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All'illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo
Il signor ambasciatore veneto appresso la maestà cesarea
Praga

Illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo

Continuando il mio humil ufficio di far riverenza a Vostra Eccellenza con ogni corriero, le dirò in primo luoco che un mio amico mi scrive da un luoco assai prossimo di Giuliers, che le cose delli due principi vanno sminuendo sensibilmente et aumentandosi quelle di Leopoldo2 et mi dice il suo giudicio che senza quello Stato dover rimanere infine a lui senza che si sfoderi spada. M'aggiongie appresso un discorso d'altri, quale egli ha per chimerico, che quell'arciduca quando havesse un tale Stato potrebbe aspirare all'imperio più d'ogn'altro di sua casa, per esser solo tra tutti loro armato dall'imperatore.
Di Francia intendo che essendo partiti tutti li ambasciatori de' pretendenti di Giuliers: chi per andare in Inghilterra, chi in Spagna et chi per ritorno; hanno portato dalla maestà cristianissima consigli buoni più che altro. Nessuna altra cosa può far che quella controversia termini in guerra, salvo che se li Stati havessero sospettala vicinanza di chi resterà possessore, però non è credibile che soli rompino la tregua. Di là, cioè di Francia, intendo una cosa molto piacevole : che un padre giesuita, chiamato Cardan, ha fatto stampar in Lion un libro inscritto De rebus Salomonis et l'ha dedicato al re et fattovi stampar inanzi una imagine della sua maestà armata a cavallo3. Quel libro, il padre Coton ha presentato al re alla tavola, in presenza di tutta la nobiltà, dicendo che l'auttore ne haveva mandato doi millia essemplari ad ambe due le Indie, accioché il suo nome et la sua virtù, con l'effigie, cavalcasse l'Atlantico et l'Equinottiale et il suo valore fosse conosciuto alle Indie. Solevano li padri giesuiti donare il paradiso hora sono donatori della fama in questo secolo. Una cosa mi fa stupire: ha il re eretto una nuova cathedra nella università di Parigi per legere le controversie della religione et data alli giesuiti. Il Parlamento resiste a verificare le lettere regie ma, senza dubio, in fine cederà. Non so perché quel re, quale altre volte cercava di metter in silentio le dissenssioni, hora vogli donar fomento; mi pare che non potrà passar l'esecutione di questo senza disgusti notabili in progresso fra le parti.
Da noi, non habbiamo cosa nova senon che il nuovo abate4 della Vangadizza5 anderà a Roma; ha già per questo visitato il noncio et li altri ambasciatori et ricevuto le visite rendutegli da loro, in casa del padre6.
A Roma, la corte sta in grand'espettatione di promotione di cardinali, quale è poco verisimile.
L'ambasciator delli Stati7 partì ieri mattina, sodisfatto pienamente. Sabato, fu destinato alli suoi signori per corrispondergli, il cavalier Tommaso *Contarini. Dopo di che vi furono qualche difficoltà promosse da alcuni se si doveva far elettione di persona di tanta qualità. Questo signore vi va tanto volentieri che non può di più.
Vostra Eccellenza scrivendomi che il giovine duca di Baviera8, se bene ama li giesuiti ama però molto li capuccini, mi muove a stretto desiderio di sapere se questo nasca perché sij soggetto ubligato ad haver un idolo o vero se sij un huomo savio che, ritirandosi dal più nocivo, si appigli al meno per non parer, lasciando tutti, che vogli abandonare la paterna pietà et la stretta congiontione con la religione catholica.
Quello ch'è giunto alla orecchie di Vostra Eccellenza, come l'illustrissimo Contarini habbia ricevuto quanto scrisse di lui, è cosa vera ma non intera imperoché quel signore per una parte ha sentito dispiacere, per l'altra non così. Li è piaciuto in quanto la narratione è reale et incitativa agl'altri a far bene; non li è piaciuto in quanto possi haverli concitato qualche invidia. In questo particolare, io avertirò bene Vostra Eccellenza d'una cosa che non ha diminuito niente niente (sic) perciò l'affettione verso lei et di tanto l'assicuro. Ma per quel che s'aspetta al generale delle lettere di Vostra Eccellenza, io le dirò con verità di haver sentito da molti a dire che hora solamente appare che vi sij ambasciator della Republica in Praga. Non posso trattenermi di dire riverentemente che l'huomo non può sottoponersi a maggior afflittione quanto pensando di dar sodisfattione a tutti; essendo gli homini tanto diversi come è possibile che un'attione ricontri nell'istessa forma a tutti ? È cosa certa che quanti audienti, tanti concetti. Vostra Eccellenza ha da Dio tal dono che non debbe seguir altro giudicio che il suo proprio, aspettando che la maestà sua divina favorisca le sue attioni, ché così facendo farà il servitio della patria et darà sodisfattione all'universale. Alla malignità sarà impossibile.
Ho fatto qui il predicatore per ubligarmi -se intederò qualche cosa- a scriverglielo liberamente, come le harrai scritto delle cose del Contarini quando non mi fosse parso che il signor Domenico *Molino , scrivendo in questo particolare, havesse eccesso nel troppo. Il che, havendone parlato con esso lui, non restò di confessarmelo ma lo scuso con la libertà della mia natura che è di far l'ufficio d'amico più tosto con aumento che con diminutione.
Per fine di questa, perché Vostra Eccellenza vuol farmi gratia che riceva sempre sue lettere, la pregherò -massime in stretti tempi- a non replicare le cose che scrive al signor Domenico, perché le mie saranno sue et le sue mie. Et le bascio riverentemente la mano.
Di Vinetia il di 11 decembre 1609
Di Vostra Eccellenza illustrissima

Devotissimo servitore
f. Paulo di Vinetia

 

 

 

1. La bibliothèque nationale Marciana conserve une copie de cette lettre : ms. it. XI, 42 (=6961), f. 17r-18v ; de même la bibliothèque du musée Correr: ms 1135, n°771, f. 388-389.
2. Voir Notices biographiques : Leopold de *Habsbourg.
3. En fait, c'est le jésuite Juan de Pineda (1558-1637) qui a rédigé le Salomon prævius, sive de rebus Salomonis regis [Lugduni, apud H. Cardon, 1609] avec portrait d'Henri IV. Horace Cardon, gentilhomme venu de Lucques pour pratiquer l'art de l'imprimerie à Lyon et bénéficier de la liberté religieuse concédée aux calvinistes, s'est distingué par sa générosité envers la ville qui l'a accueilli (le greniers de la Charité, des puits, des donations au collège de la Trinité et à l'église St-Joseph, …) et par son courage physique pour avoir empêché l'entrée d'un groupe de ligueurs par la porte d'Aynay. Par lettres-patentes du 8 octobre 1605, le roi lui a accordé le privilège de négocier en gros, sans déroger à sa noblesse. En 1610, il devient échevin lyonnais puis seigneur de la Roche-Cardon. Sa librairie était située à l'angle de la rue de la Monnaie et la rue Mercière.
4. Voir Notices biographiques : Matteo *Priuli.
5. Voir Notices historiques : abbaye de la •Vangadizza.
6. Voir Notices biographiques : Antonio *Priuli, futur doge.
7. Voir Notices biographiques : Cornelis van der *Myle.
8. Voir Notices biographiques : Maximilien I *Wittelsbach.
texte_alternatif
TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

f. Paulo di Vinetia

LieuVenise
Source

BNM, ms. it. VII 172 (=6507), n°101.

Editions précédentes
  • P. Sarpi, 1765, t. VI, lettre X, p. 138,

  • F.-L. Polidori, 1863, I, lettre CXI, p. 361-365,

  • B. Ulianich, 1961, lettre X, p. 138.