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Molto illustre signor colendissimo
In questi giorni passati, vedendo di non haver lettere di Vostra Signoria, ho congietturato quello che io veggo esser avvenuto infatti: cioè che ella per indispositione fosse stata impedita dallo scrivere. Coteste replicate così frequenti di gotta, da quali ella è assalita, mostrano che ella affatica troppo, massime l’animo, il quale è necessario che riposi per dar insieme riposo al corpo. Lo sforzo che ella ha fatto di mettersi nel negotio3, apunto nel tempo quando era assalita dalli dolori violenti, farà ben per quello che io temo che ella ne sentirà qualche effetto et, sì come, attesa l’importantia degl’affari in che s’è implicata, non posso se non comendare la sua resolutione nell’anteponer la publica utilità alle proprie necessità, così io non vorrei che ella s’accostumasse ma che, governando prima la sua sanità, più tosto si rendesse habile a servir il publico più lungamente.
L’opera fatta da lei et dalli colleghi et così honorevole, come potesse succedere et si vede che Dio ha benedetta la loro impresa, poiché è succeduta con tanta prestezza. Io pronostico frutti megliori di quello che si poteva sperare, perché li mali modi delli avversarij porgeranno occasione di restringersi maggiormente in perfetta et real riunione. Io so che il re di Francia morto ha usato tutto il suo sapere et arti per seminar diffidentie, et credo che da questo habbiano origine molte delle cose passate tra i reformati, et più tosto mi maraviglio che non siano state maggiori. Certamente si debbe credere che la riunione successa al presente sia per voluntà divina inviata a qualche servitio et gloria sua, come lo prego che sia. Ma la dichiaratione regia, che Vostra Signoria mi manda, mi par che sia apunto una di quelle medicine che insieme fanno il mal maggiore et mostrano l’insufficientia del medico. Mi par un artificio di scuola la distintione di chiamarsi ben servito dall’universale et condannar li particolari. Non ho veduto più usare simili artificij in Francia ma ben si vede che, insieme con l’affettione spagnuola, si apprende anco il modo di procedere.
Qui in Italia non habbiamo cosa nuova, se non un gran disgusto et contentione tra li duchi di Mantoa et di Parma. Se fossero potenti -o vero se non temessero i più potenti, cioè i Spagnoli- sono passati così inanzi che venirebbono alle armi. Senza dubio ciò non sarà, perché per Spagna non fa haver moto in Italia.
La settimana passata, uscì per tutta Roma una nuova dal palazzo papale che al pontefice era stata resa una lettera del duca di Buglion4 la quale egli non haveva voluto ricever per esser di heretico, ma l’haveva mandata all’Inquisitione. Fu letta et in quella si diceva che nel suo viaggio fatto in Inghilterra haveva scoperto una grandissima inclinatione di quel re et del regno al ritornare alla religione romana et che, per effettuar con prestezza et facilità questa buona opera, non vi era meglior mezzo che il matrimonio del principe di Galles con la sorella del duca di Fiorenza, però confortava Sua Santità ad adoperarsi per la effettuatione. Sì come non credo che la inclinatione sudetta vi sia, né che il duca di Buglion habbia scritto, così accerto Vostra Signoria che per Roma è stato affermato da’ principal ministri pontificii. Che misterio sia qua sotto occulto, per ancora non lo posso imaginare.
In questi giorni passati, si è dubitato che potesse nascere qualche rottura tra questa Republica et l’arciduca Ferdinando di Gratz, perché alcuni suoi sudditi erano sbarcati nell’isola di Veggia5 et havevano fatto prigione il conte dell’isola, che si ritrovava sopra un porto per negotij publici. Per la qual ingiuria erano state mandate quindici galere, rinforzate con buon numero di soldati da’ quali, sbarcati, s’erano fatti molti atti hostili nelli luochi arciducali. Adesso viene aviso certo che il conte di Veggia è stato restituito nel medesimo luogo dove fu preso: per il che ogni cosa si comoderà. Tuttavia cresce la poco buona intelligenza tra la Republica et il papa ma non produrrà effetti di rottura perché ogn’uno ama l’otio.
L’ambasciator in Roma6 scrive al principe haver scoperto che in Roma si tenga stretta trattatione contro la vita mia. Non so ancora niente di particolare ma sarà quello che piacerà a Dio, senza il voler del quale li disegni humani riescono vani.
Poiché Vostra Signoria è stata in Parigi, io prendo ardir di pregarla di sodisfare ad una mia curiosità la quale volendo io empire ed havendo parlato con diversi, ho truovato la relatione tanto diversa, quanto il numero delle persone. Da lei spero d’intender la verità. Se il re di Francia mostra capacità, per quanto la età comporta et se conosce li difetti della regina, mi maraviglio che non sento parlar più de’ giesuiti di costì : è possibile che stiano quieti ! Se così è, riposano per ingagliardirsi afar qualche maggior male. Prego Dio che attraversi li loro cattivi dissegni, al quale anco raccommando Vostra Signoria et li bascio la mano, salutandola per nome de gl’amici, il signor *Molino et padre Fulgentio7.
[Di Vinetia], il dì 11 settembre 1612.

  • 1. La BnF conserve une autre copie [Italien 1440, p. 531-536] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
  • 2. La copie ne comprend pas l’adresse.
  • 3. Sarpi fait ici référence à l’engagement de Groslot dans la réunion et la conduite du 20e synode national de Privas, en Ardèche, qui avait posé problème après les divisions apparues entre les chefs réformés, lors du synode précédent de Saumur.
  • 4. Voir Notices biographiques : Henri de La Tour d’Auvergne, duc de Bouillon.
  • 5. Sarpi évoque ici un épisode de l’affaire des Uscoques débarqués sur l’île adriatique de Veglia (en croate, Krk).
  • 6. Voir Notices biographiques : Ambassadeurs vénitiens, Tommaso Mocenigo. Il semblerait que l’informateur de l’ambassadeur vénitien ait été le cardinal Roberto Bellarmino qui est devenu un farouche adversaire de Sarpi mais lui conserve sa considération.
  • 7. Voir Notices biographiques : Fulgenzio Micanzio.
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TypeCopie
Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 35v-36r1

Editions précédentes
  • G. Leti, 1673, lettre XCIII, p. 492-497,

  • G. Fontanini, 1803, lettre XCIII, p. 421-423,

  • F-L. Polidori, 1863, II, lettre CCXVIII, p. 337-341,

  • M. Busnelli, 1931, I, lettre XCIII, p. 239-241.