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Per mano del signor secretario Antelmi4, ho ricevuto quella di Vostra Signoria delli 23 novembre, con le allegate stampe e scritture. Il Tocsin5 è una bella compositione ma un poco troppo poetica; non credo che farebbe quel frutto qui appresso di noi che ha fatto l'Anticotone6 e le due remostranze, una per nome della università7 e l'altra diretta al Parlamento8 ; le quali, essendo state portate qui stampate in italiano, sono state lette con avidità, gusto e frutto. La copia del processo fatto a Ravailach ha bene alcuni punti molto considerabili e deverebbe instruire chi governa cotesto regno quanto importa che vada a torno false dottrine, ché Ravailac non sarebbe venuto a quella parricidial risolutione, se non havesse creduto -come ha detto- che il papa fosse Dio. Tengo che questa copia di processo sia vera ma con qualche opinione che vi sia qualche cosa di più che non sia publicata, perché non fosse conveniente, ma benché sia saputa da quelli a chi appartiene. Mi pare ancora che la somma sapienza delli gesuiti alcune volte prenda errore poiché, pretendendo facoltà di potere insegnare in cotesta città, non è stato opportuno col libro di Bellarmino9 publicare che sorte di dottrina insegnarebbono e mi pare che si dovevano contentare del buon mercato fattogli nella causa di Mariana10, senza aggiongere una nuova.

Qui è sparsa fama, la quale ha origine dall'eccellentissimo ambasciator Chiampignì11 che sia pronunciato arresto dal Parlamento contra il libro sudetto del cardinale12. di che sto con desiderio aspettandone la confirmatione con lettere del corriero, il quale a quest'hora non è ancora gionto. Se l'avviso sarà vero, il signor presidente di Arlay13 haverà con le sue ultime attioni corrisposto a tutte le passate e mostrato l'istesso valore nella vecchiezza che nella virilità.
Io desidero che al presidente di Thou succeda il disegno, se bene in quel particolare favorisce li gesuiti, sperando che non farà l'istesso negli altri che si trattano. Faranno questo di bene che la nobiltà, massime li grandi, saranno tutti uniti, se vi potrà nascere pericolo di novità, mentre che le città si raccorderanno l'incommodi della guerra e li commodi della pace e staranno salde.
La conservatione di Sully mi piace sommamente per gli aiuti che possono ricevere i reformati e per qualche contrapeso che potria fare a Villeroy. Se alle altre contrarietà che hanno i gesuiti s'aggiunge anco l'instanza de reformati, acciò siano scacciati, sarà facil cosa che si veda il fine dell'impresa. Senza dubbio nelle cose che passeranno bisognerà che li ugonotti siano rispettati ed essi faranno bene a non perdonare al domandare, massime che tutto quello che sarà in lor favore, sarà in servitio di Dio ed utilità del re.
Se quelli della società per Canada fossero informati del travaglio che li padri gesuiti danno a Portughesi nell'Indie orientali, non li riceverebbono mai in compagnia14. Ho veduto con gusto li capitoli, così prego Dio favorisca quella società, se sarà senza gesuiti.
Per venire alle cose nostre, Italia è piena d'allegrezza per la concordia con il re di Spagna ed il duca di Savoia, essendosi già fermata ogni provisione di guerra e dovendosi fra pochi giorni disarmare una parte e l'altra; il che piaccia a Dio che sia a sua gloria. Ma di Germania non habbiamo nuove di quiete15, perché l'imperatore, pieno di sospetto, non vuole disarmare le sue genti di possa e Leopoldo16 inquieta quanto può per acquistare qualche cosa di quello che non ha potuto mantenere. Il duca di Sassonia17 ha havuto promessa dalli suoi sudditi di un millione di fiorini e consulta con quelli del suo sangue quello che debba fare. La differenza tra li palatini per l'amministratione dell'elettorato, se ben non pare che vogli partorir guerra, almeno impedirà concordia. Già Neuburgh18 ha mandato in stampa un giusto volume delle sue ragioni, per il che si può dubitare che la lega di Halla19 possi svanire, essendo senza capo e con membra divise. Il papa ha pagati 24 mila fiorini alla lega cattolica20 e sta con dispiacere che non disarmino, così per il desiderio che ha di pace e che qualche scintilla di quell'incendio non saltasse in Italia, come anco per timore non essere importunato per contribuire maggior somma.
Scrissi a Vostra Signoria, per lo spazzo passato, la morte repentina successa in Roma del già archidiacono di Venetia21 ; allo scritto aggiongo che quel giorno delli 25 fu invitato a desinare da Marc'Antonio Tani, cameriero intimo del pontefice, co 'l quale anco desinò molto allegramente e la notte seguente successe la sua morte in poche hore, havendo egli evacuato circa quaranta volte li humori, il sangue e l'anima22.
Io credo che all'arrivo di questa il signor ambasciator Foscarini sarà su la partita, onde sarà necessario di trovar qualche via di continuare la nostra communicatione. Io me n'ingegnarò, non so se mi riescirà il desiderio per lo primo spaccio e quando no, sarò costretto intermettere sin tanto che trova via sicura; di che prego Vostra Signoria far consapevole il signor *Leschassier al quale faccio devota riverenza. La prego anco far le mie humili raccomandationi alli signori Servino23 e Bocchiello24 ed altri miei padroni; che sarà il fine di questa, la quale tarderò a mandare sino all'ultima hora, aspettando se giungesse il corriero con le sue per darli almeno conto della ricevuta.
Prego dio, Nostro Signore, che li doni ogni prosperità e le bacio la mano.
Di Venetia, li 21 di dicembre 1610

