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Doppo le debite gratie per le scritture communicatemi, che ho veduto con sommo piacere, incominciarò a dire a Vostra Eccellenza che per una scrittami da *Foscarini vego qualche dominio dell’affetto sopra la prudenza sua, et infatti l’opinione commune, che l’amante sia cieco verso la cosa amata, è più vera nell’amatore di se stesso. La risoluzione di Sua Maestà non poteva essere più prudente et il pretendere cosa maggiore non è stato pertinente. Nell’esecutione della volontà di Sua Maestà non si può preterire un ponto dove habbia commandato o modo o tempo, ma in quello che è rimesso alla prudenza di Vostra Eccellenza sarà gran servizio di Foscarini2 che in collegio non sia fatta nissuna mentione delle cose passate, perché non sono in notitia se non di 2 di senato, suoi amici ancora. Et quando fosse detto alcuna cosa, se ben a favore, si muoverrebbe la curiosità universale di saper l’intiero et il cattivo affetto degl’emuli, et si scuoprirrebbe quel che sta meglio occulto più che si può3. Io così dico per desiderio del bene dell’amico sotto la censura di Vostra Eccellenza. Aggiongo che quegl’ufficij, che con parole generali si potesse far a suo servizio, non sarranno di giovamento, se l’occasione non sia apparentissima, acciò non paia mendicata.
Degl’ufficij di Pasquale e del compagno4 resto con stupore, non parendomi prudenza il dar così manifesto inditio di voler cantoni evangelici et, quel che più importa, insieme con Greggioni per sudditi et non contentarsi d’haver confederazione.
La mutatione5 di Neuburg, sì come io la tengo per falsa, così credo che sia già deliberata et che ne udiremo l’esecutione alla prima opportunità. Stimava che questa non dovesse maturare se non doppo la morte paterna, ma quando Spagnuoli mandano una nova in preventione, la verità non è differita a tempo incerto.
L’amico mio6, che mi tiene per troppo studioso, si muove dall’affettione, come chi siede in nave non è esente dal moto, ma sì ben dal proprio. Così io ho tralasciato a fatto ogni mio esercitio, ma dal moto della nave non si può esentarsi con prudenza chi vuole haver più risguardo alle cose future (le quali non vedendosi non si sa quanto possino importare) che alle presenti, qual conosciute non convien stimar più del dovere.
Gli bascio riverentemente la mano.

  • 1. Le pli ne comprend pas d’adresse puisqu’il ne passe pas par le courrier mais par porteur en main propre, vraisemblablement Daniel Nijs ou Pierre Asselineau. Au dos du pli, Carleton a noté : P[adre] P[aolo].
  • 2. Le déchiffrement de Carleton porte : Fosca.
  • 3. Dans l’intention d’apporter son aide à l’ambassadeur vénitien, Antonio Foscarini, dans ses démêlés avec son secrétaire Giulio Muscorno, Dudley Carleton pensait intervenir auprès des autorités vénitiennes. Mais Sarpi l’en dissuade car Foscarini n’a pas que des amis au sein du sénat vénitien et il vaut mieux ne pas ébruiter certains problèmes. Il est vrai que Foscarini, au caractère parfois difficile, avait eu aussi des difficultés avec son secrétaire précédent, Scaramelli.
  • 4. Il s’agit de Pierre Jeannin de Castille (1581-1629), conseiller au Parlement de Paris, abbé de Saint-Bénigne de Dijon et de Saint-Martin d’Auxerre, ambassadeur français en Suisse. A ne pas confondre avec Pierre Jeannin, président à mortier du Parlement de Paris.
  • 5. Voir Notices biographiques : Wolfgang Wilhelm Wittelsbach, comte palatin de Neuburg, a été élevé dans la religion luthérienne mais, contre la volonté de son père, il s’est converti au catholicisme le 19 juin 1614.
  • 6. Selon l’éditeur scientifique Cozzi, il s’agit ici de Fulgenzio Micanzio qui reprochait à Sarpi son excès de prudence.
texte_alternatif
TypeAutographe
Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

NA PRO, SP 99-19, f. 234r.

Editions précédentes
  • G. e L. Cozzi, 1997, lettre XV, p. 661-662.