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Mando a Vostra Signoria una lettera e due copie degne d’esser viste e ben considerate. Mi par che la casa d’Austria habbia gran timore che non si faccia qualche riparo gagliardo contra la loro ambitione et per questo effettonon lasciano nissuna cosa intentata che possi impedirlo. Ho fatto hoggi l’ingresso nel negotiato della reconciliatione tra Sua Serenità et il duca di Savoia, mi sarà caro d’intender in che modo è stato gradito, e che sarà l’essito2. La cosa domandata non mi par fuori di proposito, cioè di ricever la lettura del duca di Savoia et auscultare l’espositione del suo senatore , il quale conta infinite cose del fraudulento modo di proceder del governatore di Milano3. Egli ha rimproverato apertamente alli deputati del duca di Savoia in Milano d’haver mandato il senatore Pescina a Venetia. Non lascia communicar insieme gli ambasciatori del duca di Mantova e del duca di Savoia in Milano per paura che non facino qualche accordo tra di loro. Vuol che si disarmi, che si facci pace : ma pace senza patti, per tenere questi principi e Stati d’Italia sempre disuniti. Apprehende grandamente questa riconciliatione tra Venetiani et duca di Savoia, come contraria a suoi fini, e cerca di sturbarla per mille arti tanto dalla parte del duca di Savoia quanto da questa qui, per mezzo del residente di Venezia in Milano. Forse il duca di Savoia ha i suoi fini particolari e che machina inganno ma, essendo ora ben incamminato il primo intento fraudulento, sarà forse convertito in realtà tornandogli a conto per ogni rispetto di esser ricongiuncto con Venetia et havendo –come egli pretende- l’animo di disarmar, desidera che l’auctorità di questi signori sia interposta per non volerlo far al commandamento del governatore di Milano, del quale come d’un servitore ingrato (battizandolo per tale nome) resta malissimo sodisfatto. M’è parsa questa per questi rispetti una buona occasione di far cognoscer a Spagnoli l’auctorità che questi signori hanno in Italia, essendo stati fin ora troppo vilipesi. E per tutta la spesa4 ch’hanno fatto per la conservatione del duca di Mantova non resta loro questo poco di guadagno che sia fatta mentione del nome della Republica nel trattato d’accomodamento. Ora se non [se non]5 si lasci perdere l’occasione, possono cavar salutem ex inimicis e per tutti questi rispetti spero che pigliaranno partito degno della loro molta prudenza. Il senatore Pescina desidera di trattar con alcuni di savi a parte e non nel collegio, ma non credo che l’uso lo permetta6.
Il nipote del cavalier Wotton è arrivato in Turino con titolo d’agente appresso Sua Altezza et ha fatto già un tiro d’un negotiator assai inesperto : ha consigliato che il senatore Pescina dovessi portar avanti la sua negotiatione per mezzo di Vostra Signoria con la quale pretende d’aver stretta amicizia7. Il senatore Pescina me n’ha parlato. Io l’ho risposto di non haver qualche imaginabile corrispondenza con Vostra Signoria né modo d’introdurmene : havendone tentato nella prima mia venuta a Venetia ma indarno, come anco io haveva inteso d(haver fatto l’ambasciator di Francia con la medesima riuscita e che le leggi della Republica sono strette e Vostra Signoria timida, etc. Tuttavia, il senatore Pescina è risoluto di cercare l’amicitia di Vostra Signoria. Non ho voluto dissuaderlo, ma Vostra Signoria sa quello ch’ha di fare.
Scriverò a signor Morton nel medesimo tenore ch’io ho trattato con il senatore Pescina per ogni buon rispetto.

Vostra Signoria perdoni questo gran disturbo8.

  • 1. Le pli ne comprend pas d’adresse puisqu’il ne passe pas par le courrier mais par porteur en main propre, vraisemblablement Daniel Nijs ou Pierre Asselineau. Au dos du pli, Carleton a noté : Letter to P[adre] P[aolo] the 14th of july 1614.
  • 2. Carleton écrit à Sarpi le jour même où il est intervenu devant le doge pour solliciter une audience pour l’envoyé savoyard, Gian Giacomo Pescina.
  • 3. Voir Notices biographiques : Juan Hurtado de Mendoza.
  • 4. Voir lettre 1613-01-29 à Groslot.
  • 5. Oubli du copiste.
  • 6. Les usages de la République de Venise interdisent tout contact avec les envoyés étrangers, même –ou surtout- pour les conseilliers du doge, toutefois Carleton tente de forcer la main à Sarpi soit qu’il lui suggère le nom de quelque savio disposé à transgresser la loi, soit qu’il se fasse le messager secret de ces informations.
  • 7. Lors de sa première ambassade (1604-1612) à Venise, Henry Wotton est accompagnié par Albert Morton (†1625), fils de son demi-frère, qu’il emploie comme secrétaire. En 1614, Morton est envoyé par le roi Jacques I à Turin mais il commet l’impair de mélanger du courrier destiné à l’ambassadeur savoyard, le général Filiberto Scaglia comte de Verrua, avec du courrier destiné au sénateur savoyard, Gian Giacomo Pescina, où il se targue de l’amitié de Paolo Sarpi et de l’implication du servite dans la négociation secrète.
  • 8. Cette erreur de Morton n’est pas restée sans conséquence puisque l’information d’un rapport de Sarpi avec les ambassadeurs étrangers est parvenue jusqu’à Rome qui, par l’intermédiaire de l’ambassadeur vénitien, s’en est plaint auprès de la République.
texte_alternatif
TypeCopie
Chiffrementpartiellement chiffrée
Signature

non signée

LieuVenise
Source

NA PRO, SP 99-16, f. 206r-207v.

Editions précédentes
  • G. e L. Cozzi, 1997, lettre XXI, p. 670-673.