 

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1. Cette lettre fait partie des saisies du nonce en France, Roberto *Ubaldini, sur ordre du cardinal-neveu, Scipione *Borghese afin de fonder la constitution d'un procès en hérésie contre Paolo Sarpi, considéré comme le plus actif des théologiens opposés à Rome pendant l'affaire de l'Interdit. Si Marcantonio *Cappello, Antonio *Ribetti, Fulgenzio *Manfredi ou Gasparo Lonigo se sont rendus, le nonce Berlingerio *Gessi sait qu'il n'y a rien à espérer de Sarpi qui a même envoyé une fin de non recevoir aux inquisiteurs romains qui l'ont sommé de comparaître personaliter (voir lettre 1606-11-26 aux inquisiteurs). Après avoir tenté, en vain, d'obtenir des lettres compromettantes avec l'aide des Français, Ubaldini a essayé per altro rimedio c'est-à-dire qu'il a 'utilisé' le mécontentement d'un secrétaire de Foscarini, Niccolò Pallavicino, et la soumission d'un de ses 'clients', Mario Volta, pour obtenir copies des lettres de Sarpi. Pour plus de détails, voir Pietro Savio, « Per l'epistolario di Paolo Sarpi », in Ævum, XI (1937), p. 85-90.
2. La copie ne comprend pas l'adresse.
3. Manque dans la copie.
4. Antonio Antelmi sera résident vénitien à Milan, à Naples et même à Vienne en 1633.
5. Emile Le Jay, Le tocsin. Au roi, à la reine régente, mère du roi, aux princes du sang, à tous les parlements, magistrats, officiers et bons et loyaux sujets de la couronne de France. Contre le livre de la Puissance temporelle du pape, mis naguère en lumière par le cardinal Bellarmin, jésuite. Par la statue de Memmon, avec permission du bon génie de la France. Paris, à l'enseigne de la quadrature du cercle, 1610.
6. Cette remontrance aurait été présentée par Jacques Leschassier.
7. Remonstrance à Messieurs de la cour du Parlement, sur le parricide commis en la personne du roy Henry le Grand, [s.l.], [s.n.], 1610.
8. Arrest de la cour de Parlement contre le tres meschant parricide François Ravaillac, Arrêt du 27 mai 1610, signé du notaire Voysin, Paris, Frédéric Morel, 1610.
9. Roberto Bellarmino, Tractatus de potestate summi pontificis in rebus temporalibus adversus Guill. Barclaium, Romæ, Zanetti, 1610.
10. Le jésuite Juan de Mariana (1536-1624) a publié De rege et regis institutione [Moguntiæ, A. Wechelii, 1605], cet ouvrage a été condamné au feu par un arrêt du Parlement de Paris du 8 juin 1610 au motif qu'il justifie le régicide puis il a été réfuté par Michel Roussel dans L'antimariana ou réfutation des propositions de Mariana pour monstrer que la vie des princes souverains doit être inviolable aux sujets… , Paris, Métayer, 1610.
11. Voir Notices biographiques : Jean *Bochard, sieur de Champigny.
