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Molto illustre signor colendissimo
Ricevo consolatione per la speranza che l'assalto datoli dalla colica debbi esser l'ultimo et sia stato uno sforzo della natura aiutata dal medicamento delle acque a scacciare le reliquie del male; altrimenti sentirei eccessivo dispiacer dall'intendere per quella di Vostra Signoria delli 10 novembre che per sei giorni continui sia stato travagliata. Prego Dio che la mia speranza sortisca effetto, ma insieme anco prego lei che voglia coadiuvare a ciò con l'interpor qualche tempo alli studii et alle altre occupationi che producono indigestione, materia di tal morbo.
Io sento dispiacere delle lettere smarrite, le quali credo siano le gionte a Parigi nel tempo del sacro del re4. Spero nondimeno che si ritrovranno, né saprei dire a Vostra Signoria che particolar importante vi fosse, salvo che avisi delle cose occorrenti. Per questo spazzo io ricevo, oltre la sudetta, un'altra picciola dell'istesso giorno dove vedo l'esquisito suo giudicio in penetrare che il duca di Feria parte non per mancamento di volontà di far male né di materia atta ad esser lavorata, ma per non haver trovato il tempo maturo. Non mi dubito, sì come anco non dubito che le carezze fatte a noi habbiano altro fine che di aspettare o di accelerare una tal maturità. Questa è una miseria che ciò non è veduto da chi vede le altre cose.
Vostra Signoria non dubiti che le armi di Milano siano contro di noi, al sicuro non sono. Non è utile loro assaltarci per quella via che ha l'essito incerto et potrebbe terminar a loro più facilmente in male che in bene. Altro habbiamo da temere et il male è che non lo temiamo. Alcun dice che vano è il timore di quelli che pur ne hanno parte poiché delle cose temute, come delle sperate, poche volte se ne effetua il centesimo, et che molte volte s'attraversano in aggiuto di chi gode il beneficio del tempo et ad impedimento di chi dissegna offendere. Faccia Dio che così sia in questo particolare.
Io non posso admettergli che maggior sia il male fatto dalli giesuiti costì che qui, forse perché io veggo questo, et quello come lontano mi pare minore; ma certo operano più per mezzo de' altri loro ministri che se essi stessi fossero presenti. Credo bene che, se ricevessero qualche incontro costì in luoco un poco più eminente che Nîmes, gioverebbe et a voi et a noi. Queste sono delle cose a me più chiare che la luce del sole, che li gesuiti, inanzi che questo *Acquaviva fosse generale, erano santi rispetto a doppo, non erano entrati in maneggi di Stato, né havevano pensato di poter mai governar città, che dopo in qua et sono trenta sei anni, hanno concepito speranza di governar tutto il mondo. Non parlo per hiperbole, potendoli dir per certo che essi s'avantano di dover fra poco tempo poter tanto in Constantinopoli, quanto in Fiandra, per il che anco son sicuro che minima parte della loro cabala è nelle ordinationi o ▪Constitutioni stampate del 1570. Con tutto ciò, mi par molto haver quelle. Io userò ogni diligentia per haver le Ordinationi della loro congregatione generale, se sarà possibile. Et per rispondere a quello che Vostra Signoria m'adimanda, le dirò che le ▪Constitutioni sono una compositione fatta dal primo principio della loro fondatione5, la quale doppo poco tempo ha ricevuto un augmento intitulato Declarationes et annotationes Constitutionum6 con decreto che queste ancora siano di pari autorità alle Constitutioni, le qual cose tutte sono fatte inanzi ogni congregatione generale. In esse congregationi fanno, secondo l'esigentia, nuovi decreti; et io ho una formula di certi loro voti la qual si dice extracta ex prima Congregatione generali, tit. VI, decret. 23, talché Vostra Signoria può comprendere quanto siano multiplici le deliberationi di queste congregationi, poiché sono distinte per titoli et drecreti. Non li saprei dire quante volte habbiano tenuta la congregatione, ben li dirò che nelle ▪Constitutioni (parte VIII, cap. 2) si dice che non è espediente far la congregatione a certi et determinati tempi, ma secondo che li bisogni constringono; né meno è utile farla troppo spesso, potendosi a ciò supplire con lettere et con messi particolari, da' quali il generale può intender li bisogni della Società. Et (cap. 4): La congregatione per elegger un generale sia radunata da quello che il generale ha lasciato per suo vicario. Nelli altri casi, dal generale, il quale non lo deve far spesso, né per causa se non urgentissima. Et (cap. 5): Quando si congrega per l'elettione del generale, il luoco debbe essere dove è la corte ordinaria del papa, quando per altro il luoco che piacerà al generale.
