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Molto illustre signor colendissimo
Ho sentito molto piacere che all'ultima mia non sia avvenuto il cattivo incontro che alle altre, et rendo molte gratie a Vostra Signoria per la sua delli 21 settembre, ricevuta da me con augumento di obligo per la gratia che mi fa continuando nel favorirmi della sua communicatione.
Io credo che nella republica christiana avvenga quello che in un corpo naturale, dove la infirmità di una parte -se non è delli principali- è sanità del tutto. Li turbi di Germania tengono quieti li altri regni, che forse turberiano. In Italia, questi giorni passati, habbiamo havuto materia di tumulto che non è ancora svanita intieramente. Si ritrova un luoco assai opportuno nello Stato de' Genoesi chiamato Sassello, il quale è apunto come nella congiontione di dua legni d'una croce: da mezo dì a tramontana, separa lo Stato genoese dal principato di Piemonte et dal Monferrato, da levante a ponente, separa il ducato di Milano dal marchesato del Finale. Essendo ultimamente morto un gentilhuomo genoese che lo teneva in feudo dall'imperatore1, li Spagnoli l'hanno occupato et postovi dentro una guarniggione. Questo torna loro di gran commodità, prima perché impedisce che li Genoesi col duca di Savoia et di Mantoa non possino scambievolmente soccorrersi, poi perché congiongendo lo Stato di Milano col marchesato del Finale -che li Spagnoli acquistarono nel medesimo modo già qualche anno- potrano per l'avvenire caminar da Milano sino sul mare per lo Stato proprio senza haver bisogno de' Genoesi, come sino al presente hanno havuto. L'imperator che di quel Stato ha già dato l'investitura a Genoesi la sente molto male et se n'è irritato; ma chi ha la febre al cuore convien che trascuri una scabie nella mano. Li Genoesi hanno mandato a Milano per intender la intentione de' Spagnoli et, non havendo riportato buona risposta, il popolo si sollevò et, mossa gran seditione, la casa dell'ambasciator spagnolo ivi residente fu in grandissimo pericolo, et ne sarebbe successo qualche cattivo effetto, se quella signoria non havesse mandato guardie per diffenderla. Quelli medesimi Genoesi che sono interressati con Spagnoli parlano alto a favor della loro libertà, hanno preso ordine di armarsi facendo 3 000 Svizzeri et 3 000 Corsi; alcuni credono che questo sia per diffendersi da Spagnoli, altri per tener quieta la sua plebe. Se ben questo motto in altre occasioni potrebbe esser principio di qualche gran effetto, nondimeno attesa la congiontura delle cose presenti et la grande inclinatione dell'Italia all'otio, credo che sarà altro et che li Spagnoli dirano di render il luoco et non lo faranno, et di tanto Genoesi et altri interressati si contenterano.
Tratta il duca di Savoia matrimonio di una sua figlia col duca di Nemours2, per impedir il quale li Spagnoli hanno mandato il secrettario dell'ambasciator Vivès a parlar col duca et mostrarli che non sia partito conveniente ad una nepote del re di Spagna. Per questa causa, il luogotenente del duca di Nemours, armato et accompagnato, è andato all'alloggio del detto secrettario et l'ha mentito et minaciato; di che il secrettario si è doluto col duca, come che sia violata la raggion delle genti et l'ha richiesto di sicurezza. Il duca propose di farli dar satisfatione ma così leggiera che fa creder alli Spagnoli il tutto esser successo con participatione di sua altezza, onde disgusti non mancano, li quali si congiongono con li passati. Ma sicome il duca non vorebbe altro che esser provocato dalli Spagnoli, così essi haverano più mira al grand'interresse loro di conservar la pace in Italia, con la quale sempre acquistano, che a vindicarsi di qual si voglia ingiuria.
Intorno le cose che Vostra Signoria desidera saper di Roma con questo Stato, continua tuttavia questo governo operando quello che fa bisogno per il proprio regimento, se ben non è di sotisfattione ecclesiastica, et occorrono quotidianamente molte cose maggiori di quelle per quali altre volse si venne alle contentioni; ma il pontefice molto capace di quello ch'è giusto et conveniente passa ogni cosa con silentio. Per il che è da tener per cosa ferma che non vederemo più li pericoli veduti per lo passato. Li Spagnoli operano con la santità sua nel modo medesimo. Il viceré di Sicilia3 ai giorni passati fece levar di chiesa alcuni delinquenti et li fece impiccare immediate, per la qual causa il suffraganeo di Palermo li fece attacare un cedolone di scommunica et egli in contrario fece piantar una forca inanzi la porta dell'arcivescovato con editto di pena di vita a chi entrasse e uscisse di là4. Per il che il suffraganeo et li suoi, per haver il commercio del viceré, furono necessitati a commodarsi et ultimamente havendo alcuni preti trasparlato del viceré per queste attioni, egli li ha fatti impiccare. Conosce il pontifice di non poter far altro che sopportare et prudentissimamente si accommoda, massime essendo occupato assai nelli profitti di casa sua.
L'ambasciator in Roma, don Francesco de Castro5, nepote del duca di Lerma, del quale non hebbe il pontefice gusto quando ne fu mandato, et fece efficace officio acciò li fosse dato cambio, ne pote ottenerlo: adesso sperava, essendo passati tre anni, che le fosse succeduto quando è venuto ordine del re che si dessi fermare ancora per quattr'anni.
Credo che Vostra Signoria haverà cognitione del già Guglielmo Reboul6, creatura del duca di *Bouillon, che già alquanti anni si fece catholico et andò ad habitare in Roma, dove ha servito scrivendo contra li reformati diverse invettive et finalmente scrivendo contra il re della Gran Bretagna quella philippica: Le roy & la foy d'Angleterre combattus7. Questo pover'huomo fu posto prigione ad instantia dell'ambasciator Brèves8 per qualche parole dette in deshonor di alcuni delli ministri di Francia et, essendoli levate tutte le scritture che haveva in casa, ve ne furono trovate di malediche contra diverse persone, in particolare contra il papa, per la qual causa li è levata la testa in priggione et portata il cadavero et la testa separatamente nel luogo solito dei giustitiati.
Li occhi di tutti al presente sono rivoltati verso la Germania, dove credendosi che Cesare prende partito di servirsi de' riformati et sta per partire di Boemia, non si può se non pronosticare qualche mutatione. Piaccia alla divina maestà che non succedi se non cosa di sua gloria et di nostro beneficio, la qual prego che doni a Vostra Signoria ogni prosperità presente et futura et li bascio la mano.
Di Venetia li 14 ottobre 1611
Di Vostra Signoria molto illustre

