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Molto illustre signor colendissimo
Ho ricevuto con augumento di obligo quella da Vostra Signoria delli 26 maggio di che li rendo molte gratie, havendo per quella inteso lo stato presente di Aquisgrana del quale sin'hora non è venuto altra relatione qua1. Et veramente così nelle occorrenze di quella città come in quella di Colonia, li padri giesuiti hanno mostrato una buona essecutione della loro dottrina, simile a quella de' Turchi, di disertare il paese che non possono possedere.
È un gran castigo dato dalla Maestà divina al mondo, questo che la religione principal ligame delle società humane adesso sia causa di tutte le dissensioni et pretesto di ogni odio, ma piacerà alla divina Maestà un giorno che il monde se n'avvegga.
Habbiamo havuto aviso della ellettione del novo imperatore2 senza alcuna concorrentia, non so se per non vi esser alcuno che si stimasse degno di quel grado, o pur reputasse il grado degno di se. Sto in grand'espettatione di vedere se le cose di Germania piglieranno meglior piega, massime nella causa della religione.
Si tiene qui il matrimonio della principessa d'Inghilterra con l'ellettor palatino per concluso3, né mai è stato creduto che quella signora si potesse maritar in Spagna4, mentre che la maestà della Gran Bretagna pensasse di stabilir la sua successione nella linea masculina.
Pare che don Pedro de Zunica non deve esser molto grato in Inghilterra5, per non haver titulo uguale al mandato in Francia.
Son constretto di far una gran stima del dottor Vorstio6 poiche un così gran re fa impresa di scacciarlo7, né so credere l'interesse, se ben presuppongo che vi sia grande, ma quanto al dottore non posso far altro giuditio, se non di ingegno lussuriante, perché il voler parlar della natura divina in nove forme8, non può nascer se non dall'esistimarsi più prossimo a quella degl'altri. Né mai uno che riputerà quella perfettione esser infinita et per tanto tutte le concettioni che si possono far di lei, ugualmente improportionate come ugualmente distanti, non anteponerà la sua alle altre, et attenderà ad adorare et ammirare quella immensità et non attentar d'esprimerla meglio degl'altri: che è voler far l'impossibile.
Della morte di Reboul9, io non posso dirne molto a Vostra Signoria. Solo le dirò quello che ne so di certo. Il pover'huomo doppo la morte di Baronio10, in casa del quale si tratteneva, cercava guadagnarsi un altro patrone con la dicacità, nella quale molto valeva. Capitò a scrivere certe diffamationi contra alcuni gentil'huomini francesi dimoranti in Roma, li quali molto potenti, per il grado che uno di essi tiene, ne fecero querela col pontefice, il quale mandò il governator di Roma11 alla casa et prese la persona et tutte le scritture, nelle quali furono trovati li originali delle diffamationi sudette. Ma quello che più importa diverse compositioni argutissime et mordacissime contro la persona del medesimo pontefice, per il che li avvenne l'infortunio, non meritato da così bel ingegno.
Badovere12 si trattiene ancora qua ne si scuopre di lui altro, se non una intima conversatione con alchimisti et così frequente, che par non faccia altro. Le persone prudenti restano in suspeso se questo sia un vero desiderio di arrichire, o pur un pretesto per coprire qualche altra attione, per la qual sia qui.
In Italia altro non habbiamo di novo, se non che il duca di Parma13 continua in descoprir più al fondo la conspiratione contra la sua persona et, doppo haver fatto morir sette titulati14 et altri di minor grado, si è dato a tentar di far uccider li assenti de' quali ha suspetto. Ha fatto assaltare in Mantoa il Malaspina, maggiordomo di quel duca, di che egli irritato è andato con numero grande di fuorusciti et altre persone di mal fare et ha dato un notabil guasto alle campagne et terre di esso duca di Parma. Un altro accidente di maggior consideratione è occorso, che volendo il duca di Parma impatronirsi di Correggio -castello assai considerabile d'un marchese che egli tiene in preggione per causa della congiura: il duca di Modena ha prevenuto et se n'è impatronito esso, dicendo di tenerlo per l'imperator del quale è feudo. Queste cose però non mostrano di poter alterare la tranquillità d'Italia, la qual è tanto stabilita che, se le nuvole discendessero sino a terra non la bagnerebbono.
Vostra Signoria haverà molta materia da comunicarmi delle attioni del novo imperatore in Germania, la pregherò continuare la solita sua gratia, non risguardando che io per mancamento di materia non le dirò cosa degna di lei.
Finirò ben questa lettera con avisarla che oltra l'editto publicato da questa Republica contra li giesuiti, nel marzo prossimo passato, il dì 19 del presente ne fu publicato un altro: il capo principal del quale contiene una prohibitione a tutte le persone di qual si voglia grado et conditione di poter andar a studio in città dove vi siano giesuiti, li quali continuano ad insidiar questo Stato con tanta acerbità, che più atroce non si può dire, et si maraviglierà Vostra Signoria intendendo che in Constantinopoli spendono molte decene di migliara di ducati. Piaccia alla Maestà divina de dissipare i loro consegli, la qual anco prego che doni a Vostra Signoria ogni felicità presente et perpetua et le bascio la mano.
Di Venetia il dì 22 giugno 1612
Di Vostra Signoria molto illustre

