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Reverendissimo signore
Già molto tempo è che ho havuto desiderio grande di vedere e conoscere Vostra Signoria reverendissima, stimolato dalla riputatione delle sue virtù. Le quali sì come rendono la sua persona gratissima a tutte le genti da bene, così accesero in me quel desiderio di abbracciarla più strettamente. Ma perché la gelosia di questo luogo non comporta ch’io resti sodisfatto, non voglio contrastar con quelle ombre ma più tosto mi contentarò di restare privo del gusto che mi darebbe la sua conversatione, che goderla con suo periculo2. E benché hora mi viene presentata una occasione la quale pare quasi che di necessità richiedi un aboccamento, tanto per rispetto del commandamento di Sua Maestà di dire a bocca quello ch’io ho a referire alla Signoria Vostra quanto per amor delle molte particolarità, le quali non possono sì facilmente esser distese in scrittura come nel regionare, nulladimeno per non arischiarla in cosa nissuna mi sforzerò di scriverle la summa accioché non resti priva di quel contento che ricevrà d’una gratiosissima offerta di Sua Maestà.
Sappia adonque che, havendo Sua Maestà vista una lettera scritta da Vostra Signoria al signore *Casaubono nella quale doppo haver rallegrato con esso del suo felice stato in quel regno fa vista di bramare una simile ventura a se stessa, gli è venuto un pensiero fondato sopra quelle parole, che per sorte alcune cogitationi occulte di Vostra Signoria potevano haver reflesso a quella volta3, ma che per non haver commodità di esprimerle e per esser dubio della sua volontà, venivano sopite. Onde, per darle animo di palesare liberamente li suoi più profondi pensieri mi ha commandato di parlarle in nome suo et, per maggior sicurezza, haverà la Signoria Vostra le formali parole4 di Sua Maestà :
Che sì come siamo stati sempre di parere che fusse parte del reale officio et del honor nostro (benché Iddio ci ha dato altri segni d’eminenza et di possanza) il protegere et favorire persone di qualità et di merito, così egli può esser sicuro di haverne la sua parte più di ogni altro, sì per rispetto della nostra ‘volontà’ verso lui, come per le sue proprie virtù. Ma perché questa nostra offerta sta nel generale (il che procede da questo che noi stessi non possiamo indovinare in che cosa gli possiamo esser buoni), perciò desideriamo che egli istesso volesse pensare a qualche cosa nella quale possiamo più realmente testificare che teniamo la sua persona fortunata in assai più che ordinaria ricommendatione.

Aggiunge anco di più Sua Maestà il suo fine in questa sua offerta non esser altro se non di render la Signoria Vostra sodisfatta in generale se ella non vuole altro, o di darle animo di cascare sopra qualche particolarità se per sorte ne habbia tal disegno, accioché Sua Maestà possi mostrar con effetti quel affetto che porta alla persona sua.
Questa è la summa di quello io haveva di dire a Vostra Signoria da parte di Sua Maestà, in che proposito io mi stenderei più diffusamente per farle saper in quanto buono concetto essa sia appresso quella maestà, se non bastassero quelle poche righe ad assicurarglielo. Et haverai fatto prima se non fusse che la mia indispositione (troppo grave per questa stagione) non mi havessi levata la forza di poter quasi viver, non che scrivere5. Hora (lodato Iddio) io mi truovo meglio e mi rallegro molto della sua ricuperata sanità.
Non ho potuto scriver a Sua Maestà per l’ultimo ordinario. Sarà necessario di supplire a quel diffetto per il prossimo veniente. Se Vostra Signoria vuol ch’io dica qualche cosa del fatto suo, che mi commandi liberamente e disponga di me se in qualcosa le posso esser buono, come di uno che di vivo core le ama e riverisca.
Con che le bacio le mani e la prego da Nostro Signore ogni felicità.
Di San Gieronimo6 in Vinetia, alli 12 d’agosto 1612
Di Vostra Signoria reverendissima

Affettuosissimo per servirle
Dudley Carleton

  • 1. Le pli ne comprend pas d’adresse puisqu’il ne passe pas par le courrier mais par porteur en main propre. Au dos du pli, Carleton a noté : My l[ette]r to P[adre] P[aolo].
  • 2. Carleton fait ici référence à cette loi vénitienne qui interdit aux serviteurs de la République d’entrer en contact avec les agents diplomatiques étrangers. Toutefois, il semble important de souligner que Paolo Sarpi saura, avec son ami Henry Wotton, utiliser la petite porte discrète qui donne sur le pont qui relie le couvent servite au quai de la Misericordia où loge l’ambassadeur anglais, à quelques pas de l’église San Girolamo.
  • 3. Après la mort d’Henri IV, la position d’Isaac Casaubon à Paris devient difficile au point qu’il répond favorablement à la proposition de ses amis, Henry Wotton et son frère Edward, lord of Marley (1548-1626), de passer en Angleterre où il est très bien accueilli par le roi comme par les théologiens anglais. Dans une lettre du 30 avril 1611, Casaubon explique à Sarpi sa satisfaction (voir lettre 1611-04-30) et Sarpi lui répond qu’il serait heureux s’il pouvait bénéficier d’une telle protection (voir lettre 1612-06-08 à Casaubon) : Si ego eius protectione dignus essem, nihil mihi deesse putarem ad mortalis vitæ fœlicitatem. Sur la base de cet échange épistolaire, Casaubon croit bien faire en intervenant auprès du roi qui, par l’intermédiaire de son ambassadeur à Venise, exprime à Sarpi l’invitation à venir en Angleterre (voir lettre 1612-06-25 de Casaubon). Cette invitation sera à nouveau avancée peu avant la publication de l’Histoire du concile de Trente, en 1619.
  • 4. Carleton rapporte dans cette lettre une traduction italienne des mots du roi. Le texte original en anglais de la lettre du roi est conservé NA PRO, SP 99-10, f. 58 : That as we have ever thought it to be one part of our charge and of our honor (though God hath given us other markes of eminency and power) to protect and favor persons of quality and well deserving, so he may be assured that he hath as great a portion therein as any, both in respect of our affection and his owne vertues. But in regard this our offer is transcendent and generall onely (which proceeds from this, that we ourselfs cannot so well judge in what one thing it may be of best use unto him) we doe wish that we hold his person and fortune in a more than ordinary recomendacion.
  • 5. A l’avant-veille de ses 60 ans, Sarpi est épuisé par son travail de consulteur.
  • 6. La résidence de l’ambassadeur d’Angleterre est située sur le quai de la Misericordia, en la paroisse San Girolamo ; tout près du couvent servite.
texte_alternatif
TypeAutographe
Scripteur

Dudley Carleton

Chiffrementnon chiffrée
Signature

Dudley Carleton

LieuVenise
Source

NA PRO, SP 99-10, f. 167r-168v.

Editions précédentes
  • G. e L. Cozzi, 1997, lettre I, p. 643-645.