Affettionatissimo servitore
f. Paulo da Venetia

 

 

1. Le fief de Sassello a appartenu à la famille génoise des Doria jusqu'en 1598, date à laquelle la Chambre impériale de Rodolphe II l'a séquestré pour le confier à Agostino Spinola (1551-1616), comte de Tassarolo, qui l'a vendu à la République de Gênes en 1611. Cette bourgade de l'Apennin ligure a été conquise par les Espagnols ; voir les lettres [1611-08-30 et 1611-09-13 à Groslot, 1611-10-14 à Hotman, 1611-10-25 à Groslot].
2. Voir Notices biographiques : Henri I de *Savoie, duc de Nemours.
3. Voir Notices biographiques : Juan *Fernandez de Pacheco.
4. Voir lettre [1611-09-13 à Groslot].
5. Voir Notices biographiques : Francisco *Fernandez de Castro.
6. Guillaume de Reboul (1564-1611), né à Nîmes et mort à Rome. Issu d'un milieu aisé, il est élevé par un oncle protestant qui l'envoie suivre des études en Allemagne. A 23 ans, il entre au service de Henri de *La Tour d'Auvergne, duc de Bouillon, donc il fréquente l'entourage d'Henri de Navarre et participe à certaines ambassades, notamment en Angleterre. Vers 1592, il regagne la région nîmoise pour y défendre les intérêts de son maître mais il aurait dérobé une forte somme et proclamé son apostasie. En 1596, réfugié en Avignon, il se convertit au catholicisme et commence à s'en prendre à ses ex co-religionnaires par des publications abondantes, mais sans véritables bénéfices. En 1601, il part à Rome où il pense profiter d'un certain crédit ; en fait, en septembre 1611, il est arrêté, emprisonné et exécuté pour avoir diffamé la cour pontificale. Il est l'auteur de Du Schisme des pretendus Reformez, augmenté de quatre parties. Pour replique à la response des ministres du Languedoc, assemblez à Mompellier [Lyon, J. Roussin, 1597] ; Les Salmonées. Le premier contre les ministres de Nismes, le second contre les ministres du Languedoc [Arras, G. de la Rivière, 1600] ; Les Plaidoyez de Reboul, en la chambre mi-partie de Castres, contre les ministres [Lyon, J. Bertrand, 1604] ; L'Apostat, où il est traicté de la nature de la foy catholique, et de l'apostasie des ministres [Lyon, J. Bertrand, 1604]. Pour plus d'information sur la biographie et sur l'œuvre : Albert Puech, Un Nîmois oublié. Le pamphlétaire Guillaume de Reboul, 1564-1611, étude biographique, Nîmes, Grimaud, 1889.
7. Texte paru anonyme Le Roy et la foy d'Angleterre combatus, Couloigne, [s.n.], [1610].
8. Voir Notices biographiques : François *Savary, comte de Brèves.
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TypeCopie
Scripteur

Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 663, f. 191r-192r.

Editions précédentes
  • Inédit