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Molto illustre signor colendissimo
Ho patito questi giorni passati una grande et pericolosa indispositione che mi ha tenuto impedito non solo il corpo ma l’anima ancora dalle ordinarie funtioni et, in particolare, dallo scrivere a Vostra Signoria già 15 giorni, in risposta dei 16 giugno. Crederò però che monsignor *Asselineau in quel tempo habbia fatto una scusa con esso lei, havendolo io di ciò pregato affettuosamente, restandomi ancora il capo assai debole, ché son costretto esser più breve di quello che io vorrei et dovrei, et tanto più quanto vi è materia assai abondante, così qua come costì.
Tutte le lettere di Vostra Signoria sono sicuramente capitate, già per altre mie li ho dato conto del recapito delle precedenti, hora accuso la ricevuta della sopradetta delli 16 giugno, et di quest’ultima delli 10 luglio, la quale mi ha portato molta allegrezza così per la dichiaratione del re d’Inghilterra, la qual mi par cosa di memorabil momento, come per la speranza che vi è di riconciliar buona intelligenza tra tutti i reformati et, quantunque dovesse riuscir in sola apparenza, sarà nondimeno di gran frutto e beneficio. Ma mi giova sperare che sarà in fatti et in essistenza, massime implicandovisi monsignor Du Plessis3, il quale et per il zelo et per il valore et per la destra maniera, spero che sarà coadjuvato dalla Maestà divina. 
Ho veduto la dichiaratione del sinodo, la qual mi è parsa non solo generosa, ma ancora alquanto ardita. Ma forse che li negotij presenti ricercano che si proceda con qualche animosità, il che non può esser veduto da chi è lontano et non sa le circostantie particolari delli negotij, le quali debbono dar la forma ad ogni resolutione.

Quanto alle cose di qui, Vostra Signoria haverà inteso forse, inanzi l’arrivo di questa, la morte del nostro principe4, se ben matura quanto all’età sua, ch’era di 77 anni, acerba nondimeno, in quanto questa Republica ha perduto un soggetto di heroica et incomparabile virtù. Egli ha lasciato la vita senza dubio, perché la vivacità et grandezza dell’animo, niente invecchiata, ha voluto che il corpo debole la seguisse. Morì essendo di ritorno dal collegio, una mattina, dove haveva fatto le funtioni sue con la usata constanza. Li giesuiti -li quali fanno più mal qui assenti che non farebbono presenti- hanno fatto disseminare molte cose contra la sua memoria, in conclusione volendolo dannato all’inferno5, sì come è costume loro di rinchiudervi tutti quelli che non li obbediscono et servono. Si è creato il successore6 quietamente et senza moto alcuno, persona, se ben di valore non ugual al morto, ugual però in bontà.
Questa Republica è in cattivo stato perché li preti con gli Spagnoli hanno a poco a poco acquistatosi una porta la qual incomincia ad esser considerabile et, ogni poco che si faccia maggiore, partorirà mutatione di Stato. Hanno fatto maggior male con queste prattiche che non haverebbono fatto con dieci anni di guerra. Non è credibile quanto possi l’arte di Spagna et il pretesto di religione. Tra la Republica et il papa, in apparenza, passa buona intelligenza ma, in essistentia, vi è molta materia di disgusto, la quale dal papa è conservata et augmentata con atrocissimo animo, et dalla Republica portata innanzi a beneficio del tempo per le cause sopradette. Li giesuiti, in Constantinopoli, si adoperano quanto possono per nuocere alla Republica: con tutto ciò, maggior è il nocumento che portano con le pratiche tra noi. Molte cose haverei da dirli, ma in una sola parola concluderò che se Dio non provede, nel qual però voglio sperar assai, in breve la Republica sarà Genoa.
Veggo di haver occupato Vostra Signoria più del dovere, farò fine basciandoli la mano, insieme con il signor *Molino et padre Fulgentio7.
[Di Vinetia], il dì 31 luglio 1612

  • 1. La BnF conserve une autre copie [Italien 1440, p. 520-524] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
  • 2. La copie ne comprend pas l’adresse.
  • 3. Voir Notices biographiques : Philippe Duplessis-Mornay.
  • 4. Le doge Leonardo Donà est mort le 16 juillet 1612.
  • 5. Leonardo Donà est mort brutalement sans avoir eu le temps de recevoir les derniers sacrements ; les jésuites y ont vu une punition divine et Dudley carleton, dans sa lettre du 16 juillet 1612 à Lord Chamberlain, rapporte l’épigramme qui a circulé : Leonardo dannato, sicut vixit, sic morixit : sine lux, sime crux, sine deo. Voir lettre 1612-08-14 à Leschassier.
  • 6. Marc’Antonio Memmo a été rapidement élu doge de Venise, le 24 juillet 1612, au premier tour de scrutin, par 38 voix sur 41.
  • 7. Voir Notices biographiques : Fulgenzio Micanzio.
texte_alternatif
TypeCopie
ScripteurJacques Dupuy
Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 35r1

Editions précédentes
  • M. Busnelli, 1931, I, lettre XC, p. 234-236.