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Illustrissimo signore
Ho deliberato di scriver a Vostra Signoria la presente in italiano per meglio esprimere i miei sensi, sì come la prego nel progresso di questa materia (se li piacerà continuarla) scrivermi in francese, perché potrebbono occorrere assai particolari, che in latino sarebbe difficile rappresentare.
Ho letto quanto ella scrive all'Asselineau3. A lui ho risposto con termini generali, essendo bene in simili tal attioni meschiare poche persone. A la proposta4 rispondo: questa Repubblica nissuna cosa desiderò più, alla morte del duca di Ferrara, quanto che quella città restasse in mano di Cesare da Este, per non confinare con preti e li offerse per ciò tutte le sue forze. Ma fu troppo grande il timore e precipitio di lui et efficace la volontà di Dio. Al presente, nissuna cosa abhorrisce [più] la Republica, che il continuare così confinando. Con qualche sua gran spesa, vorrebbe che fosse in mano d'altri, fosse chi si volesse, ma tanto più d'un amico come il duca di Ghuisa, e parente del re d'Inghilterra. Stante questa dispositione, sarebbe facile negotiare qualche conventione, massime che si potrebbe agevolarla con altre scambievoli utilità. Ma se bene in ciò l'affettione della Republica è grande, ne ha però un'altra molto più potente, cioè conservar la pace d'Italia, per il che se durante questa si trattasse quella, si sentirebbe cosa impossibile. Di ciò sia documento a Vostra Signoria che il re di Francia morto non potè ottener pur una parola, che tendesse a quel fine. Ma, mutate le cose, e per altre vie e modi introdotta discordia in Italia, sentirei il negotio per cosa da concludere in un mese. Adunque non occorre a chi non vuole concepir e generar una chimera, trattar del primo, se innanzi non è effettuato il secondo.
A questo, nissuna delle dispositioni presenti può condurre, se non il duca di Savoia, che solo odia la pace5. Chi crede che mai l'Hispano muova discordia in Italia, non ha cognitione di queste cose. Acquistano in un mese di pace quello che non si potrebbe in dieci anni di guerra. Ma il duca per far guerra mi par vadi per mezi contrarij, perché io non ne veggo, se non uno reale, il qual però egli non usa perché forse non lo cognosce et è il dar ingresso ne' suoi Stati alla Religione reformata.
Tutte queste conclusioni Vostra Signoria le habbia per massime. Se sopra queste li pare che si possa fabricare alcuna cosa, resta che comandi: il padre Paulo s'adopererà. E tenga Vostra Signoria per assurdo evidentissimo, ben noto a noi, così pensar di operar presupponendo il contrario. A gli huomini conviene operare con modi humani, favorir pensieri straordinarij è effetto proprio della santa providenza alla quale raccommando etc.
A dì 25 ottobre 1611

 

 

1. Les Mémoires et correspondance politique de Duplessis-Mornay pour servir à l'histoire de la réformation et des guerres civiles et religieuses en France, sous les règnes de Charles IX, de Henri III, de Henri IV et de Louis XIII, depuis l'an 1571 jusqu'en 1623 ont été réunis et copiés sur son ordre par ses secrétaires René Chalopin et Jules Meslay, dirigés par le fidèle Jean *Daillé. L'ÖNB de Vienne conserve le manuscrit 6189 du fonds Marco Foscarini : Copies de lettres ecrites par le père Paul a Mr Du Plessis Mornay prises sur les originaux par Mr [Jean de *Jaucourt] de Villarnoul, seigneur de la Forest-sur-Seure (Ex fido et probo exemplari descripsi). Cette lettre (n° 28) est au feuillet 45r-46r. La bibliothèque de l'Arsenal à Paris conserve une autre copie de cette lettre (ms 4128, p. 464-465) dans les recueils de Valentin Coppart (1603-1675), conseiller calviniste du roi, fondateur et premier secrétaire perpétuel de l'Académie française.
2. Le volume 368 des Mémoires de l'an MDCVIII-IX et X porte le sous-titre : La négotiation de Venize.
3. Voir Notices biographiques : Pierre *Asselineau.
4. Allusion au projet caressé par le duc de Guise de s'emparer du duché de Ferrare qu'il juge tombé en déshérence à la mort d'Alfonso II d'Este, le 27 octobre 1597, et dévolu aux Etats de l'Eglise depuis 1598. En effet, Charles de *Lorraine, quatrième duc de Guise, peut prétendre au duché car il est petit-fils d'Anna d'Este, fille aînée du duc Ercole II et de Renée de France. C'est-à-dire qu'il appartient à la branche aînée de la famille ducale alors que son rival, Cesare d'Este, appartient à une branche cadette, entachée de bâtardise. La réponse de *Duplessis (lettre 1611-12-08) reprendra ce point et l'éclairera.
5. Voir Notices historiques : affaires du duc de •Savoie.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

1

Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BU Sorbonne, ms 3682, f. 138r-139r.

Editions précédentes
  • M. Busnelli, 1931, II, lettre IX, p. 212.