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Molto illustre signor colendissimo

L’ultima di Vostra Signoria, ricevuta da me già 15 giorni, fu delli 11 decembre et l’ultima scritta a lei fu del primo del presente. Per questo corriero non ho lettere, se non una di monsignor *Leschassier, la quale è delli 19 decembre. Doppo il qual tempo vado credendo che possi esser occorso qualche novità, almeno di mala sodisfattione data dalla regina a’ reformati, che riceverei con sommo dispiacere, per le consequenze che porterebbe seco. Ben sappiamo che qualunque cosa procede dal divino beneplacito et il nostro meglio, però non si può restar da desiderare secondo gli affetti humani.
Si ritrova in Roma il vescovo di Bamberg, ambasciator per l’imperatore3, qual nel venire disseminò che era per trattar il pontefice con molta dignità dell’imperio, con tutto ciò, non solo non è stato tra i termini usati da Massimiliano ma ha eccesso anco quelli di Rodolfo. Il suo negotiato par che sia per restringere, in fatti, la lega ecclesiastica4 et in apparentia mostrar che fosse dissoluta, a fin di trattar poi, nella dieta imperiale, che si dissolva quella di Hale5. Del rimanente, l’Italia non ha altra cosa nova, perché la differentia tra Savoia et Mantoa si risolverà in trattatione.
Li dirò ben di nuovo de i padri giesuiti che il loro valore s’è mostrato così grande in Constantinopoli che hanno acquistato il patriarca greco in tal maniera che non operava se non a’ interessi loro6. Onde la natione greca, per non veder la confusione del loro rito, è stata forzata procurar appresso li Turchi che il patriarca fosse deposto. Et così, dal bassà è stato privato della dignità et messo in luoco suo il patriarca d’Alessandria, il quale è di natione candiotto, persona erudita anco in lettere latine7 ; onde il tentativo per loro fatto resta interrotto. Adesso, trattano con esquisita sollecitudine di haver da’ Turchi il luoco del santo sepolchro in Gierusalem, quale da molto tempo è in mano de’ cordellieri. Per ottenerlo, fanno grossissimi presenti et promettono annui pagamenti. Se otteniranno il disegno, ogni mediocre giudicio può congietturare la quantità dei danari che caveranno in tutti i regni, sotto pretesto di mandar quivi et la commodità che haveranno di formar Ravaillacchi di quelli che capiteranno là per devotione, con la occasione di memorie, antri, spelonche et altre tal cose, potendo imprimer in persone stanche del viaggio et resignate per la devotione tutto quello che vorranno, in luochi dove saranno persuasi di veder miracoli. Et chi sa che non vi sia anco dissegno di imbarcar qualche principe a lasciar il suo regno abbandonato, perché da Ludovico IX al XIII vi è molta similitudine, per la nascenza, per l’educatione et per le altre cose che si possono considerare.
Non mi par che le congietture siano tanto lontane dal vero, almeno stanno ben fra i termini del fattibile, se non che Dio è di sopra.

Sto con molto desiderio che le cose di costì piglino buona piega et che passino questi tre mesi, per poterli scrivere più liberamente et amplamente per *Barbarigo. Vostra Signoria è salutata da lui et dagli altri doi amici, et io, per fine di questa, li bascio la mano.
[Di Venetia] il di 15 gennaro 1613

  • 1. La BnF conserve une autre copie [Italien 1440, p. 574-578] : De la bibliothèque de Mr le P. Bouhier, B44, MDCCXXI.
  • 2. La copie ne comprend pas l’adresse.
  • 3. Johann Gottfried von Aschhausen, évêque de Bamberg et Würtzburg de 1609 à 1622.
  • 4. Voir Notices historiques : ligue de Mayence.
  • 5. Voir Notices historiques : ligue de Halle.
  • 6. Le patriarche grec de Constantinople Néophyte II est nommé en février 1602, mais le sultan Mehmet III le fait exiler dès janvier 1603. Il revient en son Eglise le 15 octobre 1607 mais, en octobre 1612, il est exilé à Rhodes et remplacé provisoirement par Cyril Lukaris. Il a mené une lutte active contre le crypto-protestant Lukaris avec l’appui des jésuites (venus à Constantinople en 1608) et du pape Paul V, avec qui il a entretenu une correspondance intense. Voir S. Runcuman, The great Church in Captivity. A study of the Patriarchate of Constantinople …, Cambridge, university press, 1968.
  • 7. Cyril Lukaris (1572-1638) naît en Crète (i.e. Candie) et fait ses études de théologie et de philosophie à Venise et à Padoue (1587-1593) où il noue des amitiés calvinistes. Patriarche grec d’Alexandrie de 1601 à 1620, il prend la direction provisoire de l’Eglise de Constantinople en octobre 1612 puis à plusieurs reprises (novembre 1620-avril 1623, septembre 1623-mars 1635, mars 1637-20 juin 1638); il s’attache à réformer l’Eglise grecque, à s’opposer aux jésuites et à renforcer les liens avec les Eglises occidentales réformées : en 1629, il publie à Londres une Confessio fidei græce et anglice d’esprit calviniste. Cette prise de position rencontre des oppositions dans le monde orthodoxe comme chez les jésuites qui cherchent à le discréditer. Le protestant Daniel Tilenus en a publié un commentaire sous forme épistolaire : Lettres à un amy touchant la nouvelle confession de Cyrille soy-disant patriarche de Constantinople (s.l., s.n., 1629) et les lettres sont des 27 juin, 1er et 10 juillet 1629. Ouvrage mis à l’Index le 4 décembre 1719. Finalment arrêté le 27 juin 1638 par les Turcs pour trahison contre le sultan Mourad IV, il est révoqué et exilé mais il meurt mystéreusement pendant le voyage. Voir G. Hatziantoniu, Protestant Patriarch, the life of Cyril Lukaris patriarche of Constantinople, London, 1962.
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TypeCopie
Chiffrementnon chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

BnF, Dupuy 766, f. 38v1

Editions précédentes
  • M. Busnelli, 1931, I, lettre CI, p. 259-261.