12. L'ouvrage de Bellarmino sur le pouvoir pontifical Tractatus de potestate summi pontificis se veut une réponse au De potestate papæ du juriste écossais William Barclay mais il va provoquer plusieurs répliques : l'une du Parlement de Paris et l'autre du théologien protestant David Wängler. Il a été immédiatement interdit à Venise et le nonce écrit à ce propos : Li librari hanno havuto ordine da questi signori di non ricevere, né vendere il libro del signor cardinale Bellarmino … ciò si è determinato per la relatione che frate Paolo, servita, ne ha fatta in collegio doppo haverne visto uno che da Roma ha fatto venire Domenico da Molino et subito datolo a detto frate a rivedere ; lettre du 16 octobre 1610 au cardinal-neveu : ASVat, Nunz. Venezia, 40b, f. 167
13. Achille de Harlay, premier président du Parlement de Paris, est contraint à la démission pour raison de santé. Le nonce à Paris, Roberto Ubaldini, le déclare même divenuto inhabile a tanta carica e per la sua decrepita età et per la total perdita della vista et anco dell'udito (lettre au cardinal-neveu du 29 mars 1611, ASVat, Nunz. Francia, 54, f.226-227). Il a promis sa charge à son beau-frère, Jacques-Auguste *De Thou, qui n'est pas choisi par la régente car son Historia sui temporis vient d'être inscrite à l'Index; elle lui préfère Nicolas de Verdun, jusque là premier président du Parlement de Toulouse.
14. C'est en 1610 que débute l'évangélisation de l'Acadie et la Nouvelle France : les deux jésuites Enémond Massé et Pierre Briard, riches de leur expérience acquise en Asie, commencent à convertir les Mi'kmaq ; cfr Matteo Binasco, « Capucins, jésuites et récollets en Acadie de 1610 à 1710 », in Histoire, monde et cultures religieuses, 2007/2, n°2, p. 163-176.
15. Voir Notices historiques : la crise de •Juliers-Clèves.
16. Voir Notices biographiques : Leopold *Habsbourg.
17. Voir Notices biographiques : Christian II *Wettin.
18. Voir Notices biographiques : Wolfgang Wilhem *Wittelsbach, duc de Neubourg.
19. Voir Notices historiques : ligue de •Halle.
20. Voir Notices historiques : ligue de •Mayence.
21. Voir Notices biographiques : Pietro Antonio *Ribetti.
22. Au lendemain du décès de Ribetti, survenu le 26 novembre 1610, le cardinal-neveu a écrit au nonce apostolique à Venise, Berlingerio Gessi : Della qualità della morte del Ribetti si parlerà forse da qualcheduno secondo la propria malignità o passione ; onde è bene che Vostra Signoria sappia essersi usata ogni diligenza per scoprire se la sua morte poetsse essere stata accelerata in qualche modo et trovato che effettivamente non ve ne deve pure essere une minima sospitione et che il suo male è stato quello che si legge nell'incluso foglio (lettre du 27 novembre 1610, ASVat, Nunz. Venezia, 40, f. 701).
23. Voir Notices biographiques : Louis *Servin.
24. Voir Notices biographiques : Laurent *Bouchel.
25. Cryptogramme : fra Paolo.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

m48

LieuVenise
Source

ASVat, Fondo Borghese II, 451, f. 169v-174v.

Editions précédentes
  • A. Bianchi-Giovini, 1833, lettre XXIV, p. 136-146,

  • F.-L. Polidori, 1863, II, lettre CLXVI, p. 180-184,

  • M. Busnelli, 1931, lettre XLVIII, p. 111-113,

  • P. Savio, 1940, lettre XVIII, p. 70-81.