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All’illustrissimo et eccellentissimo signor colendissimo.
Il signor ambasciator veneto appresso la Santità del sommo pontefice.
Roma

Illustrissimo et eccellentissimo Signor colendissimo

Havendo veduto la deliberatione d’hoggi otto1, non l’ho truovata piena come desiderava, havendo racordato parole più particolari et che levassero l’ombra. Ma alcun teme di dar occasione de pretender troppo et altri non ha speranza dell’effetto: ambi doi pensieri troppo riservati, che non si può far mai bene con tante cautioni, per non dir salvatichezze. Vostra Eccellenza col rappresentare saprà usar muodo che facia l’effetto stando il tutto in quel che è giusto, cioè di compensare non in raggion di beni comuni, ma giurisdittionali; se si farà questo primo passo, Vostra Eccellenza haverà fatto un beneficio considerabile grandemente alla patria, con levar quella pietra di scandalo che ha datto et darrebbe all’avvenir innumerabil molestie.
In Francia doppo fatti li matrimonij2 quella corte si ritruova in estreme angustie et la regina, con tutto che si sforzi di mostrar core, non può dissimular la desperatione si ritruova in un angolo del regno con poca gente. Gli haveva promesso il duca di Pernon3 che Candalla4, suo figlio, harrebbe 10 mila fanti et non ne ha pur uno, con gravissima querella della regina verso il duca et del padre verso il figlio, qual si scuopre haver intelligenza col principe. Questo è passato la Loire et va verso la corte et dovonque passa cresce di gente a veduta5. Non si può haver aiuto da Spagna, perché le armi dello *Spinola non possono soccorrer se non passando per tutta la longhezza di Francia; et sarrebbe anco una pioggia finito l’incendio, oltre che le armi delli Stati non comportano che s’allontani tanto6. Né la diversione ha luoco, perché se volesse assaltar una piazza frontiera farrebbe il mal del re, non de’ suoi malcontenti. In somma le cose sono in tanta confusione che non può non succeder qualche mutatione.
Piacia a Dio che sia in bene, el qual prego che doni a Vostra Eccellenza ogni prosperità et li bascio la mano.
Di Vinetia, il 21 novembre 1615
Di Vostra Eccellenza illustrissima

Devotissimo servitore
Fra Paulo di Vinetia

  • 1. Le 14 novembre 1615, le sénat vénitien a fixé la nouvelle règle qui établit le rapport entre les deux autorités épiscopale et vénitienne: à l’évêque la jurisdiction inférieure et à Venise l’appel.
  • 2. Le double mariage franco-espagnol a été fait le 11 novembre 1615.
  • 3. Voir Notices biographiques : Jean-Louis Nogaret de la Valette, duc d’Épernon.
  • 4. Henri Nogaret de la Valette (1591-1639), comte de Candale, est fils aîné du duc d’Epernon et de Marguerite de Foix-Candale. Militaire, il a servi Richelieu dans les armées de Guyenne, de Picardie et d’Italie.
  • 5. Le prince de Condé est entré en région parisienne où il s’est emparé de nombreuses villes que l’armée royale, commandée par le marquis de Sablé, n’a aucun mal à reprendre sur les talons du prince: Château-Thierry, Châlons-sur-Marne, Sens, Gien, Jargeau, etc.
  • 6. Voir lettre 1615-11-14 à Contarini.
texte_alternatif
TypeAutographe
ScripteurPaolo Sarpi
Chiffrementnon chiffrée
Signature

Fra Paulo di Venetia

LieuVenise
Source

BNM, Ms. it. VII, 2097 (=6507), f. 98r-99v

Editions précédentes
  • C. Castellani, 1892, lettre XXXV, p. 60