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All'illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo.
Il signor ambasciator veneto appresso la Santità del sommo pontefice.
Roma1

Illustrissimo et eccellentissimo Signor colendissimo

Di quello, che Vostra Eccellenza mi dimanda informatione, le darò piena et soda relatione; ella si valerà di quel che le farà di bisogno, et se l'haverò occupata in farli legere troppo longa historia, mi scuserà per haver giudicato io esser meglio abondare che tralasciar qualche parte, che potesse esser a proposito2. La Republica ha stipulato diversi patti con Ferraresi in diversi tempi dal 1190 sino al 1303. All'hora si fece la guerra, nella quale papa Clemente V pretese che, la essendo quella città decaduta alla Chiesa, la Republica che favoriva Francesco, figlio naturale dell'ultimo marchese, fosse con censure etc3. Doppo qualche fattioni si fece la pace nella quale, venendo in difficoltà se la città era tenuta ad osservar li patti con la Republica, il papa per una sua bolla data 27 novembre l'anno 7°, cioè 1312, deputò 3 prelati li quali vedessero tutte le conventioni et ascoltassero el ministro della Republica; et esaminato et discusso maturamente il tutto, per nome suo et con la sua auttorità confirmassero et in quanto fosse bisogno innovassero anco quelli patti che giudicassero giusti et che fossero con honor del papa et della Chiesa. Havendo li prelati esaminato il tutto et dato relatione al papa, egli per un'altra bolla sotto il 24 genar anno 8°, cioè 1313, alli medesmi prelati diede facoltà di concludere per suo nome, et essi per publica scrittura confirmarono li patti sotto il 16 febraro dell'istesso anno, registrandoli nell'istromento di parola in parola, uno dei quali dice formalmente : Quod permittent omnibus Venetis deferre et conducere Venetias totum suum terraticum et redditum suarum terrarum et possesionum, quas habent in Ferraria et eius districtu, tam ipsum redditum et terraticum, quam omnem alium eorum redditum blavarum, leguminum, vini et carnium vivarum et mortuarum etc. Il papa doppo questo fa un'altra bolla nella quale, inserendo l'istromento delli delegati con li inserti patti, li conferma con amplissime clausule sotto il dì 17 febraro dell'istesso anno, et quell'istesso giorno spedisce un'altra bolla deputando esecutori per far osservare li patti gl'abbati di Santa Giustina di Padoa4 et di San Giorgio di Vinetia con clausule amplissime.
Questo è un chiaro et evidente documento, che il patto di che Vostra Eccellenza ha bisogno di valersi non è fatto con duchi ma con la città, essendo sotto il papa, et da lui confermato non con parole generali, ma con certa sententia et dato da vedere. Et tutte le scritture sono qui autentiche. Ma del 1482 fu eccitata guerra tra la Serenissima Republica et il duca di Ferrara per causa della quale papa Sisto5 (seben egli haveva esortato già la Republica a muover le armi contro Ferrara) fece lega a diffesa di quella del 1483 con il re di Napoli, duca di Milano, Republica fiorentina et duca di Ferrara, la qual lega chiamò santissima6. Furono diverse fattioni tra l'esercito della lega et quello della Republica; ma essendo questo superiore, del 1484, 7 agosto, si fece la pace a Chiaveghi in bresciano, dove vi intervenero li procuratori di tutti li principi collegati et quei della Republica. Per il papa intervenne Giovan Francesco da Tollentino, conte di Valopia et capitano delle armi pontificie7. Nella qual pace un delli capitoli dice così formalmente: Che la illustrissima Signoria sia redintegrata et conservata in tutti li suoi privilegii, capitoli et giurisdittione et ogni altra conditione che ha in Ferrara etc., et contra parimente sia osservato al prefato illustrissimo duca per la prelibata illustrissima Signoria.
Vi è l'istrumento di procura che il papa fa al detto Giovan Francesco, sotto il 18 luglio 1484, di trattar la pace con la Signoria di Venetia et suoi procuratori, con le conditioni che esso et li altri procuratori della lega concorderanno, ancora che vi bisognasse mandato più speciale, et che bisognasse esprimerle di parola in parola, promettendo ratificare tutto quello che dal suo procurator sudetto sarà fatto. Et questa è l'ultima scrittura che sia fatta in materia di Ferrara con li pontifici. Credo che con questi doi documenti Vostra Eccellenza potrà pienamente far valere le raggioni publiche a favore del signor Marin Contarini, et che darà intiera sodisfattione alla eccettione fatta da sua santità, che la Chiesa non è ubligata a quello ch'avessero fatto li duchi di Ferrara, poi che il patto si vede fatto col papa medesmo.
Nel rimanente, non havendo rispetto che questa lettera sia longa, è forza aggiongere che il re della Gran Bretagna è stato a visitar l'Academia di Cantabrigia8, et ivi sono state tenute conclusioni in theologia, phisica, medicina et lege, et il re medesmo ha argomentato in theologia. È una gran cosa che ogn'un ama tanto far il mestier altrui, et abandonar il proprio9. So ben che Vostra Eccellenza non sarà mai in quel numero, gli bascio la mano, et prego Dio che gli doni ogni prosperità.
Di Vinetia, il 18 aprile 1615
Di Vostra Eccellenza illustrissima

Devotissimo servitore
Fra Paulo di Venetia

 

 

1. Au dos du pli, Simone *Contarini a noté : Del frate, dì 18 d'aprile 1615. Circa i patti della Republica co' Ferraresi in proposito della tratta del cavalier Marin Contarini
2. Dans cette lettre, Sarpi évoque le fondement historique et juridique du différent qui oppose Alvise Marino Contarini —cousin de Simone— à Rome quant à ses droits d'exporter à Venise les produits des terres qu'il possède dans le Ferrarais. Voir le consulto de Sarpi à ce propos, BNM, ms, It. VII, 1953 (= 9620).
3. A la mort d'Azzo VIII d'Este, le 31 janvier 1308, son fils naturel Fresco lui succède mais cette succession est contestée par Francesco d'Este, frère d'Azzo. Si le fils trouve l'appui de Venise, Francesco s'allie au pape Clément V qui est son suzerain. Parce qu'elle a envahi Ferrare avec l'intention de l'annexer, Venise est frappée d'interdit et la guerre de succession se solde par la défaite militaire de la République, le 28 août 1309, à Castel Tedaldo et par une sévère crise économique. L'interdit est levé sub conditione le 15 juillet 1311.
4. Dans son édition, Carlo Castellani surcorrige en San Giuseppe di Padova mais il semble oublier que le couvent Sainte-Justine-de-Padoue est un établissement renommé dont l'influence est puissante, ce qui justifie le mandat de médiation donné à son abbé aux côtés de celui du prestigieux couvent de Saint-Georges Majeur de Venise. Il existe bien à Padoue une église paroissiale Saint-Joseph mais ce n'est pas une abbaye.
5. Francesco della Rovere, pape Sixte IV de 1471 à 1484.
6. La guerre de Ferrare (1482-1484) ou guerre du sel car les salines de Comacchio sont le but de cet affrontement de deux alliances qui rangent en deux camps toutes les forces militaires italiennes. C'est la paix de Bagnolo (7 août 1484) qui y met un terme.
7. Ce condottiere au service du pape s'est illustré dans la conjuration des Pazzi, aux côtés de Frédéric de Montefeltro.
8. En mars 1615, lors de sa visite à Cambridge, le roi a assisté à une dispute académique entre John Preston du Queen's college et Matthew Wren du Pembroke college, sur la question de savoir si les chiens peuvent faire des syllogismes. John Nichols, Progresses of king James I … , p. 43-45.
9. Sarpi fustige une fois de plus la propension du roi anglais à s'occuper de théologie, au lieu de faire son métier de roi qui est de gouverner.
texte_alternatif
TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

Fra Paulo di Venetia

LieuVenise
Source

BNM, Ms. it. VII, 2097 (=6507), f. 54r-55v.

Editions précédentes
  • C. Castellani, 1892, lettre XIII, p. 25-27.