Quanto alle ▪Constitutioni, quelle che io ho, hanno due parti, la prima intitolata : Litteræ apostolicæ, quibus institutio, confirmatio et varia privilegia Societatis Jesu continentur, Romæ, in Collegio Societati Jesu, 1568, cum facultate superiorum. L'altra parte è intitolata : Constitutiones Societatis Jesu, cum earum declarationibus, Romæ, apud Victorium Alianum, cum facultate superiorum. Sappia nondimeno Vostra Signoria che quel Vittorio era stampatore del loro collegio, uno di quelli loro coadjutori materiali, come chiamano. Intendo che ad ogni congregatione stampano li decreti et li mettono insieme, ma questo nel collegio, sì che non occorre pensar di haverne da stampatori. Non fa bisogno che io li dica il tutto esser in lingua latina, essendo questo noto. Et poiché siamo a dir de congregationi generali, dopo l'ultima celebrata in Roma, passò il provincial di Germania per via de' Grisoni, non havendo potuto haver salvocondotto per questo Stato. Et in un luoco, interrogato di quello che havevano deliberato, rispose che li effetti delle gran congiuntioni celesti non si veggono, se non doppo molti anni. Adunque, uno potè essere la successione di Luigi XIII alla corona di Francia. La consideratione che Vostra Signoria fa di guadagnarne alcuno, non è effettuabile perché non participano la cabala se non a ben provati et passati per tutti i generi di cimenti; né quelli che sono initiati possono pensar di ritirarsi, havendo la congregatione un tal dono, mediante la buona regola di governo, che se un tale initiato parte, muore immediate.
Se lo stile di cotesta corte di Parlamento concede che si possi fare una domanda tale quale è venuta in pensiero a Vostra Signoria, cioè che mettino in mano di essa corte le ▪Constitutioni, sarebbe mirabile, perché scoprirebbe tutta cabala. Ma stia pur certa Vostra Sigoria che più tosto essi partirebbono di Francia, che presentarla.
Io ringrazio Vostra Signoria per l'essemplare del Richeome7 et per quelli dell'▪Anticotone che mi manda; se bene l'Anticotone è stato fatto et stampato in italiano, non so in qual luogo, et si vede qua. Mi sarebbono molto care le lettioni di Cuiacio in canonico solamente, massime per veder lo stile tenuto da quel valent'huomo et procurar d'accommodarlo a qualche studio qui, come ella può ben immaginare8. Del libro di Bellarmino9, Vostra Signoria a quest'hora ne haverà ricevuto una copia che il signor Dominico *Molino mandò per lei. Non è da dubitare che sia, come Vostra Signoria dice, un trionfo etc. È vero che questi Signori l'hanno prohibito, con pene gravissime, nel loro Stato. Resta mo' che chi maggior ragione et forze faccia la sua parte, come io voglio sperare che sarà fatto.
Accommoderò la cifra, secondo che Vostra Signoria m'instruisce, et penserò un poco all'amplificatione.
Questa mattina il nuovo ambasciator d'Inghilterra ha presentato la sua lettera di credenza, del quale io non ho tenuto a mente il nome, per esser assai barbaro10. Vien detto che sia huomo di valore et zelante. Era uno delli deputati nel Parlamento ultimamente tenuto: la giornata ci mostrarà la riuscita. Egli ha seco la moglie che medesmamente vien descritta persona di qualità11.
Io feci al suo tempo la conveniente scusa sopra il successo delle lettere12, sì come in un'altra mia li promessi di fare. Per risposta non mi occorre dirli altro, se non che per la passata risposi a quella delli 27 ottobre.
Passo hora alle cose di qua. A' 25 del passato, in Roma, Pietro Antonio *Ribetti, già archidiacono et vicario patriarchale di Vinetia, che Vostra Signoria conobbe et che poi andò a Roma perfidamente, havendo la mattina detto messa et vissuto il giorno secondo il suo ordinario, la notte seguente sprovistamente è morto; et essendosi appresso ad alcuni divulgato ciò esser successo per veneno, il pontefice ha mandato il suo chirurco et fatto aprir il corpo per certificarsene; il quale riferì non haverne trovato alcun indicio. Et tutto questo è certo.
Della guerra, credo non sarà niente: Spagna non la vuole, Turino non può senza Francia, quale né vorrà né potrà dar aggiuto. Il figlio non ha voluto dire al re che il duca dimanda perdono et offerisce la vita et lo Stato: ché così volevano per introdur principio di servitù13. Turino anco teme di Mantoa, tanto che le cose passano con qualche confusione.
Pare che quei di Germania voglino riformare la nostra città quanto alle cose delle lettere, poiché a Trento hanno scrutiniato tutte le balle de' libri che venivano da Francfort et levato fuori et confiscato molte sorti di libri che non trattano di religione, ma legge o vero historia, et in particolare tutti li esemplari dell'▪Historia di monsignor *di Thou. Ma ben si sa d'onde questo nasce.
Io aspetto per la seguente d'intender la convalescentia et la total salute di vostra Signoria, alla quale, facendo fine, bascio la mano, insieme col signor *Molino e padre maestro *Fulgentio.
Di Vinetia, il 7 dicembre 1610

