,

  • F.-L. Polidori, 1863, I, lettre CVII, p. 346-351,

  • B. Ulianich, 1961, lettre VIII, p. 134-136.