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Illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo
Non basterebbe questo giorno per esprimere il desiderio mio di poter far personal riverenza et servire Vostra Eccellenza così per il luoco che tiene, il quale ho in somma veneratione, come per le rare qualità sue predicatemi da molti et conosciute da tutta questa Republica; et massime se a questo havessi d’aggiongere intiera espressione del dispiacer sentito specialmente in questi giorni, per non essermi permesso dalla conditione dello Stato mio di poter ricevere con queste orechie li favori che la Maestà Sua si è degnata fare ad un humilissimo et indegno suo servo et la gratia offertami da Vostra Eccellenza di accomodarsi ad ogni privato modo, acciò io potessi ricevere personalmente questo honore. Son ben sicuro che dalla sua molta prudenza et buontà sarà stata ricevuta la mia iscusatione fatta dal signore Daniele2, non tanto per il pericolo al quale mi sarrei esposto (de’ quali Vostra Eccellenza ne può haver udito qualche simile alli giorni passati) che, quando non vi fosse stato altro rispetto, haverrei elletto di espormici, quanto principalmente per ubidir alle legi le quali, quantonque per buon fine, nissuno può transgredire senza colpa, né farsi giudice del caso, dove possi haver luoco la dispensatione. Non passarò a più longhe parole sopra questi particolari, poiché confido nella finezza del suo giudicio et integrità della sua mente, che meglio penetrerà et riceverà per buone le cause della mia iscusatione, di quanto io saprei con ogni studio rappresentare. Et sì come m’ha fatto grazia di significarmi con la sua delli 12 quel che era per dirmi a bocca, così riceverà gratamente questa per risposta.
Il signor Casabon, già molti giorni, in una sua lettera mi diede parte delli suoi studi et, tra le altre cose, mi narrò li favori che riceve da Sua Maestà3. A che risposi4 rallegrandomi con esso lui et confortandolo a servirla di core et con sincerità, poiché le qualità d’un tanto principe, colmo delle virtù di re et di privato, lo costringevano a così fare. Aggionsi per maggior persuasione l’esempio di me, dicendo che se mi truovassi degno della protettione di così gran re, non crederrei che mi mancasse cosa alcuna. Certamente io ho sempre desiderato che la devotione, qual porto al nome di Sua Maestà, le fosse nota, nondimeno conscio della mia bassezza non haverrei preso ardire d’inalzarmi tanto, per il che questo non fu scritto da me al signor Casabon, acciò fosse riferrito alla Maestà Sua. Nondimeno resto con molto obligo all’amico, che habbia ardito per me quello che desiderava et non osava. Ma chi può restar d’ammirare et venerare la benignità di tanto re, che non solo condescende alle supplicationi portegli, ma previene anco le preghiere? Udite da Sua Maestà queste parole, li è piaciuto offerrirmi quello che se havessi speso tutta la mia vita in suo servitio, non haverrei potuto meritare. Se io volessi trattar di usar parole condecenti a render gratie di ciò alla Maestà Sua, tenterrei quel che non è fattibile. Alli mediocri beneficij si può trovar rendimento di gratie corrispondente, alli supremi meglio si corrisponde con semplicità di parole. Il che prego Vostra Eccellenza fare con la Maestà Sua per nome mio, con dirli che rendendoli humilissime et reverentissime gratie, ricevo il suo favore et la protetione offertami. Io son qui (secondo che credo) per volontà divina, dalla quale son stato adoperato per debole istrumento di far qualche cosa a gloria sua  et cotidianamente sono adoperato nell’istesso servitio, con riuscita di qualche buon effetto, onde mi persuado parimente esser il suo divin piacere che continui. Oltre che riputo esser in obligo per debito civile di pereverar servendo il mio padrone, sin che la mia servitù li è accetta et, se occorresse morir per quella (come son stato in pericolo che m’avvenisse5), non mi contristarrei. Ma quando per le mutationi a quali il mondo è soggietto et che sono da alcuni minacciate, avvenisse ch’io non fossi più utile per questo servitio de Dio et publico, sarrebbe l’occasione ch’io mi valessi della gratia et prottettione della Maestà Sua, la quale ella così benignamente m’ha offerto et io riverentemente ho accettato, in quei modi che le occasioni d’all’hora consigliassero.
Ringraziando la Maestà divina d’esser fatto participe di quell’unico riffugio che ha preparato alli buoni in questi tempi, et restando humilissimo servo della Maestà regia et attore6 per quella appresso la divina.
Sento grandissimo piacere che Vostra Eccellenza habbia ricuperato la sanità intieramente, prego Dio che le sia perpetua. Et a me doni gratia di non esserli inutil servitore, pregando Vostra Eccellenza a porgermi qualche occasione di mostrar con effetti il mio riverente affetto.

Ho voluto tener secreto questa gratia di Sua Maestà da ogni persona et pertanto ho scritto con la mia mano tremante per le relequie dell’infermità passata, il che la prego iscusare. Et per fine le bascio humilmente la mano.
Questo dì 14 agosto 1612.

  • 1. Le pli ne comprend pas d’adresse puisqu’il ne passe pas par le courrier mais par porteur en main propre, il est vraisemblable que ce porteur soit Daniel Nijs ou Pierre Asselineau. Au dos du pli, Dudley Carleton a noté P[adre] P[aolo] letter. Les National Archives conservent deux copies de cette lettre : SP 99-10, f. 170r-171v (avec la note manuscrite de Carleton : Copie of P. Paulo’s l[ett]er to me ye 9th of 7br) et SP 99-10 332r-333v (avec la note de Carleton : Coppie of a l[ett]er from 96 [i.e. Padre Paulo]).
  • 2. Voir Notices biographiques : Daniel Nijs.
  • 3. Sarpi fait référence à la lettre 1611-04-30 de Casabon.
  • 4. Sarpi évoque ici sa réponse du 8 juin 1612 (voir lettre 1612-06-08 à Casaubon) où il écrit qu’il serait heureux de bénéficier d’une telle protection royale et il reprend presque mot pour mot les termes de sa lettre à Casaubon: Si ego eius protectione dignus essem, nihil mihi deesse putarem ad mortalis vitæ fœlicitatem. Sur la base de cette réponse que Casaubon prend au premier degré, il entreprend auprès du roi des démarches qui aboutiront à une relative méprise sur les intentions de Sarpi.
  • 5. Voir Notices historiques : attentat de Santa Fosca, du 5 octobre 1607.
  • 6. La lecture de la lettre autogaphe est ici ambigüe (G. da Pozzo lit attore alors que G. Cozzi lit oratore) ; toutefois, les copies portent clairement oratore.
texte_alternatif
TypeAutographe
Chiffrementnon chiffrée
LieuVenise
Source

NA PRO, SP 99-10, f. 172r-173v

Editions précédentes
  • G. da Pozzo, 1982, lettre XXV, p. 652-654,

  • G. e L. Cozzi, 1997, lettre II, p. 645-648.