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All’illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo.
Il signor ambasciator veneto appresso la Santità del sommo pontefice.
Roma1

Illustrissimo et eccellentissimo Signor colendissimo

Il successo nella causa del Martinelli, del quale Vostra Eccellenza mi richiede informatione particolare nella sua delli 12, è apunto di quei, che riferito con li particolari suoi, può mostrar costì, che se vorranno dar orechie alle sogiestioni di questi preti, haveranno sempre materia d’inquietar se stessi et gl’altri, mettendo bocca in quello di che non tocca loro parlare, perché in questo non vi è apparenza, benché minima, di raggione, sopra quale si possi formar indoglienza. Tadio Martinelli da Salò è huomo, che professa in Friuli di tuor fitanze de terreni, et far il fattore de diversi; per queste cause ha habitato in diversi luochi della provincia, secondo che erano più opportuni alli varij negotij, che trattava. Habitò anco un tempo in Trivignano, villa della giurisdittione patriarcale, che è del territorio della città di Aquilegia, avanzata insieme con 2 altre dall’occupatione de Austriaci; fu querelato al tribunal patriarcale d’haver usato false misure, et d’haver comercio con una donna libera. Fu da quel tribunale fatto pigliar in Udine senza licenza del luogotenente, et dopo esser tenuto prigione per molti mesi divenuto amalato fu relassato, et datali una casa, dove haveva le robbe sue, tra quali una quantità di formento, per prigione con sicurtà di 1000 ducati; egli guarito incominciò ad uscir di casa per li suoi negotij: osservarono li patriarcali un dì, che non era in casa, et lo fecero di nuovo prendere, et metter prigione, et sigillar il granaro sopradetto col sigillo patriarcale, comettendo a quei di casa sotto pene etc. di non muoverlo, né haver altri per padrone, che il patriarca, et citarono la sicurtà a pagar li 1000 ducati. Il Martinelli acciò non fosse la sicurtà molestata, et per liberar il suo formento fece presentar in cancelleria patriarcale 2 bacilli d’argento, quali il vicario patriarcale, sedendo pro tribunali, decretò che fossero venduti, et li fece vendere ad incanto giudiciale, et ne cavò 600 ducati, et li applicò alla sua corte a conto delli 1000, et poi fece la sententia diffinitiva contro il reo di bando de tutta la provincia del Friuli. Tadeo uscito di prigione ricorse al principe, fece indoglienza, che fosse contro di lui proceduto ad atti giudiciali fuori della giurisditione. L’eccellentissimo senato sino sotto il 28 maggio 1612 annullò tutti gl’atti esecutivi fatti in Udine, come da chi non haveva alcuna giurisditione in quel luoco, onde restarono annullate le capture, la segillatione, et sequestro del formento, l’incanto delli argenti, et chiamò il patriarca, et li significò, che egli non poteva fuori della giurisditione far atti coattivi, et però haveva annullato etc: che per castigo de delinquenti si contentava darli bracio, quando fosse occorso, ma non voleva che senza saputa delli rapresentanti, facesse atti coattivi fuori della giurisditione. Il patriarca lodò la deliberatione, dicesi formalmente, che mai se ne sarrebbe doluto. Doppo questo ad instanza del Martinelli più et più volte fu Sua Signoria richiesta a nome del principe, che in esecutione della deliberatione lodata da lui, restituisse li 600 ducati; né mai si poté venir a fine, onde restava la publica dignità derisa, et il suddito dannificato, se non fosse stato risoluto di far pagar al cancelliere, che ricevete li denari nell’incanto.
Ecco tutta la historia, narrata con ogni particolarità, acciò non resti cosa, che possi essere toccata, de quale Vostra Eccellenza non habbia piena informatione. Ma d’abondante voglio aggiongerli, che nella deliberatione sudetta del 1612 non furono annullati solo gli atti fatti in Udine contro il Martinelli, come fuori di giurisditione, ma ancora altri, fatti in Vinetia nell’istesso modo, tra quali fu, che essendo venuto Giusto Carga in Venetia, il patriarca fece in questa città una sententia di galera contro di lui, et la publicò in casa sua alla Giudecca2, et l’istesso dì lo mandò a pigliare, et per il suo cancellier li fece levar tutte le scritture, che haveva dalla casa dove era allogiato, et seben tutti questi altri furono annullati, et comandato al patriarca di restituir le scritture, mai è stato possibile, che il poverino le habbia potute havere, et essendo che glien’è stato parlato con varie scuse hora d’haverle mandate in Friuli, hora che erano confuse con altre, ha portato il tempo. Qui aspetto che apparenze saprano truovare per colorar queste esorbitanze, poiché non possono dire, che altri metta mano nella giurisditione del patriarca, ma che non possono truovar modo per ovviare, che egli non metta mano nell’altrui. Non credo mai, che se il noncio3 facesse una tal attione contro un suddito del pontefice in Venetia, vi fosse persona, che la deffendesse; et credo certo, che le cose non siano rapresentate costì con verità, onde venga tutto il male. Mi son lasciato trasportar alle pene in tanta longhezza: qui farò fine a materia così noiosa.
Di Germania et Paesi Bassi non vengono se non pronostici, che sarà guerra, et avisi di qualche preparationi, ma in altri tempi s’è veduto simil motivi, che per gratia divina sono svaniti.
Piacia alla Maestà sua inviar il tutto a sua gloria, la qual anco prego di donare a Vostra Eccellenza ogni prosperità et li bascio la mano.

Di Vinetia, il 24 genaro 1615
Di Vostra Eccellenza illustrissima

Devotissimo e obbligatisimo servitore
Fra Paulo di Venetia

  • 1. Au dos du pli, Contarini a noté : Del Frate di 24 di genaro 1615. Circa la causa del Martinelli, e come siano state annullate delle altre sentenze anco del patriarca, per essere fatte fuori della iurisdittione, come quella del Carga.
  • 2. Le patriarche Francesco Barbaro réside à Venise chez son frère, Antonio Barbaro, à la Giudecca.
  • 3. Le nonce apostolique à Venise, du 14 juin 1607 au 24 juillet 1618, est Berlingerio Gessi.
texte_alternatif
TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

Fra Paulo di Venetia

LieuVenise
Source

BNM, Ms. It. VII, 2097 (=6507), f. 34r-35v.

Editions précédentes
  • C. Castellani, 1892, lettre III, p. 7-8.