Affettionatissimo servitore
f. Paulo da Venetia

 

 

1. Parmi les événements liés à la crise de •Juliers-Clèves, la ville d'Aix-la-Chapelle a connu des troubles de religion : en 1600, les catholiques -soutenus par le duc de Juliers- avaient repris la ville aux protestants et avaient invité les jésuites à y édifier un collège. Le 5 juillet 1611, les protestants de retour ont mis à sac ce collège et molesté trois jésuites : Johannès Fladius, Nicolas Smith et Barthélemy Jacquinot (1569-1647), ce dernier ayant le désavantage d'être jésuite et français. Le 4 décembre 1612, l'empereur intervient et ses troupes, commandées par Ambrogio *Spinola, ont mis l'embargo sur la ville et assuré le retour des jésuites.
2. Suite à l'abdication de Rodolphe II, le 11 novembre 1611, un inter-règne assez long s'installe avant que son frère, Matthias I *Habsbourg, ne soit élu roi des Romains et empereur, et couronné le 26 juin 1612 à Francfort.
3. Elizabeth Stuart, fille de Jacques I, s'est fiancée en décembre 1612 avec Friedrich V *Wittelsbach-Simmern; leur mariage a lieu à Whitehall palace, le 14 février 1613.
4. Sarpi fait ici allusion à une hypothèse qu'il a évoquée dans sa lettre 1612-03-09 à Hotman.
5. Don Pedro de Zuñiga a été ambassadeur en Angleterre à partir de septembre 1605 et la découverte de la •conjuration des poudres en novembre de la même année fait naître des mouvements populaires contre le représentant espagnol. Rentré en Espagne en mai 1610, il est récompensé par le titre de marquis de Villa Franca. En 1612, il est envoyé comme ambassadeur extraordinaire auprès du roi Jacques I pour négocier le mariage du roi Philippe III, veuf de récente date, avec Elizabeth. Lors de l'audience du 6 juin, lui est signifié un refus catégorique mais Zuñiga ne quitte pas imédiatement l'Angleterre : plusieurs courriers mettent le roi anglais en garde contre les agissements de l'Espagnol qui distribue de l'argent (entre 12 et 13 000 livres) pour des causes qualifiées de very suspicious (lettre de Abbot au roi du 3 août). Il part finalement en octobre 1612.
6. Voir Notices biographiques : Conrad *Vorstius ou Von dem Vorst.
7. Le roi Jacques I a fait condamner son ouvrage au feu.
8. Le traité de Vorstius intitulé Tractatus theologicus de Deo sive de natura et attributis Dei [Steinfurt, 1610] lui vaut une accusation de socinianisme.
9. Personnage déjà évoqué dans les lettres 1611-10-14 à Hotman et 1611-11-08 à Groslot.
10. Le cardinal Cesare Baronio est mort à Rome, le 30 juin 1607.
11. Le gouverneur de Rome (gubernator in alma Urbe) est un magistrat qui a toute autorité de police et de justice au criminel. Protocolairement, il est le premier magistrat, après les cardinaux. En 1605, Paul V a nommé à ce poste Benedetto Ala, archevêque d'Urbin.
12. Voir Notices biographiques : Jacques *Badoer.
13. Voir Notices biographiques : Ranuccio I *Farnese.
14. Le 19 mai 1612, Ranuccio Farnese a fait exécuter pour crime de lèse-majesté et tentative d'assassinat sur sa personne, sept nobles dont il a confisqué les biens : le comte Alfonso Sanvitale de Fontanellato, le comte Orazio Simonetta et son épouse Barbara Sanseverino, Pio Torelli, Gianfrancesco et Girolamo Sanvitale, Giambattista Masi.
texte_alternatif
TypeCopie
Scripteur

Chiffrementnon chiffrée
Signature

f. Paulo di Vinetia

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 663, f. 194r-195r.

Editions précédentes
  • Inédit