 

 

1. Le nom et la signature du copiste, Jacques *Dupuy, apparaissent sur la page de titre du manuscrit.
2. Le manuscrit BnF Italien 258 contient une autre copie de cette lettre (f. 26r-29r) parfaitement identique dans son texte. Il ne nous a pas été possible de préciser la provenance de ce manuscrit sur papier du XVIIe siècle qui n'est pas le travail d'un copiste professionnel. Les feuillets 26v-29r ont été recopiés par un copiste, vraisemblablement du XIXe siècle pour remplacer des pages détériorées. La BnF conserve une troisième copie [Italien 1440, p. 339-350] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
3. La copie ne comprend pas l'adresse.
4. Sarpi fait ici allusion au sacre de Louis XIII qui a eu lieu le 17 octobre 1610, à Reims, des mains de l'archevêque de Rouen, François I de *Joyeuse. L'ambassadeur vénitien, Antonio Foscarini, y était évidemment présent et la chaîne qui porte les lettres de Venise à Orléans —où réside Groslot— en a été perturbée. Par contre, les deux ambassadeurs extraordinaires —Agostino *Nani et Andrea *Gussoni—sont absents car Nani est malade.
5. Sarpi fait ici allusion à la fondation de la première Compagnie de Jésus, à Paris, le 15 août 1534, en la chapelle Saint-Denis de Montmartre, qui comprenait Iñigo de Loyola, François Xavier, Pierre Favre, Jean Codure, Pierre Canisius, Claude Le Jay et Paschase Broët.
6. Iñigo de Loyola (1491-1556), Constitutiones et declarationes Examinis Generalis Societalis Iesv. Romæ, Apud Victorium Heslianum. Cum facultate Superiorum, MDLXX, in-8, p. 48. Texte republié par Augustin et Alois de Backer (S.J.), Bibliothèque des écrivains de la Compagnie de Jésus, Liège, Grandmont-Donders, 1859. Il a été rédigé principalement par Loyola et Jean Codure (1508-1541) à partir de 1540 pour solliciter la bulle pontificale de fondation, accordée le 27 septembre 1540 par Paul III : Regimini militanti Ecclesiæ, confirmée par Jules III.
7. Louis *Richeome (1544-1625) SJ, Plainte apologétique au roy tres chrestien de France et de Navarre pour la Compagnie de Jesus contre le libelle de l'aucteur sans nom, intitulé « Le franc et veritable discours… » avec quelques notes sur un autre libelle dict « Le cathéchisme des jésuites », Bourdeaus, S. Millanges, 1602. Le Franc et veritable discours est l'œuvre de Antoine Arnauld alors que le Cathéchisme des Jésuites est d'Etienne *Pasquier.
8. Il existe de très nombreuses éditions des leçons de droit de Jacques *Cujas (1522-1590).
9. Roberto Bellarmino, Tractatus de potestate summi Pontificis in rebus temporalibus, adversus Guglielmum Barclaium, Roma, Zanetti, 1610.
10. Il s'agit de Dudley *Carleton (1573-1636), vicomte de Dorchester, avec qui Sarpi va ensuite engager une relation nettement plus amicale, comme le prouve leur correspondance, voir lettres 1612-08-12 à 1615-10-15.
11. Il s'agit d'Anne Glemham († 1639).
12. Suite au départ d'Antonio *Foscarini de Paris, Sarpi a des difficultés à trouver un moyen sûr pour faire passer sa correspondance avec les Français ; il a essayé d'utiliser Gregorio *Barbarigo, en poste à Turin.
13. Emanuele-Filiberto de Savoie (1588-1624), fils du duc Carlo-Emanuele I (1562-1630), a été élevé à la cour d'Espagne et il y retourne en 1610 pour se placer au service du roi d'Espagne : Philippe III le nomme grand amiral de la flotte espagnole et Philippe IV lui accorde le titre de vice-roi de Sicile. Il meurt en 1624 de la peste.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

Jacques Dupuy1

Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 24r-25r2

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre LV, p. 314-323,

  • G. Fontanini, 1803, lettre LV, p. 338-343,

  • F-L. Polidori, 1863, II, lettre CLXIV, p. 171-178,

  • M. Busnelli, 1931, I, lettre LV, p. 154-158.