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è cosa così ordinaria nelle republiche l'essere fuori delli bisogni, tener poco conto di chi merita, che non è da maravigliarsi che adesso che alcuni si reputano sicurissimi, li suggetti più principali e più benemeriti sono stati tralasciati, et factos prætores qui fecere mirantur4. Le cose però hanno il suo giro e li valorosi infine superano la fortuna.
Quanto alle cose del mondo, qui si tiene che a Clèves5 non sarà guerra perché li Austriaci non la vogliono e Vostra Eccellenza considera benissimo che quando una parte vuol cedere tutto, non può nascere contesa. Così pare che voglino fare in ciò li Spagnoli, primi motori di questa machina, perché quanto all'imperatore li suoi mancamenti non comportano che sij meno in conto. Affermano che non passarà due mesi che Leopoldo sarà fuori di Güglich ma, perché si vede tuttavia che rimettono danari in Germania, viene interpretato che sij per fare un re di Romani. Non posso tenermi da credere che sij per riuscir qualche cosa oltre il disegno di tutti quelli che vi hanno mano dentro; sono tanti e così varii li fini e, così contrapesate le attioni, che nissuno ottenerà l'intento e turberanno l'acque per altri pescatori.
Ma alle cose nostre familiari, nessuna cosa sarebbe più utile per la nostra Republica quanto che venissero panni heretici e catolici insieme in Italia, perché accrescerebbe il valore della sua mercantia per un terzo, acquistando la collatione de benefici, che sarà un acquisto di tanto guadagno, che niente più esmorbarebbe la sua famiglia di tanti inutili, rozzi, dannosi ministri. Questo è conosciuto da pochi ed il più essential punto; ma, mentre che veggo a Milano nissuno, haverei consideratione, sapendo quanto sijno cauti. Non aspetto niente ma sarà segno di dover credere qualche cosa quando li vedrò in preparatione. Savoia credo habbia desiderio grande di far qualche guadagno ma non ha capitale, né -senza Francia- può far la scoperta. Francia ha li suoi capitali implicati ed in mano dello Spagnolo, il quale con concepirne altre può sempre divertirlo da quelle inquiete.
Ma io veggo il duca di Soly ogni altro giorno alle mani col re di Francia e minacciato da lui. Temo che un giorno non succeda qualche sinistro sopra la sua persona, massime che giesuiti, suoi capitali nemici, saranno attenti a tutte l'occasioni e non glila perdonaranno, se loro venerà fatto.
Quanto al cardinal Giustiniano6, egli fa differire a fare quanto può perché aspetta qualche occasione di essere inviato a Mattias7 in Ongaria e, con quello, essentato da Francia e che converrà contentarsi. Il Contarini8 non farà la strada di Francia ma di Alemagna, così risoluto, e la sua andata in Olanda sarà così prossima al partire del Foscarino, che non si vede come a lui possa essere dato ordine alcuno per quel paese sopra il negocio delli sali. è vero che simil cose non si possono ben disegnare se non nelli tempi prossimi, perché tante cose occorrono impensate, che rendono facile quel che prima si teneva impossibile.
Haverà Vostra Eccellenza per via di Roma intesa la prigionia di fra Fulgentio9, esseguita in numero di venti sbirri, havendole levato tutte le scritture ed altro. E perché li hanno trovato un reliquario fatto in forma di croce, dove nel mezo è una testa di santa, di bella pittura, dicono che sij il ritratto della sua favorita, che ha in Venetia. Credo che li sarà adossato cose assai. Certo è che il nuncio10 e l'inquisitore sabbato passato hanno mandati molti processi contra di lui a Roma11 ; non so se ricercati o di propria fantasia. Dio lo favorisca a far fine tolerabile perché buono non si può sperare. Il pensiero di Domenico da Molino di aiutare li officij che si fanno a Costantinopoli contro giesuiti, con trattare e far sapere all'agente del Turco che, per causa loro, non ha ottenuto quello che proponeva.
Viene scritto che si tratta una riforma all'università di Parigi che non piace molto alli padri giesuiti. Se fosse cosa utile e da essere imitata nello studio di Padova, sarebbe bene avvisare per incitare, con l'essempio, a qualche bene.
Di Venetia, il dì 16 di febraro 1610

 
 
 
 
 
1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi qui a même envoyé une fin de non recevoir aux inquisiteurs romains qui l'ont sommé de comparaître personaliter (voir lettre 1606-11-26 aux inquisiteurs). Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Sénèque, De vita beata, I : evenit, quod in comitiis, in quibus eos factos prætores iidem qui fecere mirantur / les mêmes hommes qui ont élu les prêteurs s'étonnent qu'ils aient été élus.
5. Voir Notices historiques : la crise de •Juliers-Clèves.
6. Voir Notices biographiques : Giorgio *Giustiniani.
7. Voir Notices biographiques : Matthias *Habsbourg.
8. Voir Notices biographiques : Tommaso *Contarini.
9. Voir Notices biographiques : Fulgenzio *Manfredi.
10. Voir Notices biographiques : Berlingerio *Gessi.
11. Fulgenzio *Manfredi s'est déjà fait remarquer par les autorités religieuses ; le 6 décembre 1604, le nonce à Florence informe Rome du fait que *Manfredi a publié une plaquette intitulée Apologia o defensione di fra Fulgentio Manfredi, sans lieu ni autorisation (ASVat, Nunz. Firenze, 15, f. 279) ; le 2 février 1608, des jésuites vénitiens informent le cardinal Caetani que *Manfredi a placardé sur la porte de leur église une bannière pontificale sans les armes du pape, comme si le trône de Saint-Pierre était vacant (ASVat, Fondo Borghese, II, 5, f. 215) ; le 9 février 1608, le nonce à Venise informe le cardinal-neveu Borghese que *Manfredi a fait imprimé son portrait avec la mention « evang. veritatis prædic. et propugn. acerimus » (ASVat, Fondo Borghese, II, 274, f.99).
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 100r-103v.

Editions précédentes
  • A. Bianchi-Giovini, 1833, lettre XIX, p. 97-106,

  • F-L. Polidori, 1863, II, lettre CXXVI, p. 21-24,

  • P. Savio, 1937, lettre XXVIII, p. 314-318.