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Molto illustre signor colendissimo
Rendo molte gratie a Vostra Signoria per la sua delli 15 aprile, alla quale io non potrò corrispondere con darli relatione di cosa degna per la sterilità delli negotij in questa regione, dove altra cosa non è stimata se non la pace et l’ocio.
Nei giorni passati, siamo stati attenti alle cose di Germania, alle quali adesso pare che nessuno più applichi l’animo, tenendosi che il re Matthias non debbia haver concorrenze1, o perché non vi sia soggetto ugual a lui, o perché l’imperio sia tanto abbassato che da altri non sia degnato. Haverei gran piacer di saper, se il giovane ellettor palatino2 sia persona di capacità, essendo di ciò parlato diversamente, se ben anco la capacità degl’huomini è vana, dove l’occasione di adoperarla non è somministrata.
In Roma, si pensa assai alla nuova ellettione dell’imperatore, per li giuramenti soliti ad esser prestati a pontefici, ma finalmente si contenterano di quello che sarà loro dato per non esser deviati d’attendere alle cose familiari.

Del rimanente in Italia, il tutto sta in quiete, se non il duca di Parma che, havendo scoperto alcune congiurationi contra la sua persona, travaglia sé et li sudditi suoi3. Intorno quello che Vostra Signoria mi dimanda delli giesuiti, già credo che li sia noto il proclama fatto sotto li 18 agosto 1606: che nessun nobile, cittadino o altro di questa città o delle altre del Dominio comprese, etiandio le donne, potessero ricever o scriver lettere a giesuiti, o tener commercio di alcuna sorte con loro, et prohibito ancora di poter mandar figliuoli per imparar lettere, dove giesuiti governassero o insegnassero4. In questi ultimi giorni, è venuto a notitia che quei padri havevano erretto un collegio di giesuiti in Castiglione, luoco nel mezo tra Brescia et Verona, distante da ambe dua 20 miglia, et oltra di ciò un altro collegio di donzelle al quale diverse gentildonne da Brescia et da Verona erano andate per vivere appresso quei padri, portando anco là le loro entrate. Perciò, sotto il 13 marzo di quest’anno 1612, fu preso ordine publicar di nuovo il proclama sopradetto et commettere a tutti li rettori delle città che ne facciano la publicatione nelle loro giurisdittioni et che, se alcun govane è fuori al studio in qual si voglia luoco dove siano giesuiti, non tornando in termine d’un mese, si proceda contra lui et contra i parenti. Che sia fatta inquisitione se alcuno tiene intelligentia con giesuiti o li somministra denari o altro; che sia prohibito alle donne l’andar a Castiglione, et intimato alli propinqui di quelle che erano andate, che le faciano ritornare et data commissione a tutti li ministri che si ritrovano residenti appresso altri prencipi d’informarsi se alcuni sudditi del Dominio siano al studio de giesuiti.
Dell’abbate du Bois5, egli capitò in Roma con lettere del re, della regina et del gran duca di Toscana, et anco con un salvo condotto del pontefice, senza il quale non volse partir di Siena. A 10 di novembre prossimo passato, fu preso et levatoli il salvocondotto, le lettere et ogn’altra scrittura et condotto priggione nelle carceri dell’Inquisitione. A 24 dello stesso mese, la mattina a buon’hora, fu impicato publicamente in Campo di Fiore, che è una gran piazza et circondata di habitationi private dove si giustitiano li condannati per l’Inquisitione; doppo impicato fu immediate deposto dal patibulo et condotto alla sepoltura. Fu veduto da diversi che l’havevano veduto prendere et che lo conoscevano; pocchi dì doppo, escì una voce di casa dell’ambasciatore di Francia che non l’abbate du Bois, ma un altro simile a lui, era stato impiccato, senza però che mai sia stato detto chi quello fosse. Finalmente questa nova sfumò et l’abbate che era revissuto nell’opinione di qualche credulo, resta morto in opinione di tutti.
Non diede manco ammiratione la morte di Reboul6, pochi mesi inanzi succeduta, et con tutto ciò sicome per il passato non è mancati chi si sia fidati, così non mancherà più.
Con monsignor di Leon7 non tengo servitù alcuna per quella medesima causa che resta in dubio a Vostra Signoria. È qui già molti giorni un gentilhuomo nominato Badoveri8, senza che si sappia la causa della sua venuta, né della dimora; se Vostra Signoria ha penetrato niente a dentro in questo particolare, la prego a communicarmelo, et qui facendo fine le bascio la mano, pregando Dio Nostro Signore che le doni ogni felicità.
Di Venetia il dì 4 maggio 1612

Di Vostra Signoria molto illustre

Affettionatissimo servitore
f. Paulo da Venetia

  • 1. Dans sa lettre du 9 mars 1612, Sarpi évoquait longuement les difficultés de l’inter-règne impérial et de l’élection du successeur de Rodolphe II.
  • 2. L’électeur palatin est Freidrich V Wittelsbach-Simmern, âgé de 16 ans à la mort de son père en 1610, il sera sous tutelle de son beau-frère, Johann II Zweibrücken, jusqu’en 1614.
  • 3. Voir Notices biographiques : Ranuccio I Farnese et les lettres 1609-07-07 et 1611-08-02 à Groslot.
  • 4. Voir lettre 1612-03-27 à Groslot sur le même sujet.
  • 5. Voir Notices biographiques : Jean du Bois-Olivier.
  • 6. Voir les lettres 1611-10-14 et 1611-11-08 à Groslot.
  • 7. Voir Notices biographiques : Charles Bruslart, prieur de Léhon. Il est ambassadeur de France à Venise du 2 décembre 1611 au 28 juillet 1620. Officiellement, il est fait interdiction aux Vénitiens de rencontrer les représentants étrangers en poste à Venise, d’où la réponse de Sarpi.
  • 8. Voir Notices biographiques : Jacques Badoer.
texte_alternatif
TypeCopie
Chiffrementnon chiffrée
Signature

f. Paulo da Vinetia

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 663, f. 193r-194r.

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  • Inédit