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All’illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo.
Il signor ambasciator veneto appresso la Santità del sommo pontefice.
Roma

Illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo

Si vede la necessità di levar quell’ombra, volendo proseguir nel negotio; et prudentemente Vostra Eccellenza non vuole far risolutione da sè. Ho consigliato che le sia data commissione, qual venga anco allo speciale: non so che deliberatione sarrà stata presa, che sopra questo ci doveva essere hoggi doppo il disnare. Questa longhezza di vacanza de ducato (seben è vacanza di quasi niente) però incomoda tutti li negotij1 ; et sarà difficile che si venga a presta ispedittione, essendo la divisione in doi parti solamente, che è la più difficile a riunire in tutte le occorrenze.
Delle cose di Francia il parlarne è cosa più da profetta che da huomo: quel che sia, par cosa non di momento et che hora, essendo li matrimonij fatti2, debbia accomodarsi con solo dar qualche sodisfattione alli malcontenti3. Nondimeno l’ardire della regina, confermato dalla prosperità delle cose potrebbe, sprezzandogli, far nascere qualche male. Quel che ci è di vero et certo li ministri ugonoti per tutto a piena bocca predicano nelle loro adunanze che quei matrimonij sono la vigilia della guerra con loro. Li grandi di loro sono armati ciascuno alle terre proprie: il principe di *Condé si ritruova al fiume Sena con 12 mila fanti et 3 mila cavalli; a fronte li sta il marescial Bois Doufin4, poco inferior di forze. È seguita certa fattione tra parte degl’eserciti, et ciascuna s’attribuisce il meglio, segno che non vi è cosa di momento; quel che più di tutto importa, il marchese *Spinola conduce la sua cavalleria nell’Artois et Mauricio la sua verso Liege5 ; onde ambidue s’accostano alla Francia, da che possono nascere ombre che tirino in consequenza corpi.
In Germania crescono li disgusti tra l’arciduca Massimiliano et il duca di Baviera: li giesuiti fanno ogn’opera per accomodarli, et se non fosse la loro sollecitudine qualche male sarrebbe seguito tra loro principi. In queste incertezze siamo.
Lodato Dio, che in Italia il tutto va bene, il qual prego che doni a Vostra Eccellenza ogni prosperità et le bascio la mano.
Di Vinetia, il 14 novembre 1615
Di Vostra Eccellenza illustrissima

Devotissimo servitore
Fra Paulo di Vinetia

  • 1. A la mort du doge Marcantonio Memmo, le 31 octobre 1615, les négociations sont âpres et discutées pour parvenir, le 2 décembre 1615, à l’élection de son successeur, Giovanni Bembo. Selon la loi, pendant la période de vacance du trône vénitien, toute décision politique ou administrative est suspendue.
  • 2. Les deux mariages franco-espagnols ont été célébrés la semaine précédente.
  • 3. Les Mécontents sont des princes (Vendôme, Mayenne, Retz, … ) conduits par Condé qui prennent les armes contre le jeune roi pour manifester leur opposition à la politique menée en faveur de Concini. Ils sont combattus par le marquis de Sablé, à la tête des armées royales. Le traité de Sainte-Menehould (15 mai 1615) puis la paix de Loudun (3 mai 1616) mettront un terme au différent.
  • 4. Urbain de Laval Bois-Dauphin (1557-1629), marquis de Sablé, est un homme de guerre français, d’abord rallié au parti de la Ligue puis à Henri IV qui le nomme conseiller d’Etat. Créé maréchal de France en 1598, il commande l’armée de Louis XIII contre les princes mécontents et assure la défense de Paris en août 1615.
  • 5. Les troupes espagnoles commandées par Ambrogio Spinola et celles des Provinces-Unies commandées par Maurice de Nassau se veulent chacune un soutien de leur camp dans les conflits français : l’Espagne prête à soutenir la régente et les réformés disposés à aider le camp des Mécontents qui comprend nombre de huguenots.
texte_alternatif
TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

Fra Paulo di Venetia

LieuVenise
Source

BNM, Ms. it. VII, 2097 (=6507), f. 96r-97v

Editions précédentes
  • C. Castellani, 1892, lettre XXXIV, p. 58-59