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Al molto reverendo padre
il padre maestro Paulo
theologo della Signoria

Reverendissimo signor, padre mio colendissimo
Non ho havuto lettere di Vostra Signoria Reverendissima la posta passata et mi è parso molto strano; non mi vi doveva ella usare, perché troppo sono da stimare li suoi favori. Ho avuto il sindicato1, cioè la minuta di esso; né so se haverò errato a darglielo da vedere; tuttavia considerando che conveniva mostrarglielo poi, mi sono risoluto di darlo adesso per vedere il fine a questi dubij che ci andavano per mente; ci hanno trovato l'intoppo: ma come ella vederà dalle publiche, non le è bastato l'animo di saltarlo: io non credo, che faranno di meno di mettere anco nel loro, quello che contiene il nostro, dovendo mostrarlo, et a mio vedere, il punto potrebbe forse battere sull'ordine delle trattationi, ciò è di trattar per quella delle acque, per tralasciar poi, con qualche stratagema, quell'altra del Matazzo2, tuttavia dicono di no, et l'apparenza è bastevole.
Il Cattaneo3 è sagace, et il nostro è puntuale, vederemo chi saprà sostentar meglio la sua natura. Vostra Signoria Reverendissima non si scordi di raccordar il modo, che le accennai, perché quello senz'altro ci dà vinta la causa, et so quello che dico. Chi non dà, non riceve, né qui si accostuma altro, ma mi favorisca anco di dire, che se io havessi di dare, vorrei sapere tutto quello si fa qui, et si consiglia, se Vostra Signoria reverendissima stima ciò profitevole al servitio della Republica, et se può evitar che si faccia, mi favorisca singolarmente, et per non dar occasione, che se ne possa parlare, basteria dir nella parte, che si dia tanto al Vendramino a Milano4, per spendere in servitio publico, dovendo anco render conto. La Signoria Vostra Reverendissima sapendo quello che fa Iosanna, si stupirebbe ma è anco ben avvisato; se mi aviserà, le resterò obligatissimo: se bene ciò non è per mio utile, ma per servitio publico.
Le raccordo di favorirmi anco di qualche avviso buono, et stanco hormai di stancarla, le faccio humilissima riverenza.
Di Milano alli 31 di ottobre 1619
Di Vostra Signoria Reverendissima

Humilissimo servitore
Giacomo Vendramino

 

 

 

1. Le sindacato est le document remis aux négociateurs pour définir leurs marges de manœuvre dans la négociation. En l'occurence, cette lettre de Giacomo Vendramino doit être replacée dans la très laborieuse et longue négociation des frontières entre la République de Venise et le Milanais avec deux pierres d'achoppement : l'exploitation des eaux du fleuve Serio et la question de la route dello steccato, cette voie étroite qui relie Crema, enclavée dans le Milanais, au territoire de Bergame. C'est Antonio da Ponte (1564-1632), podestat et capitaine de Crema de février 1917 à 1620, qui rédige la proposition de pacification de la situation, présentée au sénat, à propos de cette strada dello steccato de Crema.
2. Matazzo est une localité que Sarpi, dans un de ses consulti du 22 novembre 1619 sur la question (ASV, Consultori in iure 13, f. 401r), situe entre Camisano (province de Crema) et Ferrabona.
3. Il s'agit du commissaire milanais qui négocie en face des Vénitiens.
4. Giacomo Vendramino est un secrétaire ducal qui a souvent assisté des ambassadeurs vénitiens : Angelo Badoer en France (celui-ci le loue abondamment dans sa relazione, 1603), le cardinal Giovanni *Dolfin auprès de l'empereur puis à Rome, Pietro *Duodo en France. En 1619, il est residente (un représentant qui n'a pas rang d'ambassadeur) de Venise à Milano. Par cette lettre, Vendramino tente de diriger la plume de Sarpi.
texte_alternatif
TypeAutographe
Chiffrementnon chiffrée
Signature

Giacomo Vendramino

Lieu

Milan

Source

ASV, Consultori in iure 13, f. 399r-400r.

Editions précédentes
  • Inédit