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Molto illustre signor colendissimo

La strettezza del tempo mi constringe usar maggior brevità di quella che vorrei in risponder a quella di Vostra Signoria del primo febraro, la quale m’ha apportato gran piacere, con la nuova della sanità recuperata, la quale io spero che piacerà a Dio render durabile, come lo prego con vivo affetto.
Fu l’ultima mia delli 14 di questo, dove esposi tutto quello che passava in queste regioni in discorso perché in fatti non habbiamo altro che una otiosissima pace. Al presente, ogn’uno è volto verso Germania, di dove l’universal aspetta qualche gran cosa, ma li prudenti non sperano niente di buono. Vien creduto da chi intende alquanto li pensieri di quei principi che il re Matthias debbi esser eletto all’imperio con poca difficultà et che debbi riuscire a profitto dell’Evangelio. Ma io ho veduto così frequentemente i dissegni humani haver fine tutt’altro da quello ove sono inviati, che non ardisco promettermi niente. Aspetterei bene alcuna cosa buona, quando il re d’Inghilterra havesse maggior senno, ma questo ancora, poiché sarebbe fondamento humano, non lo desidero molto, per timore che non facesse danno in luoco di utilità. Ben si vede quanto grande sia stato il guadagno di chi ha machinato la morte del re Henrico, poiché nascono al presente tal occasioni che l’haverebbono portato sopra la testa de’ suoi emuli.
Per questo corriero, io ho ricevuto il Plaidoyer di Martelière3, molto eloquente et anco sensato, restando in maraveglia della libertà francese che, in propria faccia de’ giesuiti, tanto sensitivi anzi vendicativi, habbia havuto animo di parlar in quella maniera. Aspetto con desiderio di veder anco quello di *Servino, quale mi figuro dover esser ancora più libero. Certamente che, se li giesuiti hanno delli favori costì, hanno anco delle mortificationi et non possono gloriarsi di vittoria.
Per il corriero passato, monsignor *Leschassier mi mandò la scrittura De ecclesiastica et politica potestate4 et m’avisa per questo spazzo che, per causa di quella, è nata qualche prattica seditiosa, eccitata da’ papisti et repressa dal Parlamento. Et certo, per parlar humanamente, le presenti occasioni, par a me, ricercano che, tralasciati tutti li altri punti, adesso ogn’uno attendesse a diffender la libertà de’ principi et a ridur in ordine l’essorbitante potestà romana, perché questa aprirebbe via ad altre verità et leverebbe assai favori a’ giesuiti. Conosco molto bene che se la Sorbona s’impegnerà in queste trattationi farà il bene suo et della Chiesa, acquistarà reputatione, passerà a cognitione di maggior cose et darà credito alle buone opinioni. Ma è gran cosa che li giesuiti habbiano tanta libertà di predicare, che ardiscano toccare l’autorità del Parlamento et, quello che è peggio, diffender l’equivocatione in Francia, la qual nelli tempi passati ha fatto professione di parlare con sincerità, sopra le altre nationi.
Mi piace che il Directorium5 sia considerato costì: un pezzo è che li Spagnuoli et Italiani sentono la sua forza.
Mi pare che li reformati in Francia siano a peggior condizione che quando havevano un principe per capo6, con tanti capi li quali, temo, non li conducano in controversia et sospetto, et riducano a debolezza. Et prego Dio che provveda a ciò con la sua santa gratia. Non mi posso tacere che mi par peggior stato che havendo principe.
Quanto al matrimonio del re di Spagna con la figlia d’Inghilterra, non è da reputarlo così lontano dall’effettuarsi, attesa l’arte di Spagna et la simplicità d’Inghilterra, ma li matrimonij di costì non sono se non per haver ingresso a ben seminare il diacatholicon, del resto non hanno altro fine7.
Io, desideroso di continuar la communicatione con Vostra Signoria, ho mostrato la sua lettera al signor *Gussoni et dettogli che, alla sua partita, scriverò al signor *Barbarigo che li communichi la ciffra et li dia tutti li indirizzi per scrivere a Vostra Signoria et ricever lettere da lei. Io credo che ella haverà gusto della sua communicatione. Potrà scriverli liberamente così le cose occorrenti del mondo, come anco delle essorbitanze papali, delle altre cose di religione potrà astenersi di parlare, non perché sia papista, ma per non esser egli capace.

Vengo alla dimanda di Vostra Signoria sopra la papessa Giovanna8, dove li dirò che sì come io non ho trovato mai fermo argomento per provare che quella sia una vera historia, così non ho trovato sode ragioni per mostrar la falsità ma, parlando con sincerità, inchino piu tosto ad haverla per falsa, ma non per absurda, poiché in quei tempi successero cose non meno inconvenienti che l’esser caduto quel grado in una donna; poiché le persecutioni et annullationi degli atti de’ predecessori fatti dalli successori, anco in concilij, non sono cosa minore. Et finalmente, che differentia è dare il governo ad una donna o vero ad un putto di undeci anni, come fu Benedetto IX, per lasciar da canto Giovanni XI et Giovanni XII che passavano di poco quella età ? Quelli che vogliono far capitale sopra tal historia non potranno servirsene ad altro se non per mostrare che la successione sia interrotta. Ma, per la historia di Baronio9, tanti sono li intrusi che la interrutione della successione non si può negare et, per dirgli in poche parole, questa Giovanna si fa vivere tre anni et vi sono delle sedi vacanti di tre anni che rileva il medesimo. Onde io non vorrei affaticarmi per provar una cosa che, provata, non mi servirebbe niente di più.
Io farò fine alla presente, con dire a Vostra Signoria una mia speranza che in breve debbia succedere controversia tra il papa et la Republica, per cosa di navigatione; che, succedendo, sarà di consequenza grande. Faccia Dio la sua santa voluntà, il qual prego che doni perfetta sanità et ogni prosperità presente et futura a Vostra Signoria, alla quale, insieme con il signor *Molino et il padre maestro Fulgenzio10, faccio humil riverenza et bascio la mano.
[Di Venetia], li 28 febbraro 1612.

  • 1. La BnF conserve une autre copie [Italien 1440, p. 481-488] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
  • 2. La copie ne comprend pas l’adresse.
  • 3. Pierre de la Martelière, Plaidoyé de Me P. de la Martelière, advocat en la cour, fait en Parlement les 17 et 20 décembre 1611, pour le recteur et opposans de l’université de Paris, contre les pères jésuites, demandeurs et requérans, l’enthérinement des lettres patentes par eux obtenues de pouvoir … enseigner en ladite université, Paris, J. Petit-pas, 1612, 125 p.
  • 4. Edmond Richer, De ecclesiastica et politica potestate, liber unus. Ecclesia et politica monarchica ad finem supernaturalem instituta : regime aristocratico quod omnium optimum et naturæ convenientissimum est, Parisiis, [s.n.], 1611, IV-30 p.
  • 5. Il s’agit de l’ouvrage de l’inquisiteur général du royaume d’Aragon, Nicholas Eymerich (1316-1399), qui a connu plusieurs éditions imprimées : Directorium inquisitorum … con scholiis, Romæ, in ædibus pop. rom., 1578-79 ; Romæ, apud G. Ferrarium, 1587 ; Venetiis, apud M.A. Zalterium, 1607.
  • 6. L’allusion de Sarpi peut se référer aussi bien à Louis de Bourbon (1530-1569) qu’à son fils Henri Ier (1552-1588), tous deux princes de Condé et chefs du parti huguenot.
  • 7. Le mariage du prince, Charles *Stuart, avec l’infante Marie na va pas aboutir, au bénéfice d’une alliance avec la France et du mariage avec Henriette-Marie de France, fille d’Henri IV et de Marie de Médicis.
  • 8. Sarpi évoque ici ce personnage considéré comme légendaire qui aurait usurpé le trône de saint Pierre en cachant sa qualité de femme. Son pontificat aurait duré trois ans, de 855 à 858.
  • 9. Cesare Baronio (1538-1607), Annales ecclesiastici auctore Cæsare Baronio sorano congregationis oratorii presbytero. Tomus primus [- duodecimus], Romæ, ex typ. congregationis Oratorii, 1593-1607, 12 vol. ; Venetiis, apud hærederem Hieronimy Scotti, 1600-1612, 12 vol.
  • 10. Voir Notices biographiques : Fulgenzio Micanzio.
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TypeCopie
ScripteurJacques Dupuy
Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 33r1

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre LXXXII, p. 448-453,

  • G. Fontanini, 1803, lettre LXXXII, p. 400-403,

  • F-L. Polidori, 1863, II, lettre CC, p. 284-288,

  • M. Busnelli, 1931, I, lettre LXXXII, p